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La città di Roma renderà a fine giugno un doveroso omaggio ad Eduardo Palumbo, uno dei massimi esponenti dell’astrattismo italiano contemporaneo in occasione dei suoi 80 anni. Infatti sabato, 23 giugno 2012 alle ore 18 sarà inaugurata presso lo storico “Lavatoio Contumaciale” della capitale (Piazza Perin del Vaga, 4) la grande mostra di arti visive “Eduardo Palumbo e gli amici”.
Realizzata in collaborazione con la l’Associazione culturale Fondazione “Luigi Faccioli” di Roma diretta con grande passione da Teresa Faccioli, l’Associazione Culturale “Casa Arte Scuola Civica di Musica” di Latina e la Casetta della Musica di Latina, la mostra gode del Patrocinio della Regione Lazio, dell’Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport e della Fondazione Filiberto Menna di Salerno.
Ideatori e Curatori della mostra sono Tomaso Binga, alias Bianca Menna che da ben 38 anni dirige il suddetto prestigioso spazio espositivo, uno dei più qualificati a livello nazionale per il suo impegno nel campo della sperimentazione, Leonardo Faccioli e Massimo Pompeo.
In pratica una ottantina di artisti ed anche poeti e scrittori, alcun dei quali ormai storicizzati, hanno voluto rendere omaggio alla figura di Palumbo artista, insegnante e soprattutto personaggio di grande generosità verso i giovani ai quali mai ha fatto mancare il suo aiuto e la sua considerazione.
Questo l’elenco completo degli artisti partecipanti che esporranno loro opere a fianco di una piccola antologica del maestro napoletano:
Paola Abbondi, Bruno Aller, Rita Angelotti Biuso, Giacomo Artale, Rosa Artale, Alba Balestra, Nino Barone, Toni Bellucci, Maria Pina Bentivenga, Gianna Bentivenga, Luisa Bergamini, Tomaso Binga, Giovanni Boldrini, Angela Brignone Duckert, Donata Buccioli, Fabrizio Campanella, Enrica Capone, Lucilla Caporilli Ferro, Angela Caremi, Alberto Casiraghy, Carmine Cerbone, Isabella Ciaffi, Dario Cicino, Bruno Conte, Marzia Corteggiani, Giancarlo Costanzo, Horea Cucerzan, Giovambattista Cuocolo, Maria Pia Daidone, Laura D’Andrea, Isabelle Dehais, Anna Maria De Leonardis, Michele De Luca, Nino De Luca, Fernando M. Diaz, Carmine Di Ruggiero, Gabriella Di Trani, Daniel Dobbin, Anna Donati, Franco Falasca, Clovis Fazio, Daniele Ferrone, Venera Finocchiaro, Maria Cristiana Fioretti, Giorgio Fiume, Annamaria Gelmi, Barbara Giacopello, Giuliano Giganti, Giovenale, Salvatore Giunta, Cesare Iezzi, Ada Impallara, Ettore Le Donne, Mario Lunetta, Marco Lupi, Federica Luzzi, Braz Marinho, Giuseppe Masciarelli, Grazia Menna, Loredana Müller, Carlo Oberti, Innocenzo Odescalchi, Achille Pace, Antonio Paciocco, Giulio Paluzzi, Giorgio Pahor, Alessandro Perinelli, Massimo Pompeo, Paolo Porelli, Reinhard Pfingst, Gedske Ramlov, Cesar Rossi, Maria Luisa Ricciuti, Simona Sarti, Placido Scandurra, Guido Scarselli, Marcello Scopelliti, Grazia Sernia, Franca Sonnino, Leo Strozzieri, Anna Uncini, Caterina Vicino, Paolo Viterbini.
L’Abruzzo è rappresentato in questa esposizione da ben otto artisti (Isabella Ciaffi, Giancarlo Costanzo, Cesare Iezzi, Ettore Le Donne, Giuseppe Masciarelli ,Antonio Paciocco, Alessandro Perinelli, e lo scrivente Leo Strozzieri).
Ma vediamo di proporre per i nostri lettori una breve scheda biografica dell’artista Palumbo:
Nato a Napoli nel 1932, risiede dal 1960 a Roma. Diplomato all’Accademia di Napoli, avendo avuto come docente Emilio Notte, esponente del Futurismo a Firenze negli anni ’10, ha iniziato nella Capitale la sua attività di docente e la sua carriera artistica. Dal ’56 gli sono state allestite una quarantina di mostre e sono state pubblicate su di lui diverse monografie. Tra le esposizioni da ricordare la prima tenuta alla Galleria S. Carlo e poi quella di Vienna (1970) e quella al Palazzo Gatti di Viterbo (1992). Tra le monografie vanno citate quelle firmate da Sandra Orienti, Vito Apuleo ed Alessandro Masi. Nel maggio del 2000 lo troviamo al Castello Cinquecentesco de L’Aquila nella mostra Dagli anni ’80 al 2000. Nel 1999 esegue un mosaico (2×12 metri) per la metropolitana di Roma (Stazione di Lucio Sesto), inaugurato nel marzo 2001. Nel 2009 storica antologica alla Reggia di Caserta.
Come ha scritto Chiara Strozzieri in occasione d’una mostra tenuta a Montesilvano nel 2009, non va dimenticato che ”nato nel celebre Palazzo Cellamare di Napoli, sotto la benedizione di ospiti del passato del calibro di Goethe, che vi abitò durante il suo viaggio in Italia nel 1787, Palumbo diventa giovanissimo un nome di spicco dell’arte italiana, anche grazie alle ultime vicende del primo Futurismo vissute in prima persona: il suo mentore infatti fu, come ricordato, Emilio Notte, aderente al Movimento Futurista dal 1914, che, nonostante l’abbia iniziato agli studi accademici, gli fa conoscere il pensiero di quei distruttori di musei, biblioteche e accademie di ogni specie, che furono i protagonisti del movimento futurista. La ricerca del giovane artista napoletano viene improntata perciò su un’assoluta libertà espressiva e i suoi primi quadri si riempiono di strutture anti-graziose, dove la figura viene dominata e rotta, mentre l’ordine va scombinato con vigore progressista.”
Determinante comunque fin dalle prime esperienze è per Palumbo il verbo astratto e questo “significa prescindere sempre di più dalla figura e non lasciarsi distrarre da successive declinazioni, come quelle dell’aeropittura, che gioiva del cambiamento di prospettiva, senza apportare arricchimenti di concetto sostanziali. La questione di una nuova spiritualità plastica extraterrestre viene risolta da Palumbo con gli Aviogrammi, definibili come figure piane che visualizzano dei movimenti aerei, evitando il riferimento a concreti elementi di paesaggio. L’autore ama chiamarli “spazi geometrici non euclidei”, ponendo l’accento sull’anomalo senso di equilibrio su cui poggiano, liberi da postulati troppo corretti e avvilenti.
Attraversando questa astrazione, egli si riallaccia a un rigoroso primo Futurismo, agitato dal mito della tecnologia e perciò legato sia alla nuova realtà industriale, che alle arditezze politiche degli interventisti.”
Il lungo e prestigioso itinerario pittorico del nostro artista rimarrà sempre coerente negli anni con una spiccata predilezione per la geometria resa gravida di letizia cromatica e luminosità mediterranea, fino alle recentissime esplosioni spaziali dei verdi, dei blu, degli ocra mirabilmente cinetici che lo rendono protagonista assoluto dell’interazione sentimento-ragione: un connotato di umanesimo derivante dalla sua cultura classica e dalla sua interiore sensibilità. Colore e luce sono basilari nella pittura del grande maestro: quest’ultima poi, come ebbi a scrivere qualche tempo addietro, è per lo più aurorale in grado di spiritualizzare le forme e rendere altamente musicali le superfici solcate da macchie e segni dislocati sempre con armoniosa liricità.
Tornando alla serata che i tanti amici ed estimatori hanno voluto dedicare a Palumbo. , questa si concluderà con la presentazione,alle 18,40, del libro di poemetti “Aspettando l’Harmattan” della scrittrice e sinologa fiorentina Vilma Costantini ( prefazione di Ubaldo Giacomucci, editrice Tracce, Pescara 2012). Relatori saranno Franca Rovigatti e Mario Quattrucci. Come noto l’Harmattan è un vento terribile, considerato vero disastro naturale, che soffia dal Sahara al Golfo della Guinea.
Alessandro Massi
8 agosto 2012 a 22:46
Al maestro Eduardo Palumbo va il merito di essere sempre stato coerente con il suo lavoro, e di averlo coltivato con costanza e capacità di ricerca. Un artista umano e sensibile che si è sempre distinto per il suo altruismo. Siamo onorati di ospitarlo in permanenza ed annoverarlo tra gli artisti storici della nostra galleria.
Massi Studio d’Arte Roma
Massimo Di Febo
18 giugno 2012 a 10:40
Ho avuto modo di conoscere ed apprezzare l’opera di Eduardo Palumbo in occasione della sua antologica a L’Aquila e Montesilvano e soprattutto di ammirare la sua cultura e la sua grande umanità. Pur essendo un maestro storico ormai riconosciuto, egli mostra sempre la sua grande umiltà che è una virtù molto rara negli ambienti artistici. Concordo in pieno su quanto detto nel bel servizio sui suoi 80 anni. A questo proposito faccio al mio collega i migliori auguri per la mostra che spero di poter visitare.
pittore Massimo Di Febo.