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Cosa c’è alla base dell’opinione assai radicata nel pensiero comune secondo cui lobby è sinonimo di corruzione, connivenza, favoritismo? Un pregiudizio. I pregiudizi sono quanto di più pericoloso la nostra mente riesca a concepire, perché difficilissimi da sradicare, spesso perfino di fronte all’evidenza empirica. Il pregiudizio sulle lobby nasce dalla convinzione secondo la quale la politica dovrebbe tutelare l’interesse generale e poiché fare lobbying vuol dire fare pressione per ottenere una decisione favorevole a pochi, esso andrebbe in direzione contraria alla realizzazione dell’interesse pubblico.
In realtà, è proprio nell’attività di lobbying che politica e interesse particolare scoprono il loro punto di connessione. Le lobby altro non sono che gruppi d’interesse i quali agiscono da intermediari per portare a conoscenza del decisore pubblico le richieste dei gruppi che rappresentano. Gli interessi in gioco, contrariamente al sentore comune, non sono esclusivamente o prevalentemente di natura economica; è chiaro che il sistema di rappresentanza, per sua stessa natura, può produrre sacche che potremmo definire di poteri forti, in grado più di altri di mobilitarsi a favore dei propri interessi, ma ciò sicuramente non è abbastanza per avvalorare l’antica e falsa credenza secondo cui dove c’è lobbying lì si annida la corruzione.
Ai detrattori del fenomeno in questione dovremmo rammentare che la libertà d’associazione a gruppi d’interesse, partiti politici o altre organizzazioni è una delle caratteristiche essenziali di una moderna democrazia rappresentativa: la dialettica tra potere politico e autonomie civili è alla base di ogni sistema democratico che si rispetti.
Che il lobbying possa essere considerato a tutti gli effetti uno strumento democratico al servizio dei singoli cittadini? Lungi dalla nostra cultura politica emanare un simile giudizio! Eppure, nelle più grandi democrazie europee, per non parlare degli USA (che di democrazia ne sanno una più del diavolo) il lobbista è un professionista nel vero senso del termine e non un personaggio oscuro che si aggira nei meandri dei corridoi del potere.
Insomma, è evidente che al riguardo c’è ancora molta strada da fare nel nostro Paese, poiché manca una vera e propria cultura della comunicazione così come una vera e propria cultura del potere che ci portino a mettere in discussione e a rivedere le nostre convinzioni sulle lobby, in modo da considerarle non più come il lato buio della politica ma come uno strumento, tra i tanti possibili, a disposizione dei cittadini, per far sentire la propria voce riguardo questioni a loro care.