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“Idoli”: questo il titolo della mostra personale che il pittore Amilcare Di Paolo terrà dal 26 aprile al 10 maggio 2012 al Mediamuseum (Piazza Alessandrini) di Pescara, la cui programmazione, grazie all’attenta direzione del prof. Gianfranco Zazzeroni, è sempre di straordinario livello. Inaugurazione alle ore 18 di sabato 26 aprile con ingresso libero e catalogo in sede.
Nato a Castelguidone in provincia di Chieti nel 1952, Di Paolo vive ed opera a Civitaquana (PE). Negli anni ’70-80 lo troviamo a Milano, città nella quale si inserisce nel dibattito culturale con particolare interesse per le arti visive. Non va dimenticato ad esempio che erano gli anni dei primi passi della transavanguardia italiana che tra l’altro promuoveva la riscoperta delle radici locali e popolari di ciascun artista, una sorta di “genius loci” in grado di significare la cultura del territorio a livello paradigmatico. Amilcare Di Paolo sente molto questo imperativo e quando nel 1995 torna nel suo Abruzzo inizia una ricerca pittorica e diremmo anche plastica visto l’uso di materiali extrapittorici desunti dalla quotidianità contadina con cui opera, incentrata proprio sulla sacralità delle tradizioni. Ne vengono fuori personaggi mitici che giustamente la curatrice della mostra Chiara Strozzieri ha denominato “Idoli”, ovvero simulacri o oggetti creati dall’artista atti a raffigurare una divinità. In definitiva i personaggi-idoli di queste opere sono gli abitanti di un ideale suo Pantheon ove trovano accoglienza le più svariate forme di religiosità.
Visitando la mostra pescarese che fa seguito alle personali tenute in precedenza in luoghi di prestigio come la Taverna Ducale di Popoli presentata dallo storico dell’arte Roberto Franco, la Camera di Commercio di Chieti, il Conservatorio Luisa d’Annunzio di Pescara il Palazzo della Cultura di Pianella, si legge a chiare lettere la sua predilezione per l’espressionismo mitteleuropeo, in particolare per l’esperienza COBRA, non disgiunta da una simpatia per la Pop Art se non altro in virtù dell’assemblaggio nell’opera di materiali fuori uso ed oggetti di scarto da parte della civiltà dei consumi. L’ inserimento in quelle che chiamerei “Pittosculture” di tali oggetti con il loro carico di vissuto acquista un valore soteriologico o di redenzione, in quanto assurgono a protagonisti di opera d’arte dallo stato di abbandono in cui si trovavano. Penso sia questa una esplicita forma di pensiero progressista e profondamente etico da parte dell’autore.
Un’ulteriore annotazione riguarda i sentimenti che di volta in volta vengono stimolati alla visione meditata di ciascuna sua opera: si passa dall’ironia e dal sarcasmo, alla letizia dovuta soprattutto al fervore cromatico sempre presente in lui, dallo spaesamento che si legge in certi volti dagli occhi sbarrati, alla serenità che talune scene ludiche di rara freschezza infondono.
Ma al di là di tutte queste osservazioni e richiami culturali, leggendo bene la personale programmata al Mediamuseum, va evidenziata la potenzialità della fantasia di Amilcare che alla vista di un oggetto semplice, direi banale sul quale nessuno di noi porrebbe la benché minima attenzione, si scatena fino a concepire con esso un manufatto estetico di rilevante lirismo. Non escluderei in lui una lettura naive del mondo circostante, che funge da stimolo della sua creatività.
Tredicine Giuseppe
24 aprile 2012 a 23:23
Artista di grande qualita’, sempre attento al mondo che ci circonda,belle ed espressive le sue Opere, bravo Amilcare,sempre capace di emozionare.
raffaella normanno
24 aprile 2012 a 17:02
Sono quadri da cui si evince tanta realtà ed emozionano. Bravo!