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Il segno e il colore sono le note dominanti del ‘fraseggio’ pittorico di Anna Seccia, artista abruzzese attiva a Pescara, dove si è formata a partire dagli anni ’60.
Le opere di quegli anni mostrano una progressiva evoluzione della forma fino al suo completo dissolvimento finché, nel 1975, subentra il tonalismo, con l’emergere del colore azzurro (nelle sue più belle varianti, dal blu cobalto al turchino) come elemento caratteristico – direi quasi ‘genetico’ – della sua pittura. Pochi i lavori restanti di questa fase, per la maggior parte distrutti dalla stessa Anna Seccia.
Del 1987 è la ‘rinascita’ artistica – corrispondente ad una catarsi spirituale – che trova ispirazione nelle categorie freudiane dell’inconscio e del sogno, come rivelano le “danze morfologiche”, tracce di un’ “autobiografia simbolica” (Giorgio Di Genova) che trova nella forma ovale la sua più evidente allusione all’universo femminile. La poetica informale prevale ancora negli anni ’90 e oltre, in un’ottica radiografica che ‘estrae’ le forme (organiche, naturali, umane) direttamente dalle ‘viscere’ della pittura attraverso segni e colore; quest’ultimo – velato, screziato, luministico – non è ricerca di monocromatismo, ma un ‘tratto’ della coscienza.
Di qui la nascita, nel 1998, della “Stanza del colore”, un ambiente multisensoriale creato dall’artista nel suo studio e poi diventato un progetto con la realizzazione di laboratori sulla creatività espressiva condotti nelle scuole e destinati (finora ma non solo) ai bambini. Perché la pittura, per Anna Seccia, è “Artemaieutica”: ciascuno di noi infatti può, attraverso essa, ‘partorire’ i segni e i colori di cui è portatore fin dalla nascita. Da questo processo deriva la formazione dell’identità dell’individuo, poi collettivizzata – e quindi rafforzata – attraverso la dimensione sociale.
L’arte è dunque “vitalismo psichico”, uno scavo in profondità (si noti la lettura ‘verticale’ di molte opere di Anna Seccia), un affiorare di connotazioni interiori – ferite, pulsioni, sentimenti ‘magmatici’ – risolte dal binomio segno/colore in una sintesi efficace e coinvolgente che rende visibile l’anima e la vita.
Manuela Valleriani
21 aprile 2009 a 19:01
Gent.ma Anna,Le stavo scrivendo una mail per segnalarLe dell’avvenuta pubblicazione dell’articolo e, a sorpresa, ho trovato questo Suo commento… Possiedo già la monografia di Di Genova, che mi ha aiutata a scrivere questo pezzo, ma La ringrazio ugualmente e molto perchè ha pensato di farmene omaggio. E grazie anche per i complimenti: essere riuscita ad interpretare la Sua sensibilità artistica è un piacere e insieme un onore per me. I Suoi lavori mi hanno colpita ed amozionata, e credo che questo si evinca da ciò che ho scritto. Spero che avremo presto occasione di incontrarci e di approfondire insieme arte e vita.
manuelavalleriani@yahoo.it
anna seccia
19 aprile 2009 a 11:12
Gent.ma Manuela
un amico mi ha informata che in questa rivista era pubblicato un articolo che riguardava il mio fare artisico.Incuriosita l’ho cercato e nel leggerlo sono rimasta sorpresa nel constatare la sua preziosa e veritiera analisi del mio percorso artistico,ho avuto la sensazione che lei conoscesse me e la mia ricerca da sempre.Nel ringraziarla e nel complimentarmi per l’acutezza della sua penna vorrei omaggiarla della mia recente monografia “Anna dei colori”di G.Digenova che ha accompagnata la mostra antologica che si è tenuta al Museo V.Colonna a Pescara in Luglio del 2008