<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Abruzzoworld cultura</title> <atom:link href="http://cultura.abruzzoworld.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://cultura.abruzzoworld.com</link> <description></description> <lastBuildDate>Wed, 15 May 2013 13:44:16 +0000</lastBuildDate> <language>it-IT</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator> <item><title>I traduttori giapponesi di D&#8217;Annunzio</title><link>http://cultura.abruzzoworld.com/0025177_i-traduttori-giapponesi-di-dannunzio/</link> <comments>http://cultura.abruzzoworld.com/0025177_i-traduttori-giapponesi-di-dannunzio/#comments</comments> <pubDate>Wed, 15 May 2013 13:44:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Mario Nardicchia</dc:creator> <category><![CDATA[Letteratura]]></category> <category><![CDATA[Personaggi]]></category> <category><![CDATA[Gabriele D'Annunzio]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.abruzzoworld.com/?p=25177</guid> <description><![CDATA[D’Annunzio e il Sol Levante: Choko Ikuta, ‘nippovedente’ &#60; L’antica Roma non ebbe il poeta sublime, in altezza per cantare la sua gloria imperiale. Dante Alighieri non ebbe l’Impero solenne, meritevole ai suoi versi divini. Invece ora noi abbiamo davanti ai nostri occhi il miracolo di un’unione della gloria dell’antichità romana rinata in Italia con [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h2>D’Annunzio e il Sol Levante: Choko Ikuta, ‘nippovedente’</h2><p><a href="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/05/ikuta.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-25178" alt="I traduttori giapponesi di D'Annunzio" src="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/05/ikuta.jpg" width="373" height="238" /></a></p><blockquote><p>&lt; L’antica Roma non ebbe il poeta sublime, in altezza<br /> per cantare la sua gloria imperiale.<br /> Dante Alighieri non ebbe l’Impero solenne, meritevole<br /> ai suoi versi divini.<br /> Invece ora noi abbiamo davanti ai nostri occhi il miracolo<br /> di un’unione della gloria dell’antichità romana rinata in Italia<br /> con il divino vate D’Annunzio, ossia il nostro Dante Alighieri d’oggi?&gt;</p></blockquote><p>Tokyo, dicembre 1935 –“Omaggio a D’Annunzio” di Choko Ikuta dal Giappone</p><p align="JUSTIFY">La lirica qui in epigrafe –l’originale è in lingua giapponese- è stata rinvenuta nella villa dannunziana del Vittoriale di Gardone, all’interno della ‘Veranda dell’Apollino’ (una stanza piena di cimeli, detta così per la presenza di un calco di Apollo arcaico, nelle vicinanze della ‘Stanza del Lebbroso’ ove saranno esposte le spoglie del poeta il 1° marzo 1938) e fu inviata da uno dei traduttori delle opere in prosa del ‘vate’ –forse il più preparato in quanto anche lui scrittore e filosofo- per i lettori dell’ Impero del Sol Levante ove D’Annunzio maturo era ormai famoso: Choko Ikuta.(1882-1936), laureato all’Università di Tokyo, critico letterario e giornalista, traduttore di Nietzsche e di Dante. Dell’&lt;imaginifico&gt;, i lettori giapponesi mostravano di prediligere ‘Il Piacere’, ‘L’Innocente’, ‘Le Vergini delle Rocce’ e –soprattutto- “Il Trionfo della Morte” e Choko Ikuta ne fece addirittura cinque edizioni presso varie stamperie del proprio Paese.</p><p align="JUSTIFY">Prima della sua notorietà e dell’ influenza nel mondo culturale del Lontano Oriente, il Giappone era entrato nelle simpatie di Gabriele d’Annunzio ventenne, trasferito a Roma con la giovanissima moglie sposata il 28 luglio 1883, a seguito di una ‘fuitina’ -la contessina Maria Hardouin di Gallese dalla quale avrà tre figli: Mario, Gabrielino e Ugo Veniero-. In epoca umbertina, infatti, nei salotti della capitale ed in tutta Europa si diffondeva la moda del cosiddetto ‘giapponismo’: sete, ventagli e paraventi dipinti in stile ‘ukiyo-e’ (&lt;immagini del mondo fluttuante&gt;), porcellane ‘satzuma’ (&lt;pasta invetriata color avorio&gt;), kimono, draghi, geishe e samurai, piante e paesaggi esotici; un attraente ‘nip-panismo’ per artisti modernisti. E tale riversarsi in Occidente delle ‘giapponeserie’ fu conseguenza della fine di quell’ isolamento del Giappone dal resto del mondo che era stato perpetrato dagli ‘Shogun’ (&lt;Generali dell’Esercito&gt;) agli inizi del 1600 e che durò ben due secoli e mezzo, ovvero sino all’avvento dell’era cosiddetta ‘Meiji’ (&lt;Governo illuminato&gt;) inaugurata nel 1867 dall’Imperatore quindicenne Mutsuhito.</p><p align="JUSTIFY">Il nostro Gabriele addirittura riferisce al suo segretario-biografo-editore per trent’anni, Tom Antongini, di aver posseduto &lt;una piccola casa arredata in stile giapponese in riva all’Adriatico, che fu vuotata coscienziosamente fino all’ultima tazza di ‘satzuma’ dall’amante che aveva avuto l’impudenza di lasciarvi&gt;. Un pezzo però dovrebbe essersi salvato: quel bel piatto grande giapponese sul comò al primo piano della casa natale in Corso Manthonè a Pescara. La curiosità spinge il poeta ad interessarsi anche di letteratura di quel lontano Impero, come scrive un altro biografo suo contemporaneo, Mario Giannantonj, a proposito degli articoli apparsi, spesso con pseudonimi (cfr. precedente lavoro: “Shunsui Katsukawa, il nippovate”), sui giornali della capitale, ‘Capitan Fracassa’, ‘La Tribuna’, ‘Fanfulla della Domenica’: &lt;il giovane cronista si occupa delle esposizioni d’arte, dei concerti musicali, del monumento a Vittorio Emanuele II, della Messa da Requiem al Pantheon; recensisce libri francesi; si occupa dell’arte moderna e di ‘letteratura giapponese’&gt;.</p><p align="JUSTIFY">Nella maturità, dopo una movimentata vita piena zeppa di interessi, amori, sperperi, debiti, peripezie, vasta produzione letteraria, gesta eclatanti di patriottismo per cieli, mari e terra, il ‘vate’ intraprende la temeraria e rivoluzionaria impresa di Fiume iniziata la notte del 12 settembre 1919 e proseguita, con una innovativa forma di ‘poetocrazia’ denominata “Reggenza del Carnaro”, fino al Natale del 1920. Il ‘poeta-soldato’ pescarese, divenuto ‘Comandante’, attira a sé il fior fiore deil’Intellighentia artistico-letteraria internazionale dell’epoca; tra questi, molti scrittori giapponesi desiderosi di conoscerlo personalmente, di tradurre le sue opere, di averlo ospite nel loro lontano Impero. Uno di essi, Harukichi Shimoi conobbe D’Annunzio in trincea: insegnava il karatè ai soldati e lo seguì sino a Fiume. Il ‘vate’ così lo presenta con un avviso pubblico inedito che qui si riporta integralmente e che rivela la sua magnanimità d’animo di poeta e di soldato: &lt;Fiume, 1 febbraio 1920. “Fiumani, è giunto fra noi il grande poeta giapponese Haru Kici Scimoi fraterno amico mio e di Fiume. Egli fu corrispondente dei giornali di Tokio nell’ultima guerra e avrebbe dovuto essermi compagno nel raid aereo Roma-Tokio. Accoglietelo come un fratello perché tale egli è”. Il Comandante Gabriele d’Annunzio&gt;. Shimoi è stato docente di giapponese per un periodo alla Regia Università Orientale di Napoli (la stessa ove si formerà a metà anni ’60 del ‘900 chi scrive queste note) e divenne amico, più tardi, di Indro Montanelli il quale rivelò che Shimoi fu il ‘postino’ di D’Annunzio –il quale l’aveva soprannominato “Camerata Samurai”- ai tempi dell’assedio alla città irredenta da parte dei soldati-fratelli dell’esercito italiano al comando del generale Caviglia, per la corrispondenza personale con Mussolini che all’epoca era a Milano a dirigere il giornale “Il Popolo d’Italia”. I due se ne dicevano di tutti i colori; Gabriele a Benito: &lt;Si nu cafone!&gt;; rispondeva il futuro duce: &lt;E tu si nu pagliacce!&gt;.</p><p align="JUSTIFY">Intanto la notorietà del ‘Vate-Comandante’ s’accresce sempre più in Giappone. Quando il poeta sceglie una dimora sul lago di Garda, il ‘buen retiro’ della Villa del Vittoriale a Gardone, accorrono e sostano in attesa di essere ricevuti letterati nipponici come Toshio Kido che aveva già avuto una corrispondenza in italiano con D’Annunzio e si lamentava che le traduzioni dei romanzi del poeta pescarese in giapponese fossero sino ad allora riprese da versioni in francese o in inglese. E’ Kido che, nella primavera del 1936, ricevuto dall’architetto Maroni che sta sistemando la ex Villa Cargnacco, porta al ‘vate’ un messaggio di Choko Ikuda e un regalo per avergli consentito di tradurre in giapponese, direttamente dall’originale in italiano, quel capolavoro d’ispirazione nietzchiana del ‘superuomo’: “Il Trionfo della Morte”. Questo emblematico romanzo fu iniziato da D’Annunzio nel 1889, dopo aver dato alla luce “Il Piacere”, e sarà pubblicato nel 1894. Giorgio Aurispa, giovane personaggio principale dell’opera, è alla ricerca di un ‘senso’ alto e nobile da dare alla propria esistenza da contrapporre alla volgarità e alla banalità della vita dei comuni mortali. Prova con la musica, la mistica, la famiglia, l’amore sensuale per la bella Ippolita Sanzio… Invano. Contro il ‘mal di vivere’, il rimedio pare essere la brutale cecità totale, l’oscurità eterna, la morte. I due amanti salgono su di una rupe e precipitano togliendosi di mezzo, nonostante Ippolita abbia cercato di divincolarsi dall’amante durante il tragico volo. Giorgio e Ippolita, insomma, sono la rivisitazione della tragica storia di “Tristano e Isotta” messa in musica dal geniale, sconvolgente, ammirato Richard Wagner.</p><p align="JUSTIFY">La sorte ha voluto che il più eccelso traduttore de “Il Trionfo della Morte” in lingua giapponese, Choko Ikuta appunto, proprio mentre il connazionale Toshio Kido sopra menzionato era al Vittoriale da lui incaricato per consegnare a D’Annunzio la lirica qui riportata in premessa e un pacco con doni, morisse nella lontana sua patria all’età di 53 anni, divenuto cieco a seguito della contrazione della terribile malattia della lebbra. Queste coincidenze dovettero essere notate e particolarmente sentite dal ‘vate’: nella sua concezione della vita il ‘lebbroso’ –ovvero lui stesso- era un ‘divino’ eletto e toccato da Dio, tanto che la propria camera arredata con letto a forma di culla-bara allusiva della nascita-dipartita e con un quadro raffigurante San Francesco che abbraccia e guarisce un affetto da lebbra, l’aveva denominata, come già detto, “Stanza del Lebbroso”. E la cecità lui stesso l’aveva provata quando perdette l’occhio destro il 16 gennaio 1916 a seguito di un incidente aereo e fu costretto ad una convalescenza forzata a letto inventandosi una scrittura ‘a cartigli’ che sarà la prosa del “Notturno” (1921), aiutato dall’amorevole figlia Renata.</p><p align="JUSTIFY">Il Giappone, come si evince da queste brevi note, aveva dunque un posto di rilievo nella mente e nel cuore di Gabriele d’Annunzio il quale conosceva quella terra lontana anche perché s’era interessato all’opera evangelizzatrice sorretta dall’ innovativo metodo della ‘inculturazione’ del conterraneo gesuita teatino Padre Alessandro Valignano, della baronia di Cepagatti nel Castello Monumentale ‘’Turris Alex’ (oggi divenuto ristorante), primo occidentale ad entrare ed essere benevolmente accolto nell’Impero del Sol Levante alla fine del 1500, così come raccontato dai suoi successori seicentisti Daniello Bartoli di Ferrara e Paolo Segneri di Nettuno, nonché dal nipote abate Ferrante Valignani ne la “Vita del Padre Alessandro Valignani della Compagnia di Giesu”, Roma –Nella Stamperia di Gaetano Zenobi, MDCXCVIII, recentemente oggetto di ‘Ristampa anastatica’ a cura della Fondazione Carichieti. E i Giapponesi hanno amorevolmente ricambiato questo affetto del ‘vate’ per la loro cultura e la loro millenaria civiltà apprezzando la sua vasta produzione letteraria.</p><p align="JUSTIFY">E’ perciò più che appropriata la decisione del Presidente della Fondazione del Vittoriale degli Italiani, il dinamico ‘dannunziere maximo’ Giordano Bruno Guerri, di inserire nel programma sostanzioso degli eventi per le celebrazioni –per tutto il 2013- del 150° della nascita di Gabriele d’Annunzio, una tappa nel prossimo autunno in Giappone con un Convegno e l’allestimento di una Mostra all’Università di Tokyo. Un atto dovuto nel quale si possono accomunare due grandi nippo-abruzzesi: l’uno, padre Alessandro, che laggiù c’è andato, solcando gli Oceani a bordo di caravelle portoghesi e s’è ‘inculturato’ studiando lingua-usi-costumi e vestendo panni nipponici per meglio far accogliere il ‘sacro Verbo’; l’altro, don Gabriele, laggiù ci voleva andare, solcando i cieli a bordo di velivoli ‘Caproni’ e qui s’era ‘inculturato’ immerso nelle ‘giapponeserie’ per meglio capire per poi affinare e far conoscere la sua ‘ricercata parola’. Entrambi, ‘Verbo e parola’ sono oggi entrati a buon titolo in quella esotica affascinante ‘lingua agglutinante’ del millenario Impero del Sol</p><p align="JUSTIFY">Nella foto di apertura, da sinistra: Chocko Ikuta.(1882-1936), Harukichi Shimoi: “Camerata Samurai”</p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia: Tra le rue ascolane" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0023034_poesia-tra-le-rue-ascolane/" rel="bookmark">poesia: Tra le rue ascolane</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="I “Veggenti”: lettera di Gabriele d’Annunzio a Padre Pio" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0023026_i-veggenti-lettera-di-gabriele-dannunzio-a-padre-pio/" rel="bookmark">I “Veggenti”: lettera di Gabriele d’Annunzio a Padre Pio</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="I 150 anni dalla nascita di Gabriele d&#8217;Annunzio" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0023013_i-150-anni-dalla-nascita-di-gabriele-dannunzio/" rel="bookmark">I 150 anni dalla nascita di Gabriele d&#8217;Annunzio</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Il volto di Pasolini restituito" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0022787_il-volto-di-pasolini-restituito/" rel="bookmark">Il volto di Pasolini restituito</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="libri: &#8220;L&#8217;altra Italia&#8221; di Goffredo Palmerini" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0022659_libri-laltra-italia-di-goffredo-palmerini/" rel="bookmark">libri: &#8220;L&#8217;altra Italia&#8221; di Goffredo Palmerini</a></li></ul></div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.abruzzoworld.com/0025177_i-traduttori-giapponesi-di-dannunzio/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Aquila: 4 anni dal sisma. Auguriamoci non diventi la Pompei del III millennio</title><link>http://cultura.abruzzoworld.com/0025153_laquila-4-anni-dal-sisma-auguriamoci-non-diventi-la-pompei-del-iii-millennio/</link> <comments>http://cultura.abruzzoworld.com/0025153_laquila-4-anni-dal-sisma-auguriamoci-non-diventi-la-pompei-del-iii-millennio/#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 May 2013 15:11:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Nando Giammarini</dc:creator> <category><![CDATA[Terremoto]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.abruzzoworld.com/?p=25153</guid> <description><![CDATA[Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando, subito a ridosso del maledetto 6 aprile 2009, l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi prometteva alla nostra gente mari e monti arrivando ad ipotizzare la totale ricostruzione dell’Aquila in 4 anni. Di fatta stava solo portando avanti il suo progetto delle new town iniziando dai [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-25154" alt="LAquilaTRai155" src="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/05/LAquilaTRai155.jpg" width="600" height="400" /></p><p>Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando, subito a ridosso del maledetto 6 aprile 2009, l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi prometteva alla nostra gente mari e monti arrivando ad ipotizzare la totale ricostruzione dell’Aquila in 4 anni. Di fatta stava solo portando avanti il suo progetto delle new town iniziando dai quei famelici imprenditori che se la ridevano al caldo delle loro case mentre la gente moriva sotto le macerie. A seguire tutta una serie di scandali che interessarono perfino la pulizia dei bagni chimici, montati nei pressi delle tendopoli, per cui tre persone sono state rinviate ieri l’altro a giudizio. Quattro anni di dolore infinito e di sofferenza, quattro anni di abbandono e solitudine, quattro anni che raccontano sogni e speranze di 309 persone messe a tacere per sempre. La bestiale furia nera in 20 secondi ridusse la bella città d’arte e di splendore ad un cumolo di macerie spazzando via tutto senza pietà neanche davanti a coloro che, in grembo materno, stavano per affacciarsi alla vita. A fronte di questo stato di abbandono totale anche la memoria stenta a ritrovarsi. Mi tornano in mente le parole di Foscolo nei Sepolcri….” Anche la speme ultima dea fugge i sepolcri ed alla gente spiega di che lacrime grondi , e di che sangue”. L’aquila del momento è lacrime e sangue, tristezza infinita, stralci di vita portati via dal vento insieme alla polvere delle macerie che avverti sempre in gola. Recentemente si è svolta in città una visita di storici dell’arte, sensibili alla ricostruzione dell’ Aquila duramente colpita nella sua identità storico-culturale, per toccare con mano la dura realtà a quattro anni dal sisma. Sono arrivati in tanti &#8211; guidati da Tommaso Montanari prof. associato alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università Federico II di Napoli &#8211; e sono rimasti letteralmente sconvolti da un simile stato di distruzione e di abbandono; l’Aquila rischia di divenire, davvero, la Pompei del terzo millennio. Si è poi tenuto un convegno nella chiesa di S. Giuseppe artigiano dove il Prof. Montanari ha pubblicamente dichiarato: “ E’ stato un vero choc vedere una città gravemente danneggiata di cui nessuno si prende cura… quando l’ho vista per la prima volta ho pensato che nessun racconto nessuna foto poteva spiegare”. Presente anche il ministro dei beni culturali dell’attuale Governo , Massimo Bray,che in mattinata tra cantieri, case immobili nella loro distruzione e puntellamenti senza fine si è limitato a dire:” Sto cercando di capire per farmi un’idea”. Al termine gli storici hanno stilato un documento comune riassunto in pochi punti in cui hanno parlato dell’Aquila come una tragedia italiana e non un problema locale. La prima urgenza della politica culturale nazionale deve essere il restauro del Centro Monumentale quale unico e indivisibile bene culturale da proteggere. L’Aquila &#8211; questo lo diciamo e lo scriviamo da sempre, ma sembra i politici facciano orecchie da mercante &#8211; deve risorgere com’era e dov’era si abbandoni qualsiasi progetto in una sorta di Aquiland e che il restauro venga progressivamente accompagnato dal rientro dei cittadini. Gli studenti dell’università partenopea, anche loro in città, al termine della visita nella zona rossa hanno esposto, in segno di solidarietà con i nostri concittadini, un cartello con la scritta:” Non C’è più tempo per aspettare domani”. Intanto sul fronte politico locale arriva una clamorosa protesta del Sindaco, Massino Cialente, con la riconsegna della fascia tricolore al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano la rimozione delle bandiere italiane da ogni sede comunale. In una successiva conferenza stampa dell’intera Giunta Municipale l’On. Cialente &#8211; minacciando le dimissioni, se entro quindici giorni non arrivano i fondi più volti promessi &#8211; si è scagliato contro il Prefetto ed il Questore, espressione dello Stato nel territorio e successivamente alle più alte cariche Istituzionali dicendo polemicamente:” Vengano Napolitano, Letta ed i Sottosegretari a parlare con la gente esasperata, noi non ce la facciamo più”. Egli ha inoltre comunicato alla stampa un tentativo di aggressione da parte di cittadini. Non resta che augurarci che i palazzi della politica romana recepiscano il grido di dolore del Sindaco , arrivino i promessi finanziamenti e parta, la vera e propria ricostruzione. Se cosi non fosse ci troveremmo in una difficile situazione di due pesi e due misure, figli e figliastri, visto che all’Emilia Romagna interessata dal terremoto del 2012 sono stati concessi Finanziamenti dalla cassa depositi e prestiti. Gli stessi all’Aquila sono stati negati.</p><p>&nbsp;</p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia: &#8220;Ji fiji semo&#8221; di Cristina Spennati" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0022452_poesia-ji-fiji-semo-di-cristina-spennati/" rel="bookmark">poesia: &#8220;Ji fiji semo&#8221; di Cristina Spennati</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Rumiz: la febbre dei luoghi abbandonati" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0022356_rumiz-la-febbre-dei-luoghi-abbandonati/" rel="bookmark">Rumiz: la febbre dei luoghi abbandonati</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Cristina Spennati: una poesia d&#8217;amore scritta per la mia città, L&#8217;Aquila" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0022351_una-poesia-damore-scritta-per-la-mia-citta-laquila/" rel="bookmark">Cristina Spennati: una poesia d&#8217;amore scritta per la mia città, L&#8217;Aquila</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia: &#8220;32 secondi maledetti&#8221; di Cristina Spennati" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0022281_poesia-32-secondi-maledetti-di-cristina-spennati/" rel="bookmark">poesia: &#8220;32 secondi maledetti&#8221; di Cristina Spennati</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia: &#8220;Un mucchio di macerie&#8221; di Cristina Spennati" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0022253_poesia-un-mucchio-di-macerie-di-cristina-spennati/" rel="bookmark">poesia: &#8220;Un mucchio di macerie&#8221; di Cristina Spennati</a></li></ul></div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.abruzzoworld.com/0025153_laquila-4-anni-dal-sisma-auguriamoci-non-diventi-la-pompei-del-iii-millennio/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Ergilia Di Teodoro: rivisitazioni storiche in chiave espressionistica</title><link>http://cultura.abruzzoworld.com/0025149_ergilia-di-teodoro-rivisitazioni-storiche-in-chiave-espressionistica/</link> <comments>http://cultura.abruzzoworld.com/0025149_ergilia-di-teodoro-rivisitazioni-storiche-in-chiave-espressionistica/#comments</comments> <pubDate>Thu, 02 May 2013 15:13:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Strozzieri</dc:creator> <category><![CDATA[Arte]]></category> <category><![CDATA[arte contemporanea]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.abruzzoworld.com/?p=25149</guid> <description><![CDATA[E’ certamente una delle voci più originali e sorprendenti della pittura abruzzese del nuovo millennio: stiamo parlando dell’artista Ergilia Di Teodoro, in arte Edit, che ho avuto modo di apprezzare fin dagli esordi, quando praticava il filone oggi molto in voga dell’arte digitale, ovvero la computer art. Grazie ai suoi studi universitari (è laureata brillantemente [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/05/spring-2013-alra-risoluzione.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-25150" alt="spring 2013 alra risoluzione" src="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/05/spring-2013-alra-risoluzione.jpg" width="600" height="359" /></a></p><p>E’ certamente una delle voci più originali e sorprendenti della pittura abruzzese del nuovo millennio: stiamo parlando dell’artista Ergilia Di Teodoro, in arte Edit, che ho avuto modo di apprezzare fin dagli esordi, quando praticava il filone oggi molto in voga dell’arte digitale, ovvero la computer art.</p><p>Grazie ai suoi studi universitari (è laureata brillantemente in architettura), è riuscita, fin da quella interessante esperienza artistica, ad estrinsecare una salda struttura dello spazio ed un encomiabile prospetto culturale che spazia dall’arte greca a quella rinascimentale, per non parlare poi della profondissima conoscenza delle avanguardie storiche che recentemente ha preso a rivisitare con grande entusiasmo cromatico di indubbia perizia calligrafica.</p><p>Al suddetto periodo dell’arte digitale, in questi ultimi tempi ha fatto seguito una pittura di pennello sotto la spinta di moti creativi derivanti appunto dalle molteplici e recondite fecondità culturali a cui si faceva cenno. Questo suo recente excursus va indubbiamente collocato nell’ambito dell’espressionismo mitteleuropeo, con particolare riferimento allo storico Gruppo Cobra, così chiamato dalle tre città (Copenaghen, Bruxelles, Amsterdam) che videro la stimolante esperienza di numerosi pittori. Però in Ergilia c’è anche la solarità espressiva e la letizia cromatica propria della cultura mediterranea, per cui coinvolgente è anche l’afflato dei valori di riferimento umanistici ed esistenziali.</p><p>In particolare le sue opere policromatiche attestano un’impronta ottimistica, ma nel contempo si rivelano gravide di intrinseche significazioni filosofiche dovute ad uno scandaglio introspettivo di chiaro riferimento autobiografico.</p><p>Nei suoi dipinti conta molto la gestualità a volte immediata e sorgiva, sempre comunque mirata alla ricerca dell’armonia delle composizioni. Il gesto svelto, talora sbrigativo tipico dell’agire di una transavanguardia a lungo meditata è vivacizzato da un’impaginatura formale assai rigorosa, che avvince e affascina il fruitore gratificato da sempre nuovi orizzonti.</p><p>Mi sia concessa una digressione di ordine teologico. Sappiamo essere sette i vizi capitali. Ebbene Ergilia Di Teodoro è in preda a tre di essi, allorché realizza gli stupendi e fantasmagorici suoi dipinti con i quali rivisita grandi capolavori entrati nel sentire comune, come la Nike di Samotracia, la Venere di Milo, le tavole stupende di Klimt. I tre vizi, che però in lei assumono la veste di altrettanti pregi sono la superbia, la lussuria e l’ira. Superbi sono i suoi colori nell’intendimento di ricercare la piacevolezza visiva e la decorazione bizantina, superbi gli scatti di un agire fortemente corrosivo dell’inerzia o dell’accidia. Superbo è il mistero delle coincidenze delle diverse e variopinte tessere che connotano il mosaico. Quanto alla lussuria, ovvero alla componente erotica sottintesa, ma non troppo, nei suoi dipinti, c’è da giurare è frutto di una eloquente vigoria giovanile secondo modalità già codificate da Freud: questa a mi avviso la chiave della vera comunicazione del messaggio artistico di Edit che riesce a stimolare la coscienza dei valori sensoriali, portati alle estreme conseguenze. Nella stessa sintesi dell’intreccio di consonanze e dissonanze cromatiche è dato riscontrare questa prospettiva erotica sommamente apprezzabile non rientrando solo nella pura ed esclusiva visibilità. Poiché va detto che le opere di Ergilia si lasciano apprezzare anche sotto l’aspetto materico, sì da indurre il fruitore ad una lettura tattile e quindi emulativa di un approccio amoroso. Da ultimo io parlerei di ira nelle corde del suo fare pittura, che smuove la mano ed il pennello verso una ricerca di inattesi esiti, sublimando la gestualità con pulsioni inaspettate ed imprevisti coinvolgimenti interiori.</p><p>In definitiva l’incanto nella pittura di Ergilia è dovuta a diversi fattori: innanzitutto il colore narra di una raffinata capacità evocativa mentre le costanti prospettive culturali di riferimento che sa interpretare in chiave moderna, diventano preziosa lezione sia estetica che contenutistica; c’è poi il grafismo lineare talora allusivo dell’esperienza cubista che diviene in lei spiccata necessità allusiva e di narrazione. Infine, come non evidenziare un fare teatrale dei personaggi coinvolti nelle varie scene raffigurate, spesso dotati di plasticità e ancor più spesso di lussureggiante materismo in grado di captare la luce e riverberarla sull’osservatore?</p><p>La pittura di Edit è l’attuazione perfetta del Tattilismo marinettiano, momento storico del Futurismo a cui la critica non ha dato molto risalto.</p><p>&nbsp;</p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Claudio Mario Feruglio: la pittura dei silenzi" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0022999_claudio-mario-feruglio-la-pittura-dei-silenzi/" rel="bookmark">Claudio Mario Feruglio: la pittura dei silenzi</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Roseto. 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[...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-25141" alt="agri-metric-008" src="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/04/agri-metric-008-600x400.jpg" width="600" height="400" /></p><p>ARTE NEI COLORI</p><p>&nbsp;</p><p>Movimentati colori</p><p>spaziano d’intorno.</p><p>&nbsp;</p><p>Son fantasia serena</p><p>tra suggestive tinte.</p><p>&nbsp;</p><p>Emanano bellezza</p><p>con gustose forme.</p><p>&nbsp;</p><p>Esprimono l’infinito</p><p>tra cerchi in divenire.</p><p>&nbsp;</p><p>Son velate memorie</p><p>in figure equilibrate.</p><p>&nbsp;</p><p>Descrivono concetti</p><p>con armoniosi segni.</p><p>&nbsp;</p><p>Son lampi da poeta</p><p>e canto all’universo.</p><p>&nbsp;</p><p>Fanno immaginare</p><p>quel dito creatore.</p><p>&nbsp;</p><p>Sono lode al lavoro</p><p>fatica d’ogni giorno.</p><p>&nbsp;</p><p>20 aprile 2013</p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Due poesie sulla Shoah" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0023245_due-poesie-sulla-shoah/" rel="bookmark">Due poesie sulla Shoah</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia: Giove e Luna riverenti" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0023234_poesia-giove-e-luna-riverenti/" rel="bookmark">poesia: Giove e Luna riverenti</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Poesia. 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Cavour era stato Ministro dell’Agricoltura e poi della Marina nel Regno di Sardegna e, in questa ultima veste, gestì la flotta regia ereditata dal Granducato di Toscana;  in particolare, ebbe l’intuito di avviare l’utilizzo della pirovedetta tre alberi di 1° rango ad elica: “Magenta”, per propagandare la nuova ‘Italia’ nel Mediterraneo, nelle Americhe, sin nel lontano Oriente.</p><p>La ‘Magenta’ fu inviata in missione dai successori del ‘tessitore’ e giunse nel porto di Yokohama, in Giappone, il 4 luglio 1866: a bordo c’erano 308 membri d’equipaggio ed alcuni politici, tra i quali il Senatore zoologo Filippo de Filippi che nella città di Yeddo (o Edo, oggi Tokio) firmò un ‘Trattato economico e di amicizia’ con le autorità nipponiche e così, dall’anno 1867, iniziarono ufficialmente le relazioni diplomatiche tra il millenario Impero del Sol Levante e il giovanissimo Regno d’Italia. Il Giappone usciva, in tal modo, da un isolamento iniziato nel 1600 dagli ‘shogun’ (titolo ereditario di ‘Generale dell’Esercito’) della famiglia Tomugawa ed entrava, dopo due secoli e mezzo, nell’era moderna detta ‘Meiji’ con l’imperatore quindicenne Mutsuhito.</p><p>A seguito di questa apertura, dopo gli USA, la Francia e l’Inghilterra, ben presto anche  l’Italia fu invasa dalla moda del ‘giapponismo’ e dell’oggettistica nipponica: sete, paraventi, ventagli dipinti tenuamente con paesaggi bucolici brulicanti di fiori, piante esotiche, uccelli, draghi, gheishe in kimono, samurai, spesso con sullo sfondo le bianche cime della sacra montagna del Fusijama. Sono le famose decorazioni “ukiyo-e” (‘immagini del mondo fluttuante’). E ceramiche ‘Satzuma’, ovvero piatti di pasta invetriata color avorio, servizi da thè con zuccheriera, tazzine e piattini decorati a smalto dorato con sul fondo una testa muliebre da mirare in trasparenza e che tutt’oggi sono in bella mostra nelle vecchie credenze della nonna nelle nostre antiche dimore…</p><p>Quando Gabriele d’Annunzio si trasferì a Roma per studi presso la Facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza (non si laureerà mai), conobbe la giovane contessina Maria Hardouin di Gallese, la sposò il 28 luglio 1883, mise su famiglia (avranno tre figli: Mario, Gabriellino e Ugo Veniero) e, per sbarcare il lunario, si fece cronista nei giornali “Fanfulla della domenica”, “Capitan Fracassa”, “La Tribuna” ove pubblicò novelle, articoli mondani su mostre, esposizioni, eventi. Usava pseudonimi più disparati: Nunzio Gabrielli, Il Duca Minimo, Vere de Vere, Il Barone Cicogna, Mario de’ Fiori, Shunsui-Katsukawa…: questi ultimi due, pittori –Mario de’ Fiori(al quale è intitolato l’Istituto Statale d’Arte di Penne), già pseudonimo del seicentista Mario Nuzzi, autore di bellissime opere di natura morta; e Shunsui-Katsukawa , pittore e incisore nipponico attivo nella seconda metà del ‘700.</p><p>E’ il 22 giugno 1884: ‘Capitan Fracassa’ pubblica una simpatica novella a sua firma: “Mandarina”, un breve trattato di ‘giapponismo’ imperante non solo a Roma ma in tutto il Vecchio Continente, che investe, ammalia, contagia e contamina personalità della letteratura, della pittura e delle arti plastiche in genere, della musica. Il ‘vate’ ne è travolto, tanto che poco prima, su “La Tribuna”, aveva scritto un articolo sugli oggetti in vendita di questa nuova moda firmandosi con lo pseudonimo del ricordato pittore-incisore giapponese. Riporta Mario Giannantoni ne “La vita di Gabriele d’Annunzio” -1932-, che il giovane cronista &lt;si occupa delle esposizioni d’Arte, dei concerti musicali, della Messa di Requiem al Pantheon, del Monumento a Vittorio Emanuele II; recensisce libri francesi; si occupa dell’arte moderna, e di ‘letteratura giapponese’&gt;.</p><p>A distanza di tempo, Tom Antongini –suo biografo, editore e segretario per trent’anni-  scrive ne la “Vita segreta di Gabriele d’Annunzio” -1938- nel capitolo ‘Le dimore del poeta’: &lt;Nella vita di D’Annunzio tre furono le case saccheggiate. La prima, una piccola casa arredata in ‘stile giapponese’ che il Poeta possedette in riva all’Adriatico, e che fu vuotata coscienziosamente fino all’ultima tazza di Satzuma, dall’amante che egli partendo aveva avuto l’imprudenza di lasciarvi&gt;. Quale era questa casa? Forse un pezzo che s’è salvato è il grande e bel piatto giapponese (qui raffigurato) sul comò al primo piano della casa natale a Pescara in Corso Manthonè. Anche nella Villa del Vittoriale a Gardone ci sono cimeli del Sol Levante: tre maschere lignee del teatro giapponese del XVIII° secolo. Pure Van Gogh aveva abbellita la sua camera da letto nella casa belga di Anversa con decorazioni ‘ukiyo-e’. Trasferitosi a Parigi, comprava a buon mercato a Montmartre, nel 1886, ‘giapponeserie’ nel negozio di Siegfried Bing: gli serviranno per dipingere lo sfondo del ‘Ritratto di père Tanguy’.</p><p>E Francesco Paolo Michetti non fu da meno; saputo della Cattedra vacante di Pittura all’Accademia di Tokio, nel settembre 1878 si reca dal Re Umberto I di Savoia perché interceda per la sua nomina a ricoprire l’incarico in Giappone. Il Monarca non vuole perdere un grande artista in Italia e lo licenzia così: &lt;Il vostro posto è qui&gt;. Nel 1895, quando l’artista dipingerà “La Figlia di Iorio”, sarà sicuramente influenzato, per quel chiarore della Maiella madre innevata sullo sfondo, dal bianco della cima del Fusijama nei dipinti ‘ukiyo-e’. In campo musicale l’influenza del ‘giapponismo’ si può riassumere nel capolavoro di Giacomo Puccini: ‘Madama Butterfly’.</p><p><a name="_GoBack"></a>Dalla novella citata, preludio al romanzo didattico-filosofico “Il Piacere”(pubblicato nel 1889), si apprende che a Roma, una certa signora Beretta gestiva un negozio di ‘giapponeserie’ e forniva a Mandarina, nomignolo della marchesa Aurora Canale, vedova, &lt;broccati di Kiyoto, ventagli di Yokohama&gt;, e che la nobildonna romana offriva thè, per le cinque del pomeriggio, ogni sabato &lt;nella sala rettangolare ove convenivano le gentildonne più belle, più giovini, più vivaci dell’aristocrazia tiberina, e insieme i più nitidi gentiluomini&gt;. Mandarina è letteralmente invaghita del ‘giapponismo’ e del &lt;cavalier Sakoumi, terzo segretario nella Ambasciata&gt;  del Giappone a Roma &lt;un buddhista inclinato alla pinguedine.</p><p>Il colorito giallognolo della razza mongolica; le labbra grosse; li occhi oblunghi&gt;. La ‘gheisha’ marchesa, con la sua &lt;ardente aspirazione –nella solitudine vedovile- all’idillio giapponese&gt;, s’inculturava sempre più in quell’esotico mondo estremorientale : indossava &lt;roba verdemare cosparsa di fiori di ciliegio&gt;, aveva per sfondo &lt;un paravento dove su una tinta aurea di frumento volavano due grandi gru&gt;. Il ‘vate’ conosce bene l’immedesimazione in ‘culture altre’, l’ha appreso dagli scritti dei gesuiti Daniello Bartoli e Paolo Segneri che raccontano del conterraneo teatino Padre Alessandro Valignano, primo occidentale ad entrare nell’Impero del Sol Levante alla fine del ‘500, proprio grazie al suo rivoluzionario metodo d’evangelizzazione imperniato, appunto, sulla ‘inculturazione’: ne dà prova qui, per tutt’altri fini, in “Mandarina” e ne “Il Piacere”. Ed è questo entrare nella ‘cultura altrui’ che spiega la sfrontata frase finale della novella pronunciata dal goffo Sakoumi, in francese, che ha disorientato sinora la critica letteraria: &lt;Je voudrais bien coucher avec vous, Madame!&gt;. L’ardito invito ex abrupto del sornione terzo Segretario d’Ambasciata rivolto alla marchesa rivela l’aspirazione ad ‘inculturarsi’, anche lui, nei costumi d’Occidente, alla maniera del suo creatore letterario, il ‘vate’, che con una frase artisticamente sussurrata sapeva attirare nelle alcove le più gelide e riottose amanti.</p><p><em>foto di apertura: Piatto giapponese nella casa natale di G.d’Annunzio</em></p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Padre Pio e il miracolo a Buccieri di Cepagatti" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0014990_padre-pio-e-il-miracolo-a-buccieri-di-cepagatti/" rel="bookmark">Padre Pio e il miracolo a Buccieri di Cepagatti</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Petronilla dei Marsi, una vita romanzesca e un’arte poetica celebrate a Roma" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0011752_petronilla-dei-marsi-una-vita-romanzesca-e-un-arte-poetica-celebrate-a-roma/" rel="bookmark">Petronilla dei Marsi, una vita romanzesca e un’arte poetica celebrate a Roma</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Petronilla, poetessa dei Marsi: una mostra e un oratorio per un’eroina del 1600" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0011723_petronilla-poetessa-dei-marsi-una-mostra-e-un-oratorio-per-un-eroina-del-1600/" rel="bookmark">Petronilla, poetessa dei Marsi: una mostra e un oratorio per un’eroina del 1600</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="8 marzo con l’abruzzese Petronilla, donna simbolo dal 1600" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0011213_8-marzo-con-l%e2%80%99abruzzese-petronilla-donna-simbolo-dal-1600/" rel="bookmark">8 marzo con l’abruzzese Petronilla, donna simbolo dal 1600</a></li></ul></div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.abruzzoworld.com/0025137_shunsui-katsukawa-il-nippovate/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Amedeo Pomilio: un pescarese in Argentina</title><link>http://cultura.abruzzoworld.com/0025134_amedeo-pomilio-un-pescarese-in-argentina/</link> <comments>http://cultura.abruzzoworld.com/0025134_amedeo-pomilio-un-pescarese-in-argentina/#comments</comments> <pubDate>Tue, 23 Apr 2013 14:10:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Mario Nardicchia</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.abruzzoworld.com/?p=25134</guid> <description><![CDATA[Amedeo Pomilio in Argentina Si ripuliscono -oggi- le soffitte, le cantine, gli scantinati: parte della nostra storia va in discarica, perduta per sempre. Qualcosa però riesce a salvarsi, grazie alla curiosità e alla passione bibliofila di qualcuno… Avere tra le mani vecchi giornali, pubblicazioni del passato, oggetti cari in uso nelle nostre case soppiantati in [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h2>Amedeo Pomilio in Argentina</h2><p>Si ripuliscono -oggi- le soffitte, le cantine, gli scantinati: parte della nostra storia va in discarica, perduta per sempre. Qualcosa però riesce a salvarsi, grazie alla curiosità e alla passione bibliofila di qualcuno… Avere tra le mani vecchi giornali, pubblicazioni del passato, oggetti cari in uso nelle nostre case soppiantati in epoca moderna dalla plastica, da materiali sintetici, dalla tecnologia informatica, e custodirli al fine di rivisitarli, è comunque un esercizio di civiltà, di buon gusto, di rispetto del passato.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-25135" alt="Amedeo Pomilio: un pescarese in Argentina" src="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/04/aurum.jpg" width="600" height="594" /></p><p>Prendiamo un vecchio giornale, “Il Momento – Giornale del Popolo” fondato nell’immediato ultimo dopoguerra del secolo scorso dal giornalista toscano già direttore de “Il Messaggero” –poi senatore PCI- Tomaso Smith (Bagni di Lucca 15 giugno 1866 – Roma 27 maggio 1966) [che riprese un’antica testata cattolica di Torino del 1903, cessata nel 1929] insieme a “Momento Sera” e, quindi, a “Il Paese” (1948) e “Paese Sera” (1949): numero di Mercoledì 14 aprile 1948, quattro giorni prima dell’importante tornata elettorale per le prime Politiche all’indomani dell’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana, pag. 2 –Cronaca dell’Abruzzo Molise-, un corsivo a firma Ettore Stella, dal titolo emblematico: &lt;Un Pescarese narra… Le vere possibilità di un’emigrazione in Argentina&gt;. A narrare queste possibilità è nientemeno che Amedeo Pomilio &lt;il geniale creatore dell’Aurum&gt; -dice l’articolista, ovvero del celebre liquore nato nel 1926, il cui nome venne suggerito da Gabriele d’Annunzio e prodotto a partire dagli anni trenta nello stabilimento ad anfiteatro dentro la pineta dannunziana, opera dell’architetto modernista toscano Giovanni Michelucci- &lt;partito cinque mesi fa per l’Argentina, evidentemente con un programma: osservare, studiare per sé e per gli altri&gt;.</p><p>Sì, perché don Amedeo, l’Ingegnere, è il primo presidente dell’Associazione Industriali d’Abruzzo, e in tale veste sente la responsabilità di allargare l’influenza dei prodotti nostrani nei mercati oltre i confini nazionali, addirittura oltre Oceano. Ricorda Raffaele Laporta, suo amico, che Amedeo Pomilio fondò nel 1946 l’Unione delle Genti d’Abruzzo, il cui Statuto costituisce &lt;una specie di atto di fede nella Regione, fondato sulle sue tradizioni, sulla sua storia, ma soprattutto sulla valutazione delle sue potenzialità ancora quasi tutte inesplorate&gt;. E il compianto sommo pedagogista pescarese ‘maestro’ di noi tutti ‘operatori scolastici’ dell’ultimo periodo del secolo passato e degli inizi dell’attuale, ricorda le precise e sacrosante parole di don Amedeo: &lt;L’Abruzzo può divenire migliore di quello che è, a condizione di concepire il domani non come uguale all’oggi, ma come nascente dall’oggi, e quindi migliore&gt;.</p><p>Di ritorno dall’Argentina, don Amedeo &lt;riunisce gli Industriali pescaresi e gli amici nel Salone della Prefettura, presenti il Prefetto Fontanelli, gli esponenti della cultura e dell’arte&gt;. Li saluta così, dopo un’assenza di quattro mesi: &lt;Da Pescara non si può stare lontani. Per fortuna le 36 ore impiegate nel ritorno mi hanno fatto acquistare una nuova mentalità e per me, ora, andare in Argentina è come andare a Milano&gt;. La sua analisi sui vantaggi di flussi migratori in Argentina è particolare: egli &lt;ha formato una Società per la creazione sul posto di una industria dei suoi rinomati ‘roselli’ &gt; –continua il cronista- e &lt;dalle difficoltà superate mercè l’aiuto di un fratello ivi residente [Ernesto, costruttore a Rosario e a Santa Fé di stabilimenti per l’estrazione della cellulosa dalla paglia e dai cereali], egli ha tratto la conclusione che una emigrazione, peraltro oggi assai facile per l’Argentina (gli Italiani sono già un ottavo della popolazione: ben due milioni su 16), non sarebbe consigliabile se isolata e sporadica&gt;.</p><p>L’Ingegner Pomilio mostra di essere un profondo analista delle problematiche migratorie: &lt;Una corrente migratoria ridotta a centinaia di migliaia di unità non risolverebbe il grande problema nazionale. Bisognerebbe, invece, organizzare un vasto programma con scopi precisi, cui forse potrebbe attendere un nostro apposito Ministero&gt;. Amedeo Pomilio anticipa di mezzo secolo e più ciò che sarà il Ministero degli Italiani nel Mondo. Poi conclude: &lt;Si tratta di convogliare e coordinare le iniziative individuali; fissare le grandi linee degli impianti con capitali privati, in modo che le maestranze, di qui importate, abbiano pronto impiego e le iniziative, immancabile successo&gt;. Chiude l’articolista de “Il Momento”: &lt;L’America è finita. E’ finita per gli avventurieri, per coloro che vedono un mondo favoloso, che rigurgita di oro coniato; non è finita per gli Italiani onesti, che pongono a base del loro programma “il cervello” e il sudato lavoro delle braccia&gt;. Ma quanto è attuale Amedeo Pomilio…!!!</p><p>Mario Nardicchia</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.abruzzoworld.com/0025134_amedeo-pomilio-un-pescarese-in-argentina/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pistoia: presentato il libro “I Gigli della Memoria” di Patrizia Tocci</title><link>http://cultura.abruzzoworld.com/0025130_pistoia-presentato-il-libro-i-gigli-della-memoria-di-patrizia-tocci/</link> <comments>http://cultura.abruzzoworld.com/0025130_pistoia-presentato-il-libro-i-gigli-della-memoria-di-patrizia-tocci/#comments</comments> <pubDate>Sat, 13 Apr 2013 08:57:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Nando Giammarini</dc:creator> <category><![CDATA[Letteratura]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.abruzzoworld.com/?p=25130</guid> <description><![CDATA[“I Gigli della Memoria” di Patrizia Tocci Il 13 aprile, nella biblioteca S. Giorgio di Pistoia, Patrizia Tocci* ha presentato il libro: “ I Gigli della Memoria”. Parliamo di una splendida narrazione collettiva ove i 55 “ Giglini” raccontano la loro testimonianza di vita delle 12 ore successive al terremoto in quell’inferno scatenato dalla natura. [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-25131" alt="“I Gigli della Memoria” di Patrizia Tocci" src="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/04/libro.jpg" width="600" height="482" /></p><h2>“I Gigli della Memoria” di Patrizia Tocci</h2><p>Il 13 aprile, nella biblioteca S. Giorgio di Pistoia, Patrizia Tocci* ha presentato il libro: “ I Gigli della Memoria”.</p><p>Parliamo di una splendida narrazione collettiva ove i 55 “ Giglini” raccontano la loro testimonianza di vita delle 12 ore successive al terremoto in quell’inferno scatenato dalla natura. Si tratta di uno splendido libro realizzato grazie all’ intelligenza,alla caparbia ed alla cultura di Patrizia Tocci, una prof. sensibile e raffinata legata da un amore profondo per la sua città che vuole vedere ricostruita, secondo criteri di legalità e sicurezza, a tutti i costi.</p><p>Come noi tutti. Lei, animata dalla speranza della ricostruzione della città e del cratere sismico , si è sobbarcata il grande lavoro di coordinamento e correzione delle bozze cercando, con profonda onestà intellettuale, di rispettare il più possibile quanto i “ Giglini” volevano rappresentare nei loro racconti.</p><p>Parliamo di persone duramente provate dalla vita e dal terremoto come Renza Bucci, Giustino Parisse e tanti altri, compresa la stessa autrice, che dal maledetto 6 aprile 2009 non hanno più la casa e non vedono possibilità di ricostruirla entro termini accettabili. Questo libro nasce dalla ferrea volontà di lasciare ai posteri un documento che è testimonianza di vita vissuta e delle sue reali condizioni durante e dopo il terremoto.</p><p>E’ un libro della memoria che tra spunto da una letteratura cui fanno sempre riferimento scrittori del calibro di Primo Levi, nei suoi scritti di guerra, ed Ignazio Silone, nostro conterraneo,nel suo libro uscita di sicurezza in cui ci racconta di un altro terribile evento della natura, il terremoto dlla Marsica, in cui ci furono quasi tremila vittime.</p><p>I Gigli della Memoria , lo ricordiamo per dovere di cronaca, ha anche una grande funzione sociale poiché, in uno slancio di altruismo e generosità, i proventi relativi ai diritti d’autore sono stati devoluti al VAS ( Volontri Abruzzesi del Sangue). Ho partecipato alle altre precedenti presentazioni quella dell’Aquila -nel salone della Carispaq ed è stato un momento indimenticabile di emozione specialmente quando è stato proiettato il video realizzato da franca Visentin insieme a Patrizia- e quella di Roma nel prestigioso salone del Carroccio in Campidoglio organizzata da me con l’aiuto di Dario Nanni consigliere Comunale di Roma Capitale e membro della commissione cultura. Situazioni, parole ed interventi degli autori- come Renza Bucci, Adriano Sabatini, fabio Iuliano, Giustino Parisse, Antonietta Soldati, Cristina Spennati, collaboratrice di questa testata, Sonia Castellani, Cristina Busilacchio ed altri &#8211; che generavano emozioni,a raffica fino alle lacrime.</p><p>Alle ore 17.00 del 13 aprile a cura del Gruppo Fotoamatori Pistoiesi con il patrocinio del Comune e della Provincia avverrà, presso la Biblioteca S. Giorgio, la presentazione in terra toscana, culla della nostra cultura. Contemporaneamente sarà allestita una mostra fotografica dal titolo:”Zona Rossa ;un reportage sul dopo terremoto. Non rimane che augurare ai nostri “Giglini” un successo analogo a quello dell’Aquila e di Roma ed un sentito ringraziamento nostri amici pistoiesi che hanno reso possibile l’evento nella loro terra.</p><p>* docente e poetessa aquilana curatrice del libro:” I Gigli della Memoria”, con la post fazione del noto giornalista Paolo Rumiz</p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="&#8220;Novecento&#8221; di Alessandro Baricco: la &#8220;vertigine&#8221; dell&#8217;infinito" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0021955_novecento-di-alessandro-baricco-la-vertigine-dellinfinito/" rel="bookmark">&#8220;Novecento&#8221; di Alessandro Baricco: la &#8220;vertigine&#8221; dell&#8217;infinito</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Intervista a Piero Mastroberardino" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0020964_intervista-a-piero-mastroberardino/" rel="bookmark">Intervista a Piero Mastroberardino</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="libri: Carlo Maria Marchi, &#8220;Sismi dell&#8217;anima&#8221;" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0020563_libri-carlo-maria-marchi-sismi-dellanima/" rel="bookmark">libri: Carlo Maria Marchi, &#8220;Sismi dell&#8217;anima&#8221;</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Intervista a Enzo Rega" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0020389_intervista-a-enzo-rega/" rel="bookmark">Intervista a Enzo Rega</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="San Silvestro di Pescara: &#8220;La Grecia in Piazza&#8221;" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0020236_san-silvestro-di-pescara-la-grecia-in-piazza/" rel="bookmark">San Silvestro di Pescara: &#8220;La Grecia in Piazza&#8221;</a></li></ul></div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.abruzzoworld.com/0025130_pistoia-presentato-il-libro-i-gigli-della-memoria-di-patrizia-tocci/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Aquila, 4 anni dal sisma: la fiaccolata della memoria</title><link>http://cultura.abruzzoworld.com/0025126_laquila-4-anni-dal-sisma-la-fiaccolata-della-memoria/</link> <comments>http://cultura.abruzzoworld.com/0025126_laquila-4-anni-dal-sisma-la-fiaccolata-della-memoria/#comments</comments> <pubDate>Sat, 06 Apr 2013 09:19:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Nando Giammarini</dc:creator> <category><![CDATA[Terremoto]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.abruzzoworld.com/?p=25126</guid> <description><![CDATA[I passi nella notte aquilana illuminata dalle fiaccole, con un silenzio che spacca il cuore, non fanno rumore e danno alla manifestazione quel senso di infinita tristezza che si legge negli occhi lucidi della gente. Ricordare con commozione e dignità per far vivere in eterno i nostri fratelli, le vittime innocenti del terremoto, che ci [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/04/laquila-4anni.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-25127" alt="L'Aquila, 4 anni dal sisma: la fiaccolata della memoria" src="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/04/laquila-4anni.jpg" width="350" height="262" /></a></p><p>I passi nella notte aquilana illuminata dalle fiaccole, con un silenzio che spacca il cuore, non fanno rumore e danno alla manifestazione quel senso di infinita tristezza che si legge negli occhi lucidi della gente. Ricordare con commozione e dignità per far vivere in eterno i nostri fratelli, le vittime innocenti del terremoto, che ci hanno lasciati quattro anni orsono: il 6 aprile 2009. Erano gente della nostra gente, nostri conterranei e figli di terra straniera, studenti universitari, anziani, uomini e donne che dopo una vita di sacrifici e privazioni erano riusciti a costruire una modesta casetta per se ed i propri figli; trentadue bambini tra cui qualcuno in viaggio verso la vita, che non ha mai visto.</p><p>Un destino atroce che in 20 secondi ha cancellato storie umane riducendo la città ad un cumulo di macerie e gettando nel dolore e nella disperazione più nera coloro che sono rimasti e faticano, non poco a ripartire. Auguriamoci che la luce delle candele stasera serva, oltre a ricordare coloro che ci hanno lasciato quattro anni fa,ad accarezzare la ripresa della vita sociale e del lavoro poiché senza di esso non decollerà mai nessuna ricostruzione. Senza lavoro non c’è futuro ed i giovani, come già stanno facendo a ritmo di circa 100 al mese, abbandoneranno per sempre la bella città delle 99 chiese e delle 99 cannelle.</p><p>Una ricorrenza triste e dolorosa alla quale hanno partecipato, secondo dati forniti dalla questura circa 12.000 persone il cui protagonista come per i decorsi anni è stato il fuoco: esso è luce e catarsi. Alla fiaccolata &#8211; partita intorno alle 22.30 da via XX Settembre all’altezza del bivio per la stazione, passata davanti alla casa dello studente, dove durante la breve sosta di dieci minuti si sono registrati grandi momenti di emotività, le lacrime a fiumi rigavano i volti di tanta gente &#8211; composta e con tanti striscioni nel quale primeggiava quello di apertura:” PER LORO E PER TUTTI” hanno partecipato anche le consulte studentesche provinciali di tutta Italia.</p><p>Qualche minuto dopo la mezzanotte l’arrivo in piazza Duomo che non riusciva a contenere la grande folla. Con un freddo, tutto sommato accettabile per questo periodo e di notte, si sono letti in un clima di commozione generale, i nomi delle 309 vittime innocenti del sisma e sono stati librati , nell’incerto cielo della primavera aquilana, i palloncini. Intanto la chiesa delle Anime Sante era già piena e si avviava la celebrazione e la veglia di preghiera che si concludeva intorno alle 03.32 con 309 rintocchi di campana.</p><p>Oggi ci saranno altre iniziative con la visita in città del Presidente del Senato, Pietro Grasso poi interventi musicali nell’ Auditorium generale Florio della Scuola della Guardia di Finanza di Coppito che ospiterà un importante evento: si tratta del concerto straordinario organizzato dalla Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli” per il quarto anniversario del sisma Si intitola “Giuseppe Verdi: Messa da Requiem, per soli, coro e orchestra”. Ieri sera erano presenti alla fiaccolata, il Sindaco Cialente, il Presidente della Provincia, Del Corvo; quello della Regione, Chiodi; in rappresentanza del Governo il Ministro per la coesione territoriale,Fabrizio Barca, la Senatrice aquilana, On. Stefania Pezzopane, Giovanni Lolli che tanto si è speso per la città nel corso del suo mandato parlamentare; il consigliere provinciale Pierpaolo Pietrucci; una trentina di parlamentari “ Grillini” guidati dalla senatrice aquilana On. Enza Blundo e dal capo gruppo al Senato On. Vito Crimi.</p><p>Purtroppo nel quarto anniversario del terremoto constatiamo con amarezza che la città e gli altri 53 centri del cratere sismico giacciono in un pauroso stato di degrado ed abbandono. Occorrono necessariamente interventi atti ad avviare una ricostruzione all’insegna della legalità e della sicurezza non solo del Capoluogo di Regione ma di tutti gli altri borghi danneggiati. Concludo questo articolo con una frase di Giustino Parisse impressa su un pannello, ben leggibile, qualche tempo ad Onna “…Quella storia non è finita, ma solo sospesa.</p><p>Il tempo non chiuderà le ferite. I figli di questa terra strappati alla luce non saranno dimenticati.L’albero tornerà a fiorire e a dare i frutti . Tocca a noi. Onna il paese che c’era e che ci sarà”. Tutti i paesi che c’erano dovranno tornare al suo antico, meraviglioso, splendore. Ci dovranno essere.</p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia: &#8220;Brutta indecenza&#8221; di Cristina Spennati" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0021142_poesia-brutta-indecenza-di-cristina-spennati/" rel="bookmark">poesia: &#8220;Brutta indecenza&#8221; di Cristina Spennati</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Una sera a Onna: &#8220;Musica tra le macerie&#8221;" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0021137_una-sera-a-onna-musica-tra-le-macerie/" rel="bookmark">Una sera a Onna: &#8220;Musica tra le macerie&#8221;</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia: &#8220;Il mio mondo&#8221; di Cristina Spennati" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0021071_poesia-il-mio-mondo-di-cristina-spennati/" rel="bookmark">poesia: &#8220;Il mio mondo&#8221; di Cristina Spennati</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia: &#8220;L&#8217;Aquila mia&#8221; di Cristina Spennati" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0021042_poesia-laquila-mia-di-cristina-spennati/" rel="bookmark">poesia: &#8220;L&#8217;Aquila mia&#8221; di Cristina Spennati</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="L’Aquila. 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Storia dolorosa e tragica, di morte e disperazione, di speranze e giovani vite svanite nello spazio di una manciata di secondi. In occasione di questo anniversario [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-25123" alt="L’Aquila, il quarto anniversario del terremoto" src="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/04/LAquilaTR095-600x399.jpg" width="600" height="399" /></p><p>Ricorre il prossimo 6 aprile il 4°, triste, anniversario del terribile terremoto dell’Aquila che provocò 309 vittime innocenti e ridusse la bella città d’arte ad un cumulo di macerie. Storia dolorosa e tragica, di morte e disperazione, di speranze e giovani vite svanite nello spazio di una manciata di secondi. In occasione di questo anniversario l’Amministrazione Comunale dell’Aquila ha decretato il lutto cittadino per l’intera giornata del 6 aprile.</p><p>In tutti gli edifici pubblici svetteranno le bandiere listate a lutto per ricordare il sacrifico di quella povera gente rimasta sotto le macerie ed il dolore sempre vivo dei loro parenti che non si rassegnano ad un simile, atroce, destino.</p><p>L’ordinanza prevede ; il divieto, nelle vie e nelle piazze del luogo di svolgimento delle iniziative programmate dall’amministrazione Comunale, di tutte le attivita’ lavorative dei cantieri edili, delle attivita’ rumorose e che possono intralciare l’afflusso delle persone; il divieto delle attivita’ ludiche e ricreative ed ogni altro comportamento che contrasti col carattere luttuoso della ricorrenza o col decoro urbano; la chiusura, in segno di lutto ed in ricordo delle vittime del sisma, degli uffici comunali – con esclusione dell’ufficio dello stato civile, l’ufficio elettorale, l’ufficio di assistenza alla popolazione ed ai servizi sociali e la polizia municipale – dalle 9.30 alle 11.30, nonche’ degli esercizi commerciali ed i locali pubblici dell’intero territorio comunale dalle 9.30 alle 11.30 del sei aprile.</p><p>Nella stessa, inoltre, infine, il Sindaco invita tutti i cittadini e le organizzazioni sociali, culturali e produttive, le altre pubbliche amministrazioni a partecipare alle iniziative promosse dal Comune, nonche’ ad esprimere, in forme decise, autonomamente, la propria partecipazione in ricordo del drammatico evento.</p><p>In questa situazione, in cui non si intravedono vie d’uscita, tanti giovani &#8211; 1200 nel 2012 secondo recenti statistiche degli uffici Comunali &#8211; di età compresa tra i 30 ed i 40 anni hanno lasciata la bella e un dì fiorente cittadina capoluogo di provincia Abruzzese, ormai morente. Difficile avere dei dati precisi poiché tanta gente pur di continuare a percepire il contributo di autonoma sistemazione ed  quindi  la possibilità di veder ricostruita la propria casa mantiene il domicilio in città ma non ci vive.</p><p>In controtendenza l’arrivo degli stranieri in maggior parte romeni, polacchi e macedoni in cerca di lavoro attratti dal fatto che L’Aquila è il cantiere più grande d’Europa. Una volta arrivati si rendono conto che la realtà è ben diversa e non sanno come sbarcare il lunario, pur di avere almeno un pasto caldo si rivolgono &#8211; insieme ai nostri concittadini sul lastrico per mancanza di lavoro che è praticamente crollato insieme alle case con il terremoto – alle organizzazioni caritatevoli come la Mensa Celestiniana dei Poveri gestita da Padre Quirino Salomone , frate Francescano e direttore della stessa.</p><p>Qui, grazie all’opera di tanti volontari e benefattori, trovano sostegno, conforto, accoglienza in attesa di destinazioni migliori, se mai  ci saranno. Quattro anni sono trascorsi e la bella città delle 99 cannelle giace nella sua totale disperazione fatta di puntellamenti e di palazzi che sembrano chiedere aiuto al cielo, l’ultimo che gli è rimasto. Un’attesa infinita  avvolge ogni cosa, quell’assurdo rumore del silenzio, mentre si fanno tanti discorsi che non arrivano mai ad un nulla di fatto.</p><p>S i parla di ricostruzione del patrimonio artistico, delle chiese, importantissime, per carità ma se non si ricompone il clima sociale se non riparte il lavoro e si ristrutturano le case per cui la gente torna a popolare il centro storico nelle chiese chi ci va? Quattro anni di manifestazioni &#8211; alcune eclatanti anche a Roma con la scellerata, immotivata carica  -assemblee, mostre, carriole non sono servite, purtroppo a smuovere  più di tanto.  Sembra quasi di rivolgersi , con tono della voce alta , ad un sordo.</p><p>Nonostante i tanti sforzi dell’Amministrazione comunale che ce la sta mettendo davvero  tutta pur di far decollare la “ benedetta” ricostruzione. Intanto, domani 5 aprile  alle ore 22.00, da via XX Settembre, altezza bivio  della Stazione,  partirà una fiaccolata, in ricordo delle 309  vittime innocenti  del terremoto, che arriverà intorno alla mezzanotte a piazza Duomo Dopo  quell’ora il programma prevede la celebrazione della Santa Messa nella Chiesa delle Anime Sante e la veglia, fino alle ore 3.32, quando i rintocchi del campanile, in un clima di commozione generale, ricorderanno le 309 vittime del terremoto.  Parallelamente alla fiaccolata ci saranno anche iniziative di carattere culturale.</p><p>T ante le iniziative già programmate tra cui:  il concerto de “I Solisti aquilani”, previsto il 5 aprile alle ore 19.00 a casa Onna e la “Messa da requiem”, di Giuseppe Verdi, a cura della Filarmonica dell’Adriatico, con l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, la Fondazione Orchestra regionale delle Marche e la società dei Concerti Barattelli , che si terrà alle ore 18.00 del 6 aprile presso l’Auditorium della Guardia di Finanza. Auguriamoci che tutto ciò serva a tenere alto il problema sisma e far decollare, la ricostruzione. Lo dobbiamo alla memoria di coloro che ci hanno lasciati il 6 aprile di quattro anni fa.</p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Roma. Consegnate a Montecitorio le 50.000 firme per la legge di iniziativa popolare su L&#8217;Aquila" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0020510_roma-consegnate-a-montecitorio-le-50-000-firme-per-la-legge-di-iniziativa-popolare-su-laquila/" rel="bookmark">Roma. 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Dapprima un gradevole impatto visivo e tattile per l’eleganza del volume, uno sfogliare di pagine per una impressione globale, un soffermarsi sulle immagini dei documenti per le testimonianze e la memoria, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/03/Rocco-Carabba.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-23316" alt="Rocco Carabba" src="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/03/Rocco-Carabba.jpg" width="500" height="595" /></a></p><h2>L&#8217;editore Rocco Carabba</h2><p>Raramente accade di doversi imporre un limitato spazio di scrittura per un articolo da comporre dopo la lettura di un testo.</p><p>Dapprima un gradevole impatto visivo e tattile per l’eleganza del volume, uno sfogliare di pagine per una impressione globale, un soffermarsi sulle immagini dei documenti per le testimonianze e la memoria, una riflessione sull’indice generale per una conoscenza sommaria del percorso di scrittura, poi… la voglia di andare a fondo, di conoscere, di sapere, di leggere e tornare indietro per collegare, di spaziare mentalmente oltre la pagina per essere guidato dalla propria cultura.</p><p>Questo avviene avendo tra le mani il libro <i><b>Rocco Carabba</b></i><i> </i><i><b>Editore “Principe”</b></i><b>,</b> a cura di Lucia Arbace, edito dalla Casa Editrice Carabba, Lanciano, 2013, volume nato a seguito della mostra documentaria itinerante sulla stessa Casa Editrice realizzata dalla Soprintendenza per i beni Storici Artistici e Etnoantropologici dell’Abruzzo e presentato in uno dei luoghi più conosciuti dell’Italia culturale: la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.</p><p>Il percorso intrapreso dal folto gruppo di illustri studiosi, con l’ausilio di una squadra di specialisti pubblici e privati nei diversi settori, ha consentito di offrire un approfondito esame sull’attività di colui che venne definito «editore principe» in un articolo del 24 novembre 1912 della testata ortonese «La Fiaccola».</p><p>Rocco Carabba meritò appieno questo simbolico riconoscimento da quel lontano 1868 in cui iniziò il suo cammino di tipografo prima e di editore poi, per divenire nel primo ventennio del ‘900 uno dei maggiori protagonisti dell’editoria italiana. Dopo la sua morte avvenuta nel 1924, il figlio Giuseppe assunse la direzione dell’azienda portando il logo Carabba a nuovi traguardi, non senza molte difficoltà, fino al 1937. Poi fu tutta un’altra storia: difficoltà di rimanere su di un mercato editoriale differenziato e specialistico, cattiva amministrazione gestionale e finanziaria, la guerra, un insieme di fattori che portarono la Carabba al fallimento. Nel 1996 la ripresa, una nuova casa editrice, l’antico logo <i>Fidentia Fruemur</i>, nuovi capitali e nuovi protagonisti ma con la volontà di seguire l’itinerario tracciato dallo storico fondatore.</p><p>Il libro rintraccia ogni passo percorso, riporta alla luce autori/artisti/illustratori e collaboratori vari ormai quasi dimenticati, rievoca firme che hanno resistito alla damnatio memoriae, restituisce alla cultura italiana un pezzo della sua storia.</p><p>Il periodo a cavallo tra Otto e Novecento fu contrassegnato da una marcata reazione antipositivistica che Benedetto Croce metaforizzò nella sua <i>Storia d’Italia dal 1871 al 1915</i> come un’uscita all’aria aperta in un campo verdeggiante in cui i giovani del «Leonardo», del «Regno», poi della «Voce» e di «Lacerba» finalmente trovavano ossigeno per i loro polmoni. Papini, Prezzolini, Corradini, Vailati, Soffici, per indicarne alcuni, testimoni e protagonisti insieme di <i>una nuova epoca</i> dello spirito, combattenti di mille battaglie, spesso sbagliate, spiriti pragmatici, paradossali e mistici insieme, pronti a rivendicare la potenza della propria vita intima e anelanti ad una superiore vita intellettuale ma contemporaneamente tesi a bruciare il cammino intrapreso per l’incertezza delle loro aspirazioni.</p><p>Anche il materialismo storico che nei primi anni del ‘900 con i saggi di Antonio Labriola fece scuola e da cui uscirono una schiera di giovani, primo di tutti Gaetano Salvemini, fu accomunato nello stesso odio tanto da far scrivere: «Positivismo, erudizione, arte verista, metodo storico, materialismo, varietà borghesi e collettive della democrazia… sono cose legate non solo razionalmente, ma che si tengono tutte per mano; strette da un vincolo sentimentale, che ce le farebbero avere in disdegno se fossero lontane, che ce le fa invece odiare, perché ci son vicine» (G. Prezzolini, <i>Alle sorgenti dello spirito</i>, «Leonardo», n° 3, 1903).</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-23319" alt="5121fcaacc7445_19543999" src="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/03/5121fcaacc7445_19543999.jpg" width="279" height="434" /></p><p>Ma non erano uomini facili da interpretare e non sempre coerenti con le proprie idee pronti a passare tra i diversi <i>ismi </i>culturali. Giovanni Papini soprattutto, pronto a cogliere ogni ribellione intellettuale e contemporaneamente a disfarsene quando intravedeva altri orizzonti: «Papini, per sfogare la sua arsione d’azione, si butta, neofita ogni due o tre anni, in qualche movimento d’altri donde, appena il disagio lo disincanta del primo miraggio, insofferente delle toppe d’ombra dell’azione, e cieco per le sue aurore lontane, si toglie» (G. Prezzolini, <i>Discorso su Giovanni Papini</i>, Libreria della Voce, Firenze, 1915).</p><p>Così l’aspirazione a nuove mete, ad altri traguardi e l’incontro con Rocco Carabba. Un incontro determinante tra un imprenditore che perseguiva una precisa linea editoriale tesa alla democratizzazione ed alla diffusione della cultura con una particolare intuizione a cogliere ogni vento innovativo ed uno scrittore spinto ormai a raccogliere <i>idee e tendenze dominanti in qualche gran momento della coscienza umana</i>.</p><p>Nacque la collana <i><b>Cultura dell’anima</b></i>, il prodotto più prestigioso della casa editrice Carabba che Giulio A. Lucchetta, docente di filosofia antica all’Università d’Annunzio di Chieti, magistralmente percorre ed interpreta nel suo saggio <i>La cultura dell’anima. Giovanni Papini e i pensieri filosofici.</i></p><p>Il volume in esame non è solo questo. Lucia Arbace ha voluto: «(…) in qualità di curatrice, consegnare alle stampe un lavoro collettivo che si è arricchito di magistrali contributi di studiosi eccellenti (…)» ed illuminare tutto il cammino editoriale di Rocco Carabba.</p><p>Così gli altri capitoli, <i>eccellenti</i> nel contenuto, diagnostici dei tempi storici, interpreti dei fatti.</p><p>Proseguiamo a caso, purtroppo attenti all’iniziale limitato spazio di scrittura ed accomuniamo i saggi di Lia Giancristofaro, studiosa preminente nel campo dell’ antropologia culturale, e la stessa Arbace, rispettivamente <i>Sui banchi di scuola.</i> <i>Editoria Scolastica e Letteratura per l’infanzia </i>e <i>Leggere le figure. La grafica e gli illustratori.</i></p><p>La spinta propulsiva proveniente dopo l’unificazione del Regno d’Italia e la nascita di un nuovo processo di industrializzazione portarono nel volgere di alcuni anni ad un forte incremento dell’alfabetizzazione con una più capillare azione educativa. L’obbligatorietà della scuola elementare (1877) ed una più ampia e regolata offerta dei libri di testo e per l’infanzia in generale portarono al nascere di collane specializzate da parte delle case editrici per accaparrarsi consistenti spazi di mercato.</p><p>Rocco Carabba fu tra i primi ad intuire la potenzialità di questo settore in termini di beneficio economico e di base per ulteriori avanzamenti, così iniziò, giovanissimo, ad aprire una linea tipografica per la produzione di materiale didattico: quaderni, registri, insieme al lavoro di stampa di una normale tipografia. A questo seguì un salto qualitativo con una serie infinita di testi per le scuole di ogni ordine e grado nella convinzione degli ampi profitti che ne potevano derivare per investimenti editoriali in aree culturali più significativamente distintive.</p><p>Per cui accanto alla produzione scolastica e novellistica affidata a personaggi illustri come Antonio De Nino, Gennaro Finamore, Ida Baccini, Anna Vertua Gentile, solo per fare qualche esempio, uscirono chicche culturali come <i>Primo Vere</i> di Gabriele d’Annunzio, <i>La leggenda d’oro di Mollichina </i>di Camille Mallarmè e più tardi (1920), in prima assoluta in Italia, la traduzione dal tedesco del romanzo di Johanna Spyri <i>Haidi,</i> la bambina, ancora oggi, più famosa nel mondo della letteratura infantile.</p><p>E con gli scrittori, artisti ed illustratori che hanno lasciato il loro nome per copertine facenti parte della storia della Carabba e dell’editoria. Due fra tutti, quel Carlo Chiostri presente in molte collane della Carabba ma che legò la sua fama alla creazione delle tavole di <i>Pinocchio</i> con le riuscite edizioni della Bemporad di Firenze e Augusto Piccioni, in arte Momus, conteso dalle più grandi case editrice dell’epoca tra cui Paravia di Torino.</p><p>È impossibile approfondire in poche righe tutte le collane edite da Rocco e successivamente dal figlio Giuseppe, lavoro spalmato in tutte le duecentocinquantanove pagine del volume e compendiate magistralmente da Gianni Oliva nel suo <i>Numeri e grafici. Le linee di produzione editoriale</i>.</p><p>E come non tener conto dei capitoli riguardanti i primi passi della tipografia con Giacomo de Crecchio (<i>Rocco Carabba. Apprendista nelle tipografie lancianesi</i>); dello studio sulle macchine, un po’ misteriose per quei tempi, di Ivana Di Nardo (<i>Dal torchio alle linotype. Le affascinanti macchine da stampa di Carabba</i>); dell’approfondimento etnologico e socio-economico sulla terra d’Abruzzo con Lia Giancristofaro (<i>L’Abruzzo e le radici. Gli studi etnologici e socio-economici</i>); della corrispondenza tra arte ed editoria condotta da Lucia Arbace (<i>Bellezza in primo piano. Carabba e l’arte abruzzese</i>) e tra la devozione popolare-sacralità religiosa-arte litografica esaminata da Franco Battistella (<i>Tra sacro e profano. Immagini devozionali e pubblicitarie</i>); per concludere con Emiliano Giancristofaro e Antonino Serafini che legano i diversi segmenti culturali della casa editrice Carabba in una unica linea retta proiettata nel futuro ( <i>Passato e presente. Le edizioni</i> <i>Carabba nel secondo Novecento</i> e <i>Presente e futuro. Le prospettive della Editrice Carabba</i>).</p><p>Si potrebbe chiudere, nell’economia di spazio scritturale, con le stesse parole dette dopo la morte del fondatore di «Apple» Steve Jobs e della sua leadership: « La storia continua».</p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Pescara. Presentazione del libro “Cane Randagio” di Mirta di Fazio" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0017753_pescara-presentazione-del-libro-cane-randagio-di-mirta-di-fazio/" rel="bookmark">Pescara. 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Nuovi segni amorosi di paterna dolcezza scuotono l’umanità. Col calore di bontà sono pure scintille sui cuori impietriti e privi di speranza. Nel celeste orizzonte, bruscamente offuscato, giocano nel cielo e disegnano pace. Nell’immenso creato ricoprono il mondo di luce candescente al nuovo cammino. Tenerezza e nobiltà, poste nel [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-23313" alt="papa Francesco" src="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/03/19-03-2013-SUA-SANTITA-PAPA-FRANCESCO-foto.jpg" width="400" height="406" /></p><p><strong>SEGNI DI TENEREZZA</strong></p><p>Gioisci anima mia.<br /> Nuovi segni amorosi<br /> di paterna dolcezza<br /> scuotono l’umanità.</p><p>Col calore di bontà<br /> sono pure scintille<br /> sui cuori impietriti<br /> e privi di speranza.</p><p>Nel celeste orizzonte,<br /> bruscamente offuscato,<br /> giocano nel cielo<br /> e disegnano pace.</p><p>Nell’immenso creato<br /> ricoprono il mondo<br /> di luce candescente<br /> al nuovo cammino.</p><p>Tenerezza e nobiltà,<br /> poste nel crogiuolo<br /> come gocce d’oro fino,<br /> sono divenute letizia.</p><p>Umberto Astori<br /> 19 marzo2013</p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Poesia. 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Everardo Mercuriano, IV Generale della Compagnia del Gesù, insieme con altri 32 Gesuiti e preposto a questi con il titolo di “Visitatore e Commissario Generale d’Oriente”, con il compito di ispezionare ed ampliare sempre più le Missioni Cattoliche in Asia. Dopo un intenso periodo di preparazione spirituale, il 24 settembre 1573 P. Alessandro ed i 32 Gesuiti lasciarono l’Italia e, dopo 15 giorni di navigazione, approdarono ad Alicante, passarono poi a Valencia, visitarono le maggiori città spagnole ed il 24 dicembre dello stesso anno finalmente gettarono le ancore a Lisbona, ricevuti dal re portoghese Dom Sebastiao, nella corte invernale di Almerim.</p><p align="JUSTIFY">Quasi sicuramente il monarca lusitano, che darà luogo al mito che porta il suo nome –il sebastianesimo-, una sorta di “saudade” (=rimpianto,attesa,speranza) nella cultura portoghese che ha pervaso tutte le coscienze e le arti per via della sua scomparsa senza ritrovamento del corpo nella battaglia di Alcazer Quibir (1578) in Marocco, ove intendeva fondare un Impero, fece conoscere a Padre Alessandro lo scrittore Luis de Camoes, autore dei “Lusiadi”, poema epico che canta i viaggi e le scoperte dei nuovi mondi ad opera del navigatore Vasco da Gama, e che visse lui stesso, per anni, nelle lontane terre d’Oriente, ove potè comporre gran parte della sua scritto -dedicato appunto a Dom Sebastiao- isolato in una caverna, a Macao, tuttora esistente, la “Grotta di Camoes”.</p><p align="JUSTIFY">Dopo più di due mesi di esercitazioni a vivere negli angusti giacigli delle caravelle ancorate lungo il Tago e le prestazioni infermieristiche presso l’Ospedale della città ai malati più problematici, il 10 marzo 1574, si tentò la grande partenza in Atlantico ma una tempesta costrinse le 5 navi –la cui capitanata dal nome “Le Piaghe” ospitava il Valiganno- a rientrare in porto. Il 21 marzo si salpò definitivamente con destinazione Goa, possedimento portoghese in India, distanza 11.500 miglia, ove i Missionari arrivarono il 6 settembre dopo una traversata estremamente avventurosa.</p><p align="JUSTIFY">Qui P. Valignano trovò la comunità cattolica già ben organizzata per opera di San Francesco Saverio il quale aveva iniziato il suo lavoro di conversione sin dal 1546.</p><p align="JUSTIFY">Ma il compito del Valignano era ben più arduo: evangelizzare l’ Oriente. E’ qui che le intuizioni ed i metodi di Padre Alessandro si rivelarono rivoluzionari, tanto da essere attuali anche oggi e non solo nel campo dell’evangelizzazione.</p><p align="JUSTIFY">Raccomandò perciò ai Gesuiti di imparare le lingue del posto e di adattarsi ai costumi ed alle usanze locali. Suo diretto collaboratore per questa impresa fu Padre Matteo Ricci di Macerata il quale, istruito e diretto dal Valignano, il 10 settembre 1583 entrava per la prima volta in Cina ed il 24 gennaio 1601, vigilia del capodanno cinese, riusciva finalmente a fondare una Missione a Pechino, così come ci ricorda il monumento a lui eretto in quella capitale ed ancor oggi esistente.</p><p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-23309" alt="matteo ricci " src="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/03/matteo_ricci.jpg" width="600" height="796" /></p><p align="JUSTIFY">L’Università Gregoriana di Roma e quella di Macerata celebrarono nell’ottobre del 1982 –con un anno di anticipo- il quattrocentesimo anniversario di tale ingresso in Cina e Giovanni Paolo II si associò con un importante discorso che metteva l’accento sulla modernità e sull’attualità del Ricci nell’adattare il Vangelo alla cultura del Sol Levante, grazie proprio agli insegnamenti ricevuti dal Valignano suo maestro.</p><p align="JUSTIFY">Al Missionario di Macerata si sono ispirati per due romanzi storici gli scrittori e giornalisti Ilario Fiore, compianto corrispondente Rai da Pechino e Giuliana Berlinguer (&#8220;Il Mago dell&#8217;Occidente&#8221; -Ed.Giunti), moglie di Giovanni già presidente del Comitato Nazionale di Bioetica.</p><p align="JUSTIFY">In precedenza, dalla sua residenza di Macao, intanto, P .Alessandro aveva per tre volte visitato il Giappone ed era stato accolto con benevolenza dall’Imperatore Nobunaga e dai suoi successori Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Iyeyasu, i quali accettarono la fondazione di altre Missioni. Di ritorno a Macao dall’Impero del Sol Levante, il 20 gennaio 1606 il nostro corregionale si spense serenamente.</p><p align="JUSTIFY">E fu proprio in Giappone che aveva scoperto il vero significato dell&#8217;essere occidentale e missionario: ridiventare bambino con la naturale ingenuità per imparare di nuovo, dal popolo giapponese, come sedersi, come vestire, come parlare, come comportarsi con la gente. E’ qui che ha inizio ciò che oggi s’intende per “alterità”, ovvero il riconoscimento e l’assunzione in sé del ‘prossimo’, dell’altro, del ‘tu’: la ‘tuità’.</p><p align="JUSTIFY">Fin verso l’inizio del XVIII secolo nel Collegio della Missione Cattolica di Macao si poteva ammirare un ritratto di Padre Alessandro Valignano con sotto la seguente iscrizione in lingua giapponese, idioma che studiò sino alla fine della sua vita:</p><p align="CENTER">RITRATTO DEL GRAN PADRE ALESSANDRO VALIGNANO</p><p align="CENTER">EUROPEO,ITALIANO,NAPOLETANO</p><p align="CENTER">DA DIO MANDATO NELLE INDIE</p><p align="CENTER">E IN QUESTO IMPERO DEL GIAPPONE</p><p align="CENTER">PER VISITATORE GENERALE</p><p align="CENTER">E SUPERIORE DELLA COMPAGNIA DI GESU’</p><p align="CENTER">CON ZELO APOSTOLICO HA PROPAGATO LA FEDE DI CRISTO</p><p align="CENTER">E CON LA SUA SOMMA PRUDENZA L’HA SOSTENUTA E DIFESA</p><p align="CENTER">IL SUO CORPO DA TANTE E SI’ IMMENSE FATICHE CONSUMATO</p><p align="CENTER">RIPOSA IN QUESTA CHIESA DI MACAO.</p><p align="JUSTIFY">Gli scritti di P. Alessandro Valignano sono stati raccolti e studiati dal tedesco P. Joseph Franz Schutte e raggiungono –tra lettere, avvisi, istruzioni, opere ascetiche, catechismo- il numero di 422.</p><p align="JUSTIFY">Le lettere sono 260 e solo due di esse indirizzate ai familiari: una alla madre spedita da Goa il 5 dicembre 1587 ed una al fratello Gio.Andrea, spedita da Nagasaki il 23 ottobre 1598. Le su citate opere sono conservate nell’Archivio Romano della Società del Gesù e parecchi manoscritti si trovano al British Museum di Londra, all’Archivio Indiano di Siviglia, presso la Biblioteca da Ajuda di Lisbona, la Biblioteca Nazionale “V.Emanuele” di Roma, l’Archivio Vaticano e l’Archivio di Stato di Simancas presso Valladolid in Spagna.</p><p align="JUSTIFY">In quest’ultimo Archivio si trovano sei lettere inedite scritte in lingua portoghese dal Valignano ed indirizzate a Filippo II re di Spagna, con le quali informa il sovrano sui progressi della fede cattolica nel lontano Oriente.</p><p align="JUSTIFY">Un altro tedesco, P. Joseph B. Muhlberger ha pubblicato nel 1994 uno studio del “Catechismo” rivoluzionario di P. Alessandro Valignano dal titolo “Glaube in Japan” (La Fede in Giappone).</p><p align="JUSTIFY">Più vicino ai nostri tempi Federico Rampini, corrispondente di “Repubblica” da Pechino, con un articolo su Matteo Ricci (cfr. La Domenica di Repubblica del 6 agosto 2006) esalta giustamente l’elevata attività missionaria del gesuita marchigiano in Cina (Li Madou per la lingua dei mandarini) culminata con la pubblicazione nel 1607, proprio l’anno successivo la morte del suo maestro teatino, del «catechismo cattolico spiegato all’Impero di Mezzo» nel quale stabilisce -tra l’altro- che il Dio dei cristiani si chiamerà “Tian zhu” = Signore del cielo, ma dimentica Rampini addirittura di citare in qualche maniera il Valignano, istruttore e superiore del Ricci, che pubblicò il proprio catechismo addirittura nel 1586, vent’anni prima.</p><p align="JUSTIFY">Manoel de Oliveira, regista portoghese di filmografia impegnata, ha dato agli schermi nel 2001 l’opera “Parola e Utopia”, ispirata alla vita da oratore sacro di Padre Antonio Vieira (1608-1697), predicatore in Brasile, Portogallo e a Roma, confessore di Maria Cristina di Svezia, ma in realtà suggerita dalla rivisitazione dell’opera missionaria valignanèa.</p><p align="JUSTIFY">Come se non bastasse, Padre Alessandro continua ad ispirare autori ed elaboratori di teorie le più disparate ed interessanti. L’ultima, in ordine di tempo: metodo Valignano nell’export in Oriente, contrapposto al metodo Cabral. Di che si tratta?</p><p align="JUSTIFY">Vittorio Volpi, banchiere e presidente dell’UBS Italia, 30 anni trascorsi in Giappone, collaboratore del “Corriere della Sera”, ha pubblicato per le edizioni Scheiwiller, un testo basilare per le aziende italiane ed occidentali di oggi impegnate a conquistare i mercati nel lontano Oriente: “Marketing Mission”.</p><p align="JUSTIFY">In esso si tratta di due metodi diversi nell’affrontare le civiltà orientali, allora nel XVI° secolo per portare la parola del Vangelo, trasposti oggi, dopo quattro secoli, per aprirsi al mercato: a) metodo di Alessandro Valignano = conquista di opinion leader e testimonial, ricerche di mercato e studi delle lingue e dei costumi locali, adattamento alla cultura ed alle usanze; b) metodo Francisco Cabral, gesuita lusitano contemporaneo di Valignano = essendo gli europei razza superiore, divieto ai nativi orientali di entrare ed ottenere incarichi di comando nella gerarchia della Chiesa. Tutto questo, ripetiamo, secondo Vittorio Volpi.</p><p align="JUSTIFY">Padre Alessandro, ovviamente, aveva elaborato una ricetta per ciascuna delle grandi nazioni orientali: per la Cina raccomandava ai Missionari umiltà e lo studio di quella profonda cultura, essendo i cinesi “consapevoli ed orgogliosi” della loro antica civiltà; per l’India le direttive collimavano con quelle di Cabral, ovvero metodo di tipo dirigistico, essendo la popolazione con la quale i Missionari venivano a contatto povera e priva di autorità centrale; infine per il Giappone, caratterizzata da “autorità verticale” con forti tensioni tra i signori feudali, occorreva rivolgere la propria opera di “contatto e di dialogo con le classi più elevate” (cfr L’Espresso n.51 del 27 dic. ‘05).</p><p align="JUSTIFY">Certo, non si finisce mai di imparare, recita un luogo comune, e proprio perché forse qualcun altro non finisce mai di insegnare!</p><p align="JUSTIFY">E’ il caso della figura di Padre Alessandro Valignano, barone di Cepagatti e di Roccamorice, la cui abbreviazione onomastica compare nello stemma araldico del Comune di Cepagatti: “Turris Alex”.</p><p align="JUSTIFY">Alla luce di tutto ciò, l’Amministrazione Comunale di Cepagatti ha pensato di istituire, da qualche tempo, il “Premio Medaglia d’Oro Turris Alex” da conferire a personalità che si sono distinte nei vari campi delle attività civili, sociali, spirituali in prospettiva europea, internazionale, ecumenica.</p><p align="JUSTIFY">Della “Medaglia d’Oro Turris Alex” finora sono stati insigniti:</p><ul><li><div align="JUSTIFY">-1999- Enrico Vinci, già Segretario Generale del Parlamento Europeo di Strasburgo;</div></li><li><div align="JUSTIFY">-2000- Manoel de Oliveira, Cineasta longevo lusitano di Filmografia Impegnata che ha tratto ispirazione dal Valignano –come si è detto- per il suo film “Palavra e utopia” sull’oratoria di padre Antonio Vieira (1608-1697), lisboeta di nascita e poi gesuita trapiantato a Bahia,in Brasile, con una parentesi a Roma;</div></li><li><div align="JUSTIFY">-2002- Frank Jacobucci, Presidente della Corte Europea di Giustizia dell’Ontario (Canada);</div></li><li><div align="JUSTIFY">-2005- Mario Nardicchia, Dirigente di Scuole Medie Unesco.</div></li></ul><p align="JUSTIFY">E’ stato istituito e si è insediato giovedì 7 marzo 2013, presso la sede della Fondazione Carichieti del capoluogo teatino, il “Centro Internazionale di Studi Alessandro Valignano” al quale aderiscono studiosi di fama internazionale. Anche Gabriele d’Annunzio, del quale si celebra in questo 2013 il 150° della nascita, conosceva l’opera missionaria e lo stile della ’inculturazione’ inaugurata dal Valignano, attraverso gli scritti sul Giappone e i testi omiletici di gesuiti seicentisti: il ferrarese Daniello Bartoli (1608-1685) e Paolo Segneri da Nettuno(1624-1694).</p><p align="JUSTIFY">Lo stile dell’inculturazione fuori dall’Oriente, a Roma, è servito al ‘vate’ per descrivere una sorta di ‘extra-inculturazione’ presente nella novella “Mandarina”, infarcita di ‘giapponismo’ di moda nell’ultima parte dell’ottocento: preludio al ‘japonisme’ de “Il Piacere” mutuato dal transalpino Edmond de Goncourt.</p><p align="JUSTIFY">Ed anche da poco è stato elevato sul Soglio di Pietro, per la prima volta nella storia della Chiesa, un Padre Gesuita –dello stesso Ordine del Valignano- proveniente ‘quasi dai confini del Mondo’ –dai Mari del Sud: dall’Argentina-: Sua Santità Francesco Papa, al secolo un Mario qualunque, Jorge Mario Bergoglio, figlio di migranti astigiani, salito alla testa della terrena Ecclesia Christi ad opera dello Spirito Santo, all’insegna della povertà e dell’umiltà, dopo la rinuncia all’ eterea Ecclesia Dei di Benedetto XVI°. Quali gli effetti? Chi vivrà, vedrà…</p><p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-23310" alt="firma" src="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/03/firma.jpg" width="225" height="60" /><br /> Firma autografa di P. Alessandro Valignano conservata nel Noviziato di Genova.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.abruzzoworld.com/0023307_lopera-missionaria-dei-gesuiti-predecessori-di-papa-francesco/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Vati di senso: D’Annunzio-Pessoa</title><link>http://cultura.abruzzoworld.com/0023303_vati-di-senso-dannunzio-pessoa/</link> <comments>http://cultura.abruzzoworld.com/0023303_vati-di-senso-dannunzio-pessoa/#comments</comments> <pubDate>Tue, 12 Mar 2013 23:18:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Mario Nardicchia</dc:creator> <category><![CDATA[Letteratura]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.abruzzoworld.com/?p=23303</guid> <description><![CDATA[D’Annunzio e Pessoa «De-me os meus óculos».Questa richiesta la fece Fernando Pessoa, ipovedente (forte miopia), sul letto di morte nella capitale lusitana ove era nato il 13 giugno 1888 [lo stesso giorno della dipartita di Sant’Antonio di Lisbona (Fernando Martim de Bulhões) –del quale la famiglia si riteneva discendente- avvenuta a Padova nel 1231], un [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-23304" alt="D’Annunzio e Pessoa" src="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/03/dannunzio-pessoa.jpg" width="348" height="228" /></p><h1>D’Annunzio e Pessoa</h1><p align="JUSTIFY">«De-me os meus óculos».Questa richiesta la fece Fernando Pessoa, ipovedente (forte miopia), sul letto di morte nella capitale lusitana ove era nato il 13 giugno 1888 [lo stesso giorno della dipartita di Sant’Antonio di Lisbona (Fernando Martim de Bulhões) –del quale la famiglia si riteneva discendente- avvenuta a Padova nel 1231], un attimo prima di spirare, a soli 47 anni, finito da una devastante emorragia dovuta a cirrosi epatica per fedeltà al suo brandy marca “Águia real”: era il 30 novembre dell’anno 1935. Roberto Vecchioni, il professore-cantautore, invece, imposta con altra espressione l’incipit del suo brano musicale “Le lettere d’amore”, attratto più dal quadretto della lirica “Chuva obliqua” (Pioggia obliqua):« Fernando Pessoa chiuse gli occhiali/e si abbandonò…».</p><p align="JUSTIFY">Si conosce anche la sua ultima frase scritta -in inglese, lingua appresa durante il giovanile soggiorno a Durban, in Sudafrica, al seguito del patrigno console del Portogallo che la madre rimasta vedova risposò- che è questa:«I know not what tomorrow will bring» (Non so cosa porterà il domani).</p><p align="JUSTIFY">A Fernando Pessoa, nella sua breve vita, non bastava essere se stesso, osservare, scrivere versi o sensazioni o immaginazioni su pezzi di carta occasionali, tovagliolini dei bar, ricevute, biglietti del tram…Aveva bisogno di essere “altro”, anzi ”altri”, ovvero “folla”, o meglio “folla plurale” (celebre il suo ammonimento:«Sii plurale. Plurale come l’Universo»!), ma non per mezzo di pseudonimi, bensì ad opera di “eteronimi”, ovvero altre persone –inesistenti; come inesistenti erano, più tardi, le opere letterarie delle quali l’argentino Jorge Luís Borges scriveva le recensioni- con propria biografia che lui stesso inventava: nascita crescita maturazione professione tratti somatici tendenze artistico-letterarie dipartita; per poi tornare se stesso, ossia “ortonimo”, in un andirivieni di sonno di sogni di veglia di sveglia, tipico di chi –come il fu Antonio Tabucchi (autore del fortunato “Sostiene Pereira”) classifica Bernardo Soares, eteronimo del “Livro do desassossego” (Libro dell’inquietudine)- «non sogna perché non dorme, bensì “sdorme”». E gli eteronimi, oltre a Bernardo Soares –aiuto contabile, vissuto sempre a Lisbona in piccolo locale in affitto, timido, introverso, senza amici, senza letture, però con la passione della scrittura-, sono tanti, una sequela di «second life», di «avatar», si direbbe oggi: Álvaro de Campos –nato a Tavira nel 1890, morto il 30 novembre 1935 (giorno della scomparsa di Pessoa suo inventore:una premonizione?), ingegnere navale, alto m.1,75, magro, un po’ ricurvo, gran viaggiatore, dedito esclusivamente alla letteratura-; Ricardo Reis –fatto nascere a Porto nel 1887, bruno, minuto, di formazione anglosassone, conoscitore del latino, curatore di Orazio, cultore della filosofia greca, medico e materialista, deceduto lo stesso giorno del suo ideatore-; Alberto Caeiro –biondo, di media statura, occhi azzurri, nato a Lisbona nel 1889 e lì morto nel 1915, autodidatta, vissuto in campagna, poeta bucolico-; Alexandre Search –creato dal Pessoa adolescente quando viveva in Sudafrica, autore di poesie e racconti giovanili-; António Mora –anziano filosofo morto di pazzia, teorico del «neo-paganismo» lusitano-; Raphael Baldaia –filosofo autore del “Trattato della negazione” e dei “Principi di metafisica esoterica”-…: il lisboeta, è evidente, gode nell’esercizio delle “finzioni”, come si può rilevare da una celebre sua lirica –“Autopsicografia”- « O poeta è um fingidor./Finge tão completamente/que chega a fingir que é dor/a dor que deveras sente »(Il poeta è un fingitore./Finge così totalmente/da fingere che è dolore/il dolore che davvero sente).</p><p align="JUSTIFY">Quando nasce Pessoa, Gabriele Rapagnetta d’Annunzio ha 25 anni, è già sposato, dopo una fuga romantica(1883)nella “città eterna”, con la duchessina Maria Hardouin di Gallese dalla quale avrà tre figli.</p><p align="JUSTIFY">Occorre attendere il 1910, e oltre –or è un secolo; il pescarese è un maturo quarantasettenne, famoso in Italia ed in Europa, il lisboeta ha appena 22 anni- perché nell’esilio di Arcachon, nelle lontane ed atlantiche Lande francesi, ove il Rapagnetta era rifugiato per sottrarsi all’inseguimento dei creditori, la poetica decadente nostrana incontri il simbolismo letterario lusitano, ovvero Gabriele “vate imaginifico” pescarese ed il “nefelibata” (non ubbidiente ad alcuna regola letteraria) conimbricense Eugénio de Castro s’inebrino, in un cenacolo artistico gaudente, con sublime “vinho do Porto”. Passa probabilmente attraverso questi due la mutualità della diffusione nelle rispettive patrie delle poetiche e degli scritti, propri e dei colleghi più accreditati nell’Olimpo delle Muse della “Belle Epoque”.</p><p align="JUSTIFY">Ne è riprova il lungo componimento “Ode marítima” che Pessoa scrive nel 1915, ispirato –come sembra- alla raccolta ”Alcyone” (1899-1903) di D’Annunzio, in particolare a “La pioggia nel pineto” (1902). Analizziamo qualche particolare. Il “vate” di Corso Manthoné preferisce incentrare le sue immagini sul senso dell’udito, ove si riverberano i dolci “romori” registrati dalla parola(cfr, nitido esempio dei soavi suoni d’Adriatico musicale, da “I pastori”: «…/O voce di colui che primamente/conosce il tremolar della marina!/[…]/Isciaquìo, calpestìo, dolci romori./Ah perché non son io co’ miei pastori?»); è la parola stessa che suscita la visione di un movimento appena percettibile: «/E vanno pel tratturo antico al piano,/quasi per un erbal fiume silente/…». Ma veniamo ai suoni –ed alle fragranze (non è un caso che l’imaginifico tentò il coinvolgimento delle proprie narici all’invenzione del profumo “Aqua Nuntia”, senza fortuna, perché negato con gli affari!)- che emanano dalle espressioni che descrivono sensazioni provate nella magica pineta maremmana sul Tirreno: «Taci. Su le soglie/del bosco non ODO parole che dici/ umane; ma ODO/parole più nuove…». E poi: «ASCOLTA.Piove/dalle nuvole sparse./…». Quindi: «ODI? La pioggia cade/su la solitaria/verdura/…»; «ASCOLTA. Risponde/al pianto il canto/delle cicale/…»; «ASCOLTA, ASCOLTA. L’accordo/delle aeree cicale/…». «Non s’ODE voce del mare./Or s’ODE su tutta la fronda/crosciare/l’argentea pioggia/che monda». «ASCOLTA./La figlia dell’aria/è muta;…». Per le fragranze: «Piove su le tamerici/salmastre ed arse,/piove su i pini/scagliosi ed irti,/piove su i mirti/divini,/su le ginestre fulgenti/di fiori accolti,/su i ginepri folti/di coccole aulenti/…». E poi, un magico connubio fragranza-note musicali; «E il pino/ha un suono, e il mirto/altro suono, e il ginepro/altro ancora, stromenti/diversi/sotto innumerevoli dita./…».</p><p align="JUSTIFY">Quasi in chiusura un accenno all’organo della vista:«…tra le palpebre gli OCCHI/son come polle tra l’erbe:/…». Più tardi, nella sua vita avventurosa di aviatore di guerra, quando perderà l’occhio destro per un incidente a bordo del velivolo, anche la vena letteraria di Gabriele sarà influenzata dall’organo della vista, sì da autoappellarsi «orbo veggente» e «nunzio orbo», addirittura creandosi un eteronimo, Angelo Cocles, di professione “bibliofilo” e curatore del “Libro segreto (Cento e cento e cento e cento pagine del libro segreto di Gabriele d’Annunzio tentato di morire)” che scrive sul “vate” suo inventore, proprio nell’anno del signore 1935, anno della dipartita del suo collega lisboeta campione indiscusso dell’eteronimia, tre anni prima che lui stesso lasci questo mondo, anche per emorragia, ma cerebrale: è un omaggio? E’ anche un caso che l’eteronimo Angelo Cocles faccia, di mestiere, il “bibliofilo”, dopo che lo stesso Pessoa, nel 1932, fu respinto ad un concorso per “conservatore bibliografico” al Museo-Biblioteca di Cascais, tale da procurargli una grave crisi di “neurastenia”? O piuttosto riscatto post mortem di “assolo di trombone” (così -riferisce Tabucchi per bocca di Monteiro Rossi- il giornalista specializzato in necrologi “ante mortem” assoldato da Pereira nel suo fortunato romanzo «Sostiene Pereira», portato sul set da Roberto Faenza,con il magistrale interprete Marcello Mastroianni-, l’ortonimo Fernando appellava la poetica del pescarese) nei confronti del “contabile” lisboeta alla finestra? Allora qui l’intreccio si fa affascinante.</p><p align="JUSTIFY">Lo “sdormiente” di Rua dos Douradores preferisce affidare la sua lirica alla penna del proprio “avatar” Álvaro de Campos e privilegiare, non poteva essere altrimenti, l’organo della vista nella descrizione lirica di un porto sullo sconfinato Atlantico: «Sozinho, no caís deserto, a esta manhã de Verão,/OLHO pró lado da barra,OLHO pró Indefinito,/OLHO e contenta-me VER,/…»(Solo, sul molo deserto, in questo mattino d’estate,/GUARDO verso la barra, GUARDO all’Indefinito,/GUARDO e mi appaga VEDERE,/…». E poi:«Há uma vaga brisa./Mas a minh’alma está com o que VEJO menos,/…»(C’è una vaga brezza./Ma la mia anima sta con quel che VEDO meno,/…); «OLHO de longe o paquete, com uma grande independência de alma,/…» (GUARDO da lontano il piroscafo, con una grande indipendenza d’anima,/…); «Os paquetes que entram de manhã na barra/trazem aos meus OLHOS consigo/o mistério alegre e triste de quem chega e parte./…»(I piroscafi che entrano al mattino nella barra/portano ai miei OCCHI con sé/il mistero gioioso e triste di chi arriva e parte./…»; «Ah, as praias longinquas, os caís VISTOS de longe,/e depois as praias próximas, os caís VISTOS de perto./O mistério de cada ida e de cada chegada,/…»(Ah, le spiagge lontane, i moli VISTI da lontano,/e poi le spiagge vicine, i moli VISTI da vicino./Il mistero di ogni partenza e di ogni arrivo,/…».Nella “Chuva obliqua”(Pioggia obliqua), Pessoa aveva già descritto il porto e le navi, nel sogno, in maniera più che suggestiva, quasi fosse il tutto su di un piano cartesiano: «O porto que sonho é sobrio e palido/…e os návios passam por dentro dos troncos das árvores/com uma horizontalidade vertical,/…»(Il porto che sogno è oscuro e pallido/…e i vascelli passano dentro i tronchi degli alberi/con una orizzontalità verticale/…).</p><p align="JUSTIFY">Resta da studiare la collaborazione testuale (una trentina di brani) di D’Annunzio (è qui che usa uno pseudonimo: Mario de’ Fiori, già esso stesso pseudonimo di Mario Nuzzi -1603/1673- pittore vestino di Penne) alle musiche del conterraneo Francesco Paolo Tosti: “Canzoni di Amaranta” (dal greco=”fiore che non appassisce”),“Malinconia”, “A vucchella”, “Ninna nanna” dedicata dal vate al figlio di Michetti –Giorgio- tutte precedenti al soggiorno in Francia e quella successiva fino alla morte del compositore ortonese (Roma.Hotel Excelsior,2 dicembre 1916): quanto c’è di “saudade” atlantica appresa –che tanta influenza ha avuto sulle cosiddette “sinfonie del dolore” di Mozart,Beethoven,Mahler- di “fado” dell’ammaliante Maria Onofriana (A Severa) e dei suoi successori –cantanti, chitarristi di strumento a 12 corde “pizzicate”, compositori, poeti nei locali tipici sulla collina lisboeta dell’Alfama- quanta sonorità sognata nel duo adriatico Tosti-D’Annunzio, sullo sfondo di magie visive di colori in piena luce (proprio come i paesaggi lusitani, e il cielo di Lisbona, il più azzurro d’Europa) del magico maestro francavillese Francesco Paolo Michetti?</p><p align="JUSTIFY">Dedichiamo questo contributo, agli eventi previsti nell’anno particolare –il 2013- che segna il centocinquantesimo della nascita del vate pescarese e il 75° della sua dipartita, un secolo abbondante dal soggiorno d’oltralpe del nostro “poeta-soldato”, con tutte le supposte evoluzioni, dalla pubblicazione del suo ultimo romanzo:”Forse che sì,forse che no”, dall’instaurazione della Repubblica in Portogallo (anno 1910,la cui Costituzione dovette ispirare al nostro vate la “Carta del Carnaro” dell’8 settembre 1920, istitutiva dello Stato Libero di Fiume, che all’art.2 recita: «La Repubblica del Carnaro è una democrazia diretta…») in sostituzione della casa reale dei Bragança, prova generale per la futura nascita di altre Repubbliche in Europa dopo le atrocità di ben due guerre dette –ed a ragione- “mondiali”; ma che è anche l’anno nel quale l’avveduta Amministrazione Civica di Pescara può sancire il naturale ed indissolubile connubio e fusione tra il “poeta” e la “sua città”, con le giornate di studio e di eventi connessi a “Pescara:città dannunziana” -sapiente logo che ha sostituito l’insipida “Pescara, città vicina”.</p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Intervista al poeta Luigi Paraboschi" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0017564_intervista-al-poeta-luigi-paraboschi/" rel="bookmark">Intervista al poeta Luigi Paraboschi</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia: &#8220;Giorno della memoria&#8221; di Umberto Astori" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0017508_poesia-giorno-della-memoria-di-umberto-astori/" rel="bookmark">poesia: &#8220;Giorno della memoria&#8221; di Umberto Astori</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia: &#8220;Sul diario aperto: scrivo&#8221; 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+ dorico: ‘o-nyma’=nome), nel sottotitolo del lavoro, che indaga sui due “ Primo vere”, quello dell’editore G.Ricci di Chieti del 1879 e l’ edizione R.Carabba di Lanciano del 1880.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-23295" alt="primo-vere" src="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/03/primo-vere.jpg" width="400" height="320" /></p><p>Ci si limita, qui, all’analisi di due liriche dei citati “Primo vere”. L’intitolazione della raccolta, in latino, a riprova della forte erudizione classica acquisita dal giovine aternino al Cicognini di Prato, mostra più innanzi l’insofferenza del poeta in erba ai canoni idiomatici usuali: tra la prima edizione del primo florilegio di liriche dell’adolescente Gabriele, quella del 1879 stampata in 16° a Chieti dalla tipografia di Giustino Ricci, voluta dall’accorto genitore Francesco Paolo; e la seconda edizione per i tipi di Rocco Carabba di Lanciano (1880) mediata dall’amico Filippo de Titta di Sant’Eusanio del Sangro (poi maestro elementare, cugino del più noto Cesare De Titta autore, tra l’altro, di grammatiche: italiana e latina) ricorrono alcune sostanziali ed emblematiche differenze rintracciabili: in una lirica sostitutiva –“Preludio” al posto di “Praeludium”- e in una lirica aggiuntiva –“Seyda (Fantasia orientale)”-, nonché nella dedica –distico in inglese della poetessa ottocentesca anglosassone Mrs. Hemans (all’anagrafe Dorothea Felicia Hemans, nata Browne &#8211; 1793/1835) in luogo di citazioni latine da Properzio (47-14 a.Cr.).</p><p>E’ la seconda edizione del 1880 di “Primo vere”, infatti, che svela reminiscenze di studi ginnasiali e –soprattutto- una accresciuta erudizione extra scolastica del vate, acquisita dopo il successo della prima stampa: &lt;Sempre chiuso in Collegio mentre tutta l’Italia parlava di lui, il giovane Poeta badava ad allargare le sue letture…&gt; (Piero Chiara: “Vita di G. d’Annunzio” –Milano 1978); e che mette in indubbia evidenza, prima di tutto , il superamento del classicismo carducciano: via l’enorme carico di citazioni latine, basta solo il titolo “Primo vere”, che conserva pure nella seconda edizione, dato che gli sembra anche un maschile, quasi una vendetta e una rivincita nei confronti del termine italiano che indica l’emblema della primavera: ”fiore”, in tutte le lingue romanze di genere femminile e perciò ingentilito (e il vate conosce, a quindici anni, l’inglese, il tedesco, il francese, oltre al latino e al greco; e a sedici impara ‘le lingue del Cervantes e del Camões’), meno che nel nostro idioma: è una vera delusione, soprattutto perché con “fiore” lui identifica la ‘donna’, l’amata, che cospargerà -da grande- di petali profumati di rosa nelle alcove-hammam-“aremme”; e con “fiore” identifica anche la ‘democrazia’, il suo Carnaro e la sua Fiume le cui vie farà addobbare di ‘viole’ al suo famoso ingresso trionfale la sera del 12 settembre 1919, proprio come, anticamente, i padri fondatori della democrazia facevano con le vie di Atene.</p><p>Sembra proprio per questa ragione che il personaggio femminile di “Terra vergine” avrà il nome, senza mezzi termini, di “Fiora”, e nemmeno “Flora” che anzi, al maschile e per sovramercato fa suo quale pseudonimo per un iniziale progetto di stampa di “Primo vere”, che vorrebbe intitolare, in un primo momento, “Pereclitatio”, versi di “Fulvio Giovinelli”; poi: “Odi arcibarbarissime” di “Albio Laerzio FLORO”; FLORO, come a voler contenere l’intiero mondo vegetale; sì , si diceva: “Fiora”, capraia di San Clemente Casauria, giovinetta sensuale, carnagione fresca e rosea, nei desideri dell’altrettanto giovine porcaio della Fara: “Tulespre” (forse ‘tout l’esprit’), focoso, ma alfine appagato e arrendevole (!?) dopo un bacio strappato a forza in uno scenario ‘panico’ nostrano inzuppato di suoni, colori, sapori, odori-olezzi salenti da un carnaio sonnecchiante di ciociari (contadini con le ‘chiochie’), di ovini, di suini: è la premessa all’appellativo con cui si tenterà , in seguito, di bollare il ‘vate’, a causa dei suoi versi di sensualità spinta oltremisura per l’epoca: &lt;poeta porco&gt; (cfr. su “Domenica letteraria” del 19 agosto 1883 n.33, ‘Alla ricerca dell’inverecondia’, il passo di Giuseppe Chiarini:&lt;…il poeta da me chiamato ‘porco’ era Gabriele d’Annunzio e il libro pel quale io l’aveva chiamato porco “L’intermezzo di rime”…&gt;, in polemica con Luigi Lodi che aveva scritto e pubblicato “Alla ricerca della verecondia”.</p><p>Lo stesso ‘imaginifico’, in una lettera del 1934 a Renato Brozzi (1885-1963), scultore, cesellatore, orafo, definito “animaliere” al Vittoriale, così dirà di sé: &lt;Sono, dicono i mi e i benigni, un ‘angelico porco alato’&gt;.</p><p>Però dovette rinfrancarsi il vate, quando s’imbatté nell’etimo di ‘fiore’, dal latino “flos, floris” (sost. maschile), su calco di radice indoeuropea ‘phla’ (=gonfiore, sbocciare), da cui il greco “phlià”(=gonfio, traboccante), perciò potenza generatrice della natura. Più tardi, divenuto ometto diciottenne e convivendo con la giovane Maria Hardouin duchessina di Gallese (sposerà nel 1883), avendo scelto Roma per residenza –dal 1881 al 1891- il poeta si fa giornalista per necessità e alcuni suoi pezzi sulla stampa romana escono con lo pseudonimo, per restare in tema, di “Mario dei Fiori”, già esso stesso pseudonimo di un pittore seicentesco specializzato in composizioni floreali (genere: natura morta), corregionale vestino, Mario Nuzzi (Penne 1603-Roma 1673): famoso resta il testo “A vucchella”, musica di Francesco Paolo Tosti, versi di Mario dei Fiori, ovvero Gabriele d’Annubzio, appunto.</p><p>Occorrono, dunque, per gli incipit e per le dediche delle appropriate citazioni da artisti di genio d’oltralpe e d’oltremanica, contemporanei e possibilmente precoci. Gabrielino, che ha solo 16 anni, ne trova una che fa al caso suo, che chiama Signora: è Mrs Hemans: Dorothea Felicia Hemans, nata Browne (Liverpool 25 sett. 1793-Dublino 16 maggio 1835),predisposizione per le lingue straniere: italiano, francese, tedesco, spagnolo e portoghese, latino; grande memoria, pubblica a soli 15 anni la prima raccolta di poesie: “Poems” (la più celebre è “Malinconia”); in epigrafe all’edizione di “Primo vere” del 1880, quindi, piazza l’incipit (qui sotto in neretto) della lirica “The voice of Sprimg” (Voce di Primavera):</p><blockquote><p><b>I come, I come! ye have called me long; I come o&#8217;er the mountains, with light and song. </b> Ye may trace my step o&#8217;er the waking earth By the winds which tell of the violet&#8217;s birth, By the primrose stars in the shadowy grass, By the green leaves opening as I pass.</p></blockquote><p>Come si vede, le affinità con la poetessa anglosassone sono molteplici, fino al termine “Primavera” (Spring), che è nel titolo delle raccolte, e l’armonico paesaggio naturale che ruota intorno. Da notare che in epigrafe alla prima edizione di “Primo vere” c’erano dei versi dal libro II delle Elegie, I, di Sesto Aurelio Properzio (Assisi 47 a. Cr. – Roma 14 a. Cr.), adatti non tanto per il contenuto: &lt;Mihi Musis et paucis amicis&gt; (Per me, per le Muse e per pochi amici), quanto per il rimando all’autore, Properzio, amico di Virgilio e di Ovidio, che ebbe le prime esperienze amorose con la schiava Licinna; in seguito per la padrona di costei, Cinzia; e tutto ciò è attinente alla lirica “Preludio” dell’edizione Carabba –quindi v’è da supporre che detta poesia era già composta sin dal 1879 e tenuta da parte- ove viene cantata la bella figura della schiava Namuna dalle “Mille e una notte” (&lt;Oh! Namuna, Namuna da li occhi di gazella, da ‘l refluente crine!&gt;), mutuata dal parigino Alfred de Musset (1810-1857) romantico che annuncia il decadentismo, ammesso al “Cénacle” di Charles Nodier a 17 anni, coraggioso nel rifiuto di adulazione verso Victor Hugo; musicata da Edouard Lalo (1823-1892), nominato “Chevalier de la Légion d’Honneur” nel 1890.</p><p>&lt;Va il bruno cammelliero pe’ vasti deserti d’Arabia…&gt; è il primo verso, e poi: &lt;Ghignano per la via orribili teschi insepolti […];/ teschi di schiavi neri là morti in feroci agonie; […]/ rivoli d’acque vive il labbro riarso anelava: […]&gt;. Qui si fa avanti l’Imaginifico Imam: &lt; Oh, Allah è grande!&#8230; –All’occhio riarso ecco ride/ co’ lieti verdi una vicina oàsi,/ ove slanciansi palme superbe di fronde e di frutti,/ e mille fiori vividi s’intrecciano; /ove augelli mescono canzoni di gioia e d’amore /e scorron freschi rivi con mormorii suavi;/ ove gazelle gentili si pascono a l’ombre /e insetti a torme brillano com’iridi&gt;. E dalla lirica ‘Seyda’ in “Studi a guazzo”: &lt;Ridea la luna a ‘l susurrante Bosforo,/ ai minareti bianchi, ai chioschi d’or; /e la bionda Seyda a le molli aure /fidava le canzoni del suo cor.&gt;. Più giù, un omaggio ai felici giardini dell’Islam: &lt;O superba region de l’amore/ o giardino diletto d’Allah,/ ha Seyda la morte ne ‘l cuore/ e più mai rivederti potrà&gt;. Ed ancora: &lt;…ne li atrii de l’Aremme mormoravano/ sommesse le fontane&gt;; per concludere: &lt;…da i minareti bianchi il muezzino/ lanciava al vento la sua voce mesta/ed avvolta in un sacco sotto l’onda/ sonni eterni dormia Seyda bionda&gt;.</p><p>Siamo in piena arte letteraria esotica di fine Ottocento: qui è ‘panismo mediorientale’, &lt;palmizi, minareti e harem, donne sensuali, cavalieri-guerrieri di barbara bellezza, sfrenatezza ed esaurimenti dei sensi, il tutto avvolto in una ottenebrante atmosfera profumata carica di misteri&gt; diranno Rosella Prezzo e Paola Redaelli in “America e Medio Oriente: luoghi del nostro immaginario” –B. Mondadori Editore -2002- pag.200. Più tardi, nel 1884, il pescarese assaporerà il ‘panismo estremorientale’, sarà ‘nippovate’ con articoli su “La Tribuna” ad oggetto il negozio romano di ‘giapponismo’ della signora Beretta e sotto lo pseudonimo di Shunsui Katsukawa, pure questi pittore-incisore attivo nella metà del ‘700 in Giappone; soprattutto con la novella “Mandarina” -apparsa sul ‘Capitan Fracassa’ il 22 giugno, anteprima de “Il Piacere” (1889)- ove descrive i salotti della capitale così arredati :&lt;Copriva la volta un tessuto con un immane drago cornuto, mostro favoloso dei tifoni […].</p><p>Le quattro pareti sparivano sotto una luminosa flora giapponese animata d’uccelli; in ciascun angolo una gru di bronzo; […] Un paravento con alcune cicogne bianche&gt;; quindi, in chiusura: &lt;Da ogni parte, uccelli posati su rami di rose, uccelli svolazzanti sui gigli bianchi, uccelli dormenti sotto i grandi calici rossi del momidsi&gt;: ‘calici rossi’! (di ‘momidsi’=pianta d’acero dai fiori violetti) fanno pensare a Toyo Ito e al suo ‘Huge of wine glass’ !?, l’unico monumento pescarese –dunque- d’ispirazione nippo-dannunziana: probabilmente ad ‘insaputa’ dell’autore, dei committenti, dei denigranti … E’ oltremodo sorprendente constatare lo spessore delle conoscenze del passato biblico, arabo, greco-latino, crociato, orientale e dell’allora contemporaneo universo letterario europeo in un giovane diciassettenne !</p><p>Per fortuna così è stato; ed è anche per questo che oggi, anno 2013, celebriamo la poliedricità di Gabriele d’Annunzio nel 150° della sua nascita.</p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Angelo De Nicola: Il mito di Celestino" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0017294_angelo-de-nicola-il-mito-di-celestino/" rel="bookmark">Angelo De Nicola: Il mito di Celestino</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia. &#8220;Mondo&#8221; di Umberto Astori" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0017047_poesia-mondo-di-umberto-astori/" rel="bookmark">poesia. &#8220;Mondo&#8221; di Umberto Astori</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Pizzoli: concerto in ricordo dei giovani Parisse" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0017010_pizzoli-concerto-in-ricordo-dei-giovani-parisse/" rel="bookmark">Pizzoli: concerto in ricordo dei giovani Parisse</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Editoria a pagamento VS cultura" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0017004_editoria-a-pagamento-vs-cultura/" rel="bookmark">Editoria a pagamento VS cultura</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia. &#8220;Annunciazione&#8221; di Umberto Astori" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0016994_poesia-annunciazione-di-umberto-astori/" rel="bookmark">poesia. &#8220;Annunciazione&#8221; di Umberto Astori</a></li></ul></div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.abruzzoworld.com/0023294_gabrielino-darabia-imaginifico-imam/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>poesia: Tu sei Pietro</title><link>http://cultura.abruzzoworld.com/0023283_poesia-tu-sei-pietro/</link> <comments>http://cultura.abruzzoworld.com/0023283_poesia-tu-sei-pietro/#comments</comments> <pubDate>Mon, 04 Mar 2013 20:43:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Umberto Astori</dc:creator> <category><![CDATA[poesia]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.abruzzoworld.com/?p=23283</guid> <description><![CDATA[Dipinto &#8220;TU SEI PIETRO&#8221; di Anna Maria Astori. TU SEI PIETRO Di primo mattino un improvviso evento scuoteva l’umanità. La notte di stupore carica di dubbi spandeva le sue ombre. La fatica al timone non reggeva alle agitate onde. La fragile umanità sulla Barca di Pietro alla Fede s’aggrappava. Ma una dolce visione la Stella [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/03/tu-sei-pietro.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-23290" alt="tu-sei-pietro" src="http://cultura.abruzzoworld.com/wp-content/uploads/2013/03/tu-sei-pietro.jpg" width="600" height="862" /></a><br /> Dipinto &#8220;TU SEI PIETRO&#8221; di Anna Maria Astori.</p><p>TU SEI PIETRO</p><p>Di primo mattino<br /> un improvviso evento<br /> scuoteva l’umanità.</p><p>La notte di stupore<br /> carica di dubbi<br /> spandeva le sue ombre.</p><p>La fatica al timone<br /> non reggeva<br /> alle agitate onde.</p><p>La fragile umanità<br /> sulla Barca di Pietro<br /> alla Fede s’aggrappava.</p><p>Ma una dolce visione<br /> la Stella mattutina<br /> regalava speranza.</p><p>Il vessillo sfolgorante<br /> di Cristo-morto-Risorto<br /> diveniva lampara.</p><p>Nell’inquieto mare<br /> dell’umana storia<br /> un altro Pietro verrà.</p><p>Umberto Astori<br /> 28 febbraio 2013</p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia: Omaggio a Lucio Dalla" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0022666_poesia-omaggio-a-lucio-dalla/" rel="bookmark">poesia: Omaggio a Lucio Dalla</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia: Luna a barchetta" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0022647_poesia-luna-a-barchetta/" rel="bookmark">poesia: Luna a barchetta</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia: Cenere, simbolico segno" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0022645_poesia-cenere-simbolico-segno/" rel="bookmark">poesia: Cenere, simbolico segno</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia: NEL SOLE TI HO INCONTRATA" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0022643_poesia-nel-sole-ti-ho-incontrata/" rel="bookmark">poesia: NEL SOLE TI HO INCONTRATA</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="poesia: Neve" href="http://cultura.abruzzoworld.com/0022638_poesia-neve/" rel="bookmark">poesia: Neve</a></li></ul></div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.abruzzoworld.com/0023283_poesia-tu-sei-pietro/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>