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Le Gole di Celano, le genziane, i lupi, le aquile, le linci e gli orsi: questo è molto altro in una splendida area abruzzese.
Il Sirente-Velino si trova in provincia dell’Aquila nei comuni di Acciano, Aielli, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Celano, Cerchio, Collarmele, Fagnano Alto, Fontecchio, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Magliano de’ Marsi, Massa d’Albe, Molina Aterno, Ocre, Ovindoli, Pescina, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, Secinaro, Tione degli Abruzzi.
Il parco, naturalisticamente parlando, è uno splendido esempio dell’ambiente dell’Appennino centrale. Formato dal Velino – la cui piramide assieme a quella gemella del California svetta al di là della A25 sul paesaggio orizzontale del Fucino – più selvaggio e appartato; dal Sirente che per essere apprezzato appieno va visitato sul versante nord. In mezzo si trova l’altopiano delle Rocche, di origine carsica, un sistema di altopiani a quota variabile tra i 1300 e i 1600 m. L’area del Parco è completata dalla media Valle dell’Eterno e dalla Valle Subequana, più facilmente accessibili e per questo caratterizzata dai segni dell’uomo, che ha lasciato beni storici, artistici, architettonici e archeologici.
La presenza umana, nei vari secoli, si può osservare, anche, dai resti possenti del Castello di Ocre, dai centri storici di Fontecchio o di Castelvecchio di Subequo e dalla minuscola chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta, collocata tra pascoli e faggete alle falde del Velino. La storia del Parco inizia nel Mesozoico, come attesta l’abbondanza dei calcari organogeni del Cretaceo. Sul Sirente e il Velino si notano le tracce di antichi ghiacciai che hanno lasciato circhi glaciali e morene che si snodano a volte anche per chilometri.
Probabilmente a questi antichi laghi si deve il nome Velino che secondo alcuni studiosi deriva dalla parola greca helos, palude, un ambiente difficile da immaginare guardando oggi le aride distese di questo luogo. Spettacolari sono i segni lasciati dall’erosione fluviale, tra cui primeggiano le Gole di Celano, un canyon scavato dal torrente la Foce, chiuso tra pareti altissime e sottoposto a vincolo paesaggistico. A primavera fioriscono i narcisi – che schiudono le profumate corolle, le specie sono due il narciso selvatico e il narciso dei poeti – i gigli martagoni e le genziane.
La flora è così vasta che si possono trovare specie nordiche come il trifoglio montano o altre entità portate dai botanici. La natura montuosa dell’ambiente condiziona la fauna, ma non ne impedisce la ricchezza. Il parco ospita lupi, aquile, linci ed orsi. Il progetto “Life” a favore dell’orso ha permesso di constatarne la sua ampia presenza e di evidenziarne i principali spostamenti con i parchi vicini. Tra le specie più rare troviamo il corvo imperiale e il grifone reintrodotti su questi monti grazie ad appositi programmi operati dall’uomo.
Maurizia Lorenzetti