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Danza Cosmica del Colore: con questo titolo dal 12 dicembre 2009 al 6 gennaio 2010 si tiene una mostra personale di Antonio Fiore nella suggestiva Chiesa Monumentale di San Francesco a Corridonia (MC), introdotta da Alvaro Valentini.
Antonio Fiore è un pittore nato nel 1938 a Segni in provincia di Roma e si è dedicato completamente alla pittura a partire dalla metà degli anni ’90, quando divenne amico e quindi discepolo prediletto di Sante Monachesi, futurista marchigiano noto per aver promosso il movimento “agravitazionale”.
Proprio da esso deriva il nome d’arte del nostro pittore “Ufagrà” = universo Fiore agravitazionale. Le sue prime opere, Collages e Quadri-messaggio, già lasciano intuire quale sarà il suo stile cromatico. L’artista infatti, attraverso una pittura di forte impianto cromatico e dinamico, è ritenuto dalla critica uno degli eredi più importanti del Futurismo. La sua prima personale risale al 1980 a Colleferro. In quegli anni stringe amicizia con colleghi e personaggi della cultura italiana, come Luce ed Elica Balla, Purificato, Omiccioli, Delle Site, Benedetto, Osvaldo Peruzzi. La sua ricerca è stata storicizzata da Giorgio Di Genova nella sua monumentale storia dell’arte “Generazioni anni trenta” ( editrice Bora, Bologna).
Delle numerose esposizioni da lui tenute, memorabili le antologiche “Antonio Fiore. Opere 1978-1991”, tenutasi al Complesso Monumentale del S. Michele a Ripa Grande (Roma 1991), in occasione della quale esce una sua monografia curata da Giorgio Di Genova e quella al Vittoriano di Roma nel 2005. Altra importante mostra quella del 1992 al Castello Cinquecentesco de L’Aquila, replicata nel ’93 alla Casa D’Annunzio di Pescara. Sue opere si trovano tra l’altro alla Quadriennale di Roma, al Museo Bargellini di Pieve di Cento e alla Pinacoteca Francescana di Falconara Marittima, nelle gallerie civiche di Rieti, Celano, Crotone, Sulmona, a Malta ecc.
Come si diceva, Fiore è uno dei più qualificati esponenti di quello che potremmo chiamare Neofuturismo, anche se questo termine è contestato da alcuni studiosi che ritengono esaurito il grande movimento nel 1944 anno della scomparsa del suo principale protagonista, quel Marinetti che seppe introdurre l’arte italiana nel perimetro della modernità.
La ricerca pittorica di Fiore si caratterizza per l’ostinata apologia cromatica; un colore il suo timbrico, mai raccolto entro alvei prestabiliti, bensì esplosivo in molteplici direzioni fino ad essere intrinsecamente strutturato in chiave cosmica.
A questo proposito particolarmente significativo il titolo dato dagli organizzatori alla mostra marchigiana dove l’iconologia spaziale assume un carattere libertario, al limite dell’anarchia. Mi sovviene allora anche se in forma implicita il totale rovesciamento dei valori logici e persino strutturali delle famose “Parole in libertà”. Questa volta sono le tessere cromatiche di squillante letizia ad essere in vagante libertà ascensionale verso un impianto cosmico. Tessere che si armonizzano spinte da un dinamismo talora passionale, sicché non sembri assurdo parlare di erotismo nelle sue composizioni caparbiamente disponibili alla compenetrazione. Anche in questo caso la reminiscenza delle celebri “Compenetrazioni iridescenti” di Giacomo Balla, che Fiore ha avuto modo di conoscere, appare più che evidente e sempre con il pensiero costante all’eterno processo del divenire.
Una mostra quella di Corridonia da non perdere, che ancora una volta diviene esemplare a suffragio della tesi che l’innovativo pensiero marinettiano trova tutt’oggi, all’inizio del nuovo millennio, proseliti pieni di entusiasmo e dirompente audacia.
Alvaro Valentini - Pollenza MC
1 dicembre 2009 a 20:03
Gent.mo professore,
Le faccio i complimenti per il bellissimo articolo dedicato alla mostra di Antonio Fiore “Ufagrà”.
Come ricorderà, ci siamo conosciuti alla presentazione del libro su David Giovannini.
Le auguro tanto bene.
Un saluto cordiale anche a sua figlia.
Con stima
Alvaro Valentini