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Al Collegio romano, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali rappresentato dal sottosegretario Francesco Maria Giro ha reso ufficiale un gemellaggio, per così dire, tra la Fondazione Casa Buonarroti e la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, vale a dire tra Leonardo e Michelangelo, le cui opere eccelse sono autorevolmente rappresentate dalle due istituzioni. Pronubo di questa unione Metamorfosi, associazione culturale impegnata nel promuovere arte e cultura organizzando eventi espositivi e mostre in Italia e all’estero, che in un solo anno di vita si è già creata un proprio spazio.
Ambrosiana: “Musico”, di Raffaello.
Gli eventi espositivi del giro d’Italia con Leonardo e Michelangelo
Un colpo grosso, messo a segno dall’associazione presieduta da Pietro Folena, è stato l’avere promosso l’incontro tra i due più grandi patrimoni culturali e artistici che fanno capo agli eccelsi geni del Rinascimento italiano. Non si tratta di un fatto episodico: con Casa Buonarroti Metamorfosi ha un contratto di dodici anni che ne fa la protagonista esclusiva della valorizzazione pur mantenendo l’istituzione piena autonomia sul piano culturale e nelle scelte; dalla Fondazione Cardinale Federico Borromeo ha il mandato di valorizzare il patrimonio della Veneranda Biblioteca Ambrosiana attraverso mostre ed altri eventi a livello nazionale e internazionale.
In cosa si esprime questo che abbiamo chiamato gemellaggio, forzando volutamente i termini dell’incontro? Intanto in un progetto di visibilità parallela volto ad estendere la conoscenza di grandi capolavori anche come traino per l’acquisizione delle risorse necessarie a conservare e promuovere ulteriormente il patrimonio di valore incommensurabile gestito dalle due istituzioni.
Metamorfosi non è stato soltanto il catalizzatore della reazione chimica volta a trasformare la conservazione in valorizzazione, l’esposizione fissa in mostra itinerante; è anche il soggetto che si fa carico di tutti gli aspetti dell’organizzazione di eventi così complessi come quelli che muovono capolavori unici della cui fragilità si è molto parlato di recente come remora allo spostamento; compito delicatissimo, quindi, che non può essere svolto dalle istituzioni detentrici delle opere, ma richiede specializzazione dedicata invece del ricorso a servizi generici mobilitati per la circostanza.
In realtà l’abbinamento tra i due grandissimi si rende visibile al grande pubblico soltanto a Roma, in apertura e chiusura di un ciclo iniziato il 29 ottobre 2010 che si chiude, almeno per ora, nel febbraio 2012. Prestigiosa “location” dei due momenti terminali sono i Musei Capitolini dove dal 29 ottobre al 5 novembre sono esposti “ i “Due Lottatori” di Michelangelo, e, a staffetta, dal 7 dicembre al febbraio 2011, il “Ritratto di Musico” di Leonardo. Calerà il sipario con “Michelangelo e Leonardo: gli italiani prima dell’Italia” dall’ottobre 2011 al febbraio 2012.
In questo arco di tempo il laboratorio creato da Metamorfosi con l’incontro tra le due istituzioni darà luogo a una serie di eventi lungo la penisola: a Milano alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana “Michelangelo: il Crocifissino di Casa Buonarroti” dal dicembre 2010 al febbraio 2011; al Castello Sforzesco “Michelangelo architetto” dal 4 febbraio al 15 maggio 2011 – non si tratterà, è stato precisato, della replica della grande mostra svoltasi a Roma lo scorso anno – e a seguire nella stessa sede “L’ultimo Michelangelo” dal 18 marzo al 19 giugno 2011. Ritroviamo l’artista a Palermo, al Palazzo dei Normanni, con “Michelangelo, la vita e le opere”, dal dicembre 2010 al febbraio 2011. E qui termina l’esposizione solitaria di uno dei due geni, perché la coppia dopo la partenza abbinata e il ritorno insieme ai Musei Capitolini si divide lungo il tragitto per l’Italia.
L’altro genio, “Leonardo, disegni di figura e fogli del Codice Atlantico”, sarà alla Casa Buonarroti di Firenze dal febbraio al maggio 2011, quasi uno scambio-compensazione del prelievo dalla casa delle preziose carte michelangiolesche esposte nello stesso periodo a Milano. E’ una formula che può risolvere in modo dinamico il problema del depauperamento di attrazioni per i prestiti non bloccando le opere ma sostituendole temporaneamente con altre di valore comparabile. Nello stesso periodo “Leonardo” a Napoli al Castel dell’Ovo aggiunge una tappa meridionale.
Il giro d’Italia dei due grandissimi tocca dunque Milano e Palermo con Michelangelo, Firenze e Napoli con Leonardo, dopo la partenza a staffetta e il ricongiungimento finale nella Capitale. Il tutto avviene prevalentemente nel corso del 2011, l’anno del 150° dell’Unità d’Italia. Questi eventi non fanno parte delle celebrazioni ufficiali, ma possiamo dire con sicurezza che colgono lo spirito dell’identità nazionale e dell’italianità nel modo più rappresentativo ed esaltante.
Casa Buonarroti: “Cleopatra”, di Michelangelo.
“Metamorfosi”, promotrice di progetti e organizzatrice di eventi culturali
Questi i fatti, che sono la parte emersa del vero e proprio “iceberg” apparso nella presentazione attraverso le parole dei protagonisti dell’incontro che lo sono anche per l’iniziativa. E’ stato molto istruttivo – ne abbiamo dato atto anche nella conferenza stampa – sentire sviscerati i problemi e le opportunità per la valorizzazione di un patrimonio artistico unico al mondo al quale non basta la pur impegnativa attività di custodia e conservazione alla quale si dedicano le apposite istituzioni; occorre anche estenderne la visibilità al di fuori dei rispettivi siti affrontando i gravosi problemi organizzativi e non solo, per i quali occorrono competenze ed energie nuove. L’associazione Metamorfosi è stata in grado di offrirle alle due grandi istituzioni depositarie di tanto Michelangelo e tanto Leonardo, che hanno avuto il merito di cogliere al volo l’occasione e lanciarsi nell’avventura che porta i due grandi in una sorta di Tour italiano nell’anno del 150° anniversario. Un en plein!
Sentiamo il presidente Pietro Folena, passato dalla politica alla cultura e all’arte nell’upgrading di una second life che si preannuncia ricca di soddisfazioni; ci siamo immedesimati avendo compiuto con soddisfazione un modesto passaggio in tale direzione dall’economia e dalla dirigenza.
Ha parlato del vero e proprio laboratorio in fieri per la gestione innovativa del patrimonio culturale basato sulla collaborazione scientifica tra Fondazione e Biblioteca Ambrosiana e Casa Buonarroti. La prima ha il Codice Atlantico, casa Buonarroti il patrimonio di disegni, autografi e archivio. La collaborazione con Metamorfosi ruota intorno ad alcuni eventi che propongano opere significative dei due grandi geni del Rinascimento inserite in un progetto unico. Dopo la mostra “Michelangelo architetto a Roma”, il progetto prende avvio con la presentazione di una serie di eventi espositivi per dare visibilità a una fase che esprime la funzione internazionale dell’arte e della cultura italiana anche se all’epoca non vi fu quel riscontro nella coscienza nazionale che venne nei secoli successivi. “Nei due grandi c’è tutta la poliedricità del genio italico, le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia possono essere occasione di riflessioni e approfondimenti”.
In termini più generali, è una sfida anche per innovare nelle politiche di valorizzazione con il laboratorio di collaborazione pubblico-privato promosso da Metamorfosi, mediante nuovi progetti di ricerca. C’è grande bisogno di risorse pubbliche, ma anche l’esigenza di utilizzarle al meglio e di associare risorse private. Metamorfosi si pone come “facilitatore di rapporti tra le istituzioni”.
Ambrosiana: “Dama”, di Raffaello.
La Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana con la Fondazione Cardinale Federico Borromeo
Della valorizzazione ha parlato Giorgio Ricchebuono, presidente della Fondazione Cardinale Federico Borromeo, riferendo la sua esperienza di manager chiamato dalla Biblioteca Ambrosiana per imprimere “una marcia in più” a un’istituzione benemerita attenta al valore economico, del resto il cardinale Borromeo ha potuto creare la preziosa collezione di dipinti e la Biblioteca perché disponeva di cospicue risorse. Gli è stato chiesto di estrarre “valore” dal patrimonio culturale, ha creato un “think tank” e ha puntato su Leonardo come attrazione mondiale. Di qui gli otto fogli del Codice Atlantico presentati al G8 dell’Aquila ai grandi della terra, di qui la mostra a Israele e la grande eco sui media di tutto il mondo. Non è mancata la riorganizzazione di Biblioteca e Pinacoteca, ma è stato di certo il grande nome a portare grandi risultati anche sul piano economico, si è creato valore dall’arte e dalla cultura con un testimonial impareggiabile, Leonardo da Vinci. I visitatori da 40 mila sono raddoppiati, il prossimo anno dovrebbero diventare 120 mila.
Codice Atlantico, foglio 000R 004
Codice Atlantico, foglio 000R 004
Codice Atlantico, foglio 000R 157
Codice Atlantico, foglio 000v 057
Il manager è una fucina di idee, anche la registrazione come “brand” di due nomi come Leonardo e Michelangelo, come farebbero in America, produrrebbe benefici inimmaginabili, del resto risorse ne occorrono per conservare un milione di libri e restaurare duemila quadri per citare soltanto alcune delle pesanti incombenze della Biblioteca Ambrosiana. Sovvengono le donazioni dei singoli, ma va applicato il motto “aiutati che il ciel t’aiuta”, “enfatizzare e valorizzare al massimo il patrimonio culturale è necessario per far fronte agli oneri di una conservazione così impegnativa.
Dopo questa lezione di gestione manageriale dell’arte, il quadro della Biblioteca Ambrosiana è stato completato da don Alberto Bocca, a nome del Prefetto mons. Buzzi. L’ha definita “istituzione poliedrica”, non solo “veneranda Biblioteca”, ma anche Pinacoteca ed Accademia; è stata la prima biblioteca ad essere aperta al pubblico perché quella di Oxford, che vanta tale primato, lo era solo per gli universitari, nell’Ambrosiana occorreva soltanto saper leggere e scrivere; Federico Borromeo forniva il materiale per la scrittura, oltre al riscaldamento, e voleva che i libri fossero visibili a tutti come in un negozio. “Alla ricerca del vero nella Biblioteca abbinò la ricerca del bello nella Pinacoteca, alla quale conferì la sua collezione ricca di opere di Caravaggio, Brueghel e altri massimi artisti dell’epoca. Anche Brera nasce da un primo nucleo fornito dall’Ambrosiana”.
L’Accademia è invece recentissima, istituita nel 2008, ma l’intuizione è di Borromeo che creò sin da allora sette classi partendo dall’Oriente, con la raccolta dei testi islamici più antichi e delle prime stampe cinesi, oltre ai classici greci e latini, all’italianistica e alla slavistica. In questo modo “Biblioteca e Pinacoteca non sono due istituzioni conservative ma strumenti come martello e chiodi per studiosi e popolazione, non vi sono topi da biblioteca ma soggetti in rapporto con la cultura mondiale”. Le sette classi con 600-700 studiosi di tutto il mondo sono un’agorà di confronto culturale, ogni anno sette convegni annuali di due tre giorni a Milano con studiosi dai diversi paesi. Come funziona? Anche qui è restata l’impostazione di Federico Borromeo: due organi di governo, il “Collegio dei dottori” (cioè il comitato scientifico) che decide quasi tutto, anche i prestiti, formato da otto sacerdoti con qualifiche accademiche del massimo livello; e la Congregazione dei conservatori (come un Consiglio amministrazione) per l’amministrazione e il controllo.
Da due anni si è aggiunta la Fondazione Cardinale Federico Borromeo per la raccolta fondi, e il presidente Ricchebuono ha mostrato come sia impegnato in questo compito con idee innovative per valorizzare quanto di più straordinario possa esserci: il “Musico” in mostra è l’unico dipinto su tavola di Leonardo rimasto a Milano dopo le razzie napoleoniche, mentre il Codice Atlantico, con i suoi 1119 fogli e i 1700 disegni e scritti, è una miniera inesauribile da valorizzare. La partecipazione al progetto promosso da Metamorfosi con Casa Buonarroti si colloca in tale quadro.
La Casa Buonarroti a Firenze
Del progetto hanno parlato anche il presidente e la direttrice della casa dell’altro genio italico. Il presidente Eugenio Giani ha sottolineato l’importanza del collegamento con un’associazione dotata di capacità organizzative specialistiche come Metamorfosi, dato che Casa Buonarroti non ne avrebbe la possibilità, impegnata com’è nel delicato lavoro di conservazione pur se qualche volta è riuscita a realizzare iniziative espositive con notevoli sforzi.
Casa Buonarroti: “Madonna”, di Michelangelo
Michelangelo, Giudizio finale
Michelangeo, Isacco
Il vasto patrimonio della casa, come dei 70 musei di Firenze deve essere valorizzato anche con mostre temporanee all’esterno che richiedono il trasferimento delle opere per il quale occorre disporre delle capacità organizzative mancanti alle istituzioni. Per dimostrare l’efficacia delle mostre esterne ha detto che “Michelangelo architetto a Roma” è stato visto da 178 mila visitatori, hanno avuto successo anche le mostre di Napoli sulla “Vita di Michelangelo” e quella di Siena. Mettere insieme i due patrimoni straordinari di Michelangelo e Leonardo ha anche un valore rievocativo perché a Firenze sembra che fossero impegnati nei due grandi affreschi incompiuti di Palazzo Vecchio il primo nella Battaglia di Anghiari, il secondo nella Battaglia di Cascina. E ha dato atto al Ministero per i Beni e le Attività Culturali di dare all’iniziativa una cornice autorevole di coordinamento e valorizzazione.
Pina Ragionieri, la direttrice, parla della “solitudine delle istituzioni”, come la Casa Buonarroti, dinanzi ai problemi di valorizzazione che vanno al di là delle loro capacità e traccia la storia della casa ripercorrendo le vicende della famiglia che ha cercato di mantenere la memoria e i segni dell’arte e della vita del celebre avo in periodi molto tormentati. Casa Buonarroti è tante cose insieme, “museo e monumento, luogo della memoria e della celebrazione del genio” e anche un edificio barocco di pregio con esposte le pregevoli collezioni artistiche della famiglia. Ci sonoi rilievi di marmo scolpiti nella sua giovinezza, e soprattutto i suoi preziosi disegni e autografi. Ne sono stati recuperati duecentocinquanta, e vengono esposti a rotazione in piccoli nuclei.
La loro storia è avvincente, Giorgio Vasari racconta che prima di morire a Roma l’artista volle distruggere, bruciandoli, schizzi, disegni e cartoni per eliminare i suoi tentativi in modo da “non apparire se non perfetto”; si salvarono i molti disegni restati a Firenze nella casa di famiglia e alcuni furono recuperati a Roma dal nipote Leonardo Buonarroti, che però ne donò parecchi – insieme ad altro materiale dello studio lasciato da trent’anni – al duca di Toscana Cosimo I de’ Medici per le sue collezioni. Cambio di generazione, il pronipote con il suo nome per intero e l’appellativo il Giovane raccoglie quanto rimasto e lo espone in quattro sale nella casa di famiglia, riacquistando autografi anche sul mercato romano; allora Cosimo II gli restituisce una parte dei disegni e il quadro “La Madonna della scala” che faceva parte del materiale di studio donato a Cosimo I.
Altri cambi di generazione, non più recupero ma vendite da parte prima di Filippo Buonarroti al francese Wicar alla fine del ‘700, poi del cavalier Michelangelo al British Museum nel 1858. Per fortuna l’ultimo erede diretto della famiglia di nome Cosimo morto in questo periodo, nel testamento lasciò all’istituzione pubblica le carte e i disegni dell’illustre avo di cui deteneva la parte prevalente, e anche il palazzo di famiglia. Così sin dal 1859 nacque il museo a Casa Buonarroti, con esposti i preziosi reperti in precarie bacheche. Deve trascorrere un secolo perché si provvedesse a un restauro dei disegni, che dal 1975 tornarono nella Casa per essere esposti a rotazione, insieme ad opere ricevute in dono e ad altre avute in deposito dai musei fiorentini. Il tutto in ambienti che Buonarroti il Giovane dal 1612 per trent’anni impreziosì con il lavoro dei maggiori artisti fiorentini del tempo, in testa Pietro da Cortona.
Ambrosiana: “Cartone”, di Raffaello.
La cornice romana e nazionale: l’assessore Croppi e il sottosegretario Giro
Nella parte immersa dell’”iceberg” dell’evento ci sono anche gli annunci, oltre alla entusiastica condivisione, dei rappresentanti di Roma Capitale e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Il presidente della Commissione cultura del Campidoglio Federico Mollicone non solo ha tratto lo spunto dai due grandi del Rinascimento per affermare che la Roma rinascimentale non è di livello inferiore alla Roma antica; ma ha sottolineato l’importanza di collegare le grandi città d’arte. E ha dato l’annuncio che si pensa di creare a Roma una “Casa del Rinascimento” per tenere viva nella Capitale con mostre continue la riscoperta di un periodo di straordinaria temperie artistica.
Umberto Croppi, l’attivissimo assessore alla cultura di Roma Capitale – è questa la giusta denominazione dopo l’approvazione della relativa legge – sottolinea l’importanza delle iniziative di valorizzazione che creano molto indotto economico e meritano il giusto sostegno da parte del denaro pubblico. Queste risorse si rendono necessarie, come lo sono quelle portate dai privati da non considerare come un fatto filantropico: “deve esserci un modello di business” che non avrebbe natura speculativa ma la funzione di “raggiungere obiettivi comuni mediante risultati economici con la valorizzazione del bene culturale nel rispetto delle esigenze di tutela e conservazione”.
Ha sottolineato come l’iniziativa presentata si colloca in questa prospettiva, considerando che “Metamorfosi non è un’azienda ma un’associazione mossa dalla passione per il patrimonio culturale e dato che le operazioni costano, viene adottato il modello di business della Fondazione della Biblioteca Ambrosiana. Altri si stanno attrezzando per rapporti di questo tipo”.
Roma Capitale ritiene necessario predisporre la cornice giuridica adeguata, dato che quella esistente risale ad epoche sorpassate, di qui l’annuncio: c’è un progetto pilota per studiare “provvedimenti normativi e regolamentari ispirati a una nuova cultura giuridica”. Si guarda al modello francese, molto avanzato, che prese lo spunto da primi contatti, pur infruttuosi, con l’Italia. Il fatto che l’evento presentato si apra e si concluda ai Musei Capitolini conferma e rafforza il legame esistente con la Biblioteca Ambrosiana, che si manifesta anche nel restauro di un prezioso codice che sarà presto esposto al Palazzo Reale a Milano – ha interloquito Ricchebuono – e per il quale Croppi ha subito prenotato Roma. Un botta e risposta immediato frutto di un clima aperto e propositivo.
Casa Buonarroti: “Leda”, di Michelangelo.
A questo punto l’intervento conclusivo del sottosegretario Francesco Maria Giro ha inquadrato l’iniziativa nel contesto nazionale con nuovi annunci su eventi romani presentati dal Ministero. Ha definito l’iniziativa promossa da Metamorfosi – dopo un gustoso siparietto sul Folena politico – un “lavoro straordinario che ha portato a progetti integrati di grande respiro”; e, riprendendo l’accenno di Mollicone, ha lanciato l’idea di un vero “patto tra le città d’arte da Palermo a Milano passando per Napoli e Roma, Firenze e Venezia”, un patto che può nascere nel Ministero mediante la condivisione di progetti comuni. Ricorda poi il lavoro svolto, partendo dal rilancio dell’immagine di Pompei dopo il degrado e soffermandosi soprattutto su Roma: la grande apertura di Palazzo Barberini con i suoi saloni e il Museo dell’arte antica, il forte impegno nell’archeologia e anche nell’arte contemporanea con le grandi sedi, l’apertura del Maxxi e l’ampliamento del Macro. Sono solo degli esempi di attualità, anche le Biblioteche vanno viste in questa prospettiva che trova nel paesaggio la necessaria cornice, anch’essa incomparabile, a cui dedicare altrettanta cura.
Tornando all’evento presentato, nel sottolineare il valore delle due istituzioni Casa Buonarroti e Biblioteca Ambrosiana, il sottosegretario ha ricordato come il Cardinale Federico Borromeo abbia creato “un’estetica che ha influenzato molto l’arte rinascimentale: l’arte nella concezione del Borromeo non è imperniata sul naturalismo ma sul realismo per comunicare qualcosa di importante alla persona, ideali incarnati da Leonardo e Michelangelo nella loro espressione artistica”. Va quindi valorizzata la cultura comune “che ha il suo centro nell’eredità cristiana, sono le nostre radici alle quali dobbiamo sempre fare riferimento come fonte della nostra identità”.
Roma “diventa lo scenario di un grande evento culturale di crescita” con l’evento presentato; e – significativa coincidenza – con l’apertura il giorno dopo del Terzo anello del Colosseo chiuso al pubblico da quarant’anni e degli Ipogei che mai sono stati accessibili; seguirà più avanti l’Attico. Il monumento-simbolo della romanità sarà così accessibile al 70%, mentre finora lo è stato al 40%.
Il sottosegretario ha concluso tornando sulla strategia del Ministero di valorizzare il patrimonio culturale nella prospettiva di risultati economici positivi, considerando che è il campo nel quale abbiamo punti di forza tali da darci vantaggi competitivi se ben gestito, così da fare della cultura e dell’arte un fattore di crescita anche economica oltre che civile per il paese.
L’apporto di risorse private – che è cosa ben diversa della privatizzazione – è indispensabile ma per averlo occorre l’investimento pubblico e soprattutto un forte sostegno alla cultura ponendola al centro della politica nazionale. E così dicendo ha dato appuntamento per l’indomani al Terzo anello del Colosseo: vi abbiamo visto salire idealmente Leonardo e Michelangelo come ospiti d’onore.