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Quando solo un anno fa pubblicammo “Il Decamerino”, le prime dieci novelle di Enzo Martocchia, credevamo che quel suo essere poliedrico, tipico dell’artista introverso e soggetto alle continue fluttuazioni dell’arte, fosse in realtà una “presa di distanza” da quell’universo di vignette che lo aveva contraddistinto per l’intera esistenza. Martocchia, però, premiato anche come mini-scrittore, il talento non l’ha comprato e nemmeno ha pagato per farsi recensire: il nipote, sommessamente, gli produce qualche servizio, sperando che lo legga e riesca a farlo felice. Il talento dicevamo. E’ da poco terminata la sua personale presso il Museo delle Genti d’Abruzzo, a Pescara.
“Sono andato bene” mi dice mentre osservo le sue ultime opere. Di strada ne ha fatta tanta Enzo Martocchia, anche sulla tela. Iniziò per gioco (come per le vignette), con dipinti astratti, delineando personaggi e fatti di vita in maniera schematica, lineare, con poca fantasia. Era alle prime armi, e non gli si poteva chiedere di più. D’altro canto la pittura veniva in seconda istanza, era nato vignettista. Ora però, a ben vedere, questa sua tecnica pittorica ha prodotto qualche risultato, con una creatività e dei colori che destano sorpresa anche al più attento degli osservatori. Queste opere svelano una nuova linfa di Martocchia, capace di rappresentare luoghi e fatti con insolita naturalezza, accompagnata da colori vivi ed espressione della sua metodologia su tela, acrilico ed acquerelli. L’ambiente è sempre il mare, quel mare che non finiremo mai d’amare e che accompagna Martocchia per (quasi) tutta l’intera sua produzione. Ecco allora barche in lontananza, il porto di Pescara, la torre di Cerrano, la quotidianità dei pescatori, approdi su spiagge dove l’uomo si cimenta con la forza del mare, delle sue intemperie, del suo essere così “traditrice”.
Martocchia riesce a sorprendere anche questa volta e quando gli si chiede di continuare su questa strada obietta: “Si, ma devo fare l’Illiade”. Se il critico lo sprona a produrre di più, a mantenere vivi quei colori anche d’inverno, quando il mare in tempesta potrebbe aprirgli nuovi spazi di riflessione, Enzo Martocchia risponde così: “L’Illiade in chiave satirica, ovvio, e tu mi aiuterai nell’editing”. Vignettista, pittore, scrittore: non c’è verso di fargli prendere una strada a scorrimento veloce
Simona
9 luglio 2012 a 12:55
Scrivi molto bene, complimenti. Simona
Paolo Martocchia
9 luglio 2012 a 12:38
Grazie carissima Rosetta. Di strada e di scrittura ne ho praticata abbastanza! ciao e buon lavoro
mariarosa viglietti
26 novembre 2009 a 17:52
Il tuo è un articolo fresco, scorrevole. Io non conosco la tua età, ma ha il sapore di gioventù.
Attraversole tue parole è nata la mia curiosità a conoscere l’artista.
Complimenti
Rosetta