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Nel periodo precedente la Pasqua una delle tradizioni più caratteristiche dei paesi abruzzesi è quella di preparare, in ogni famiglia, i dolci per la ricorrenza. Questi dolci sono di pasta bianca o al cioccolato con la forma di bambola ( la “pupa”), di cavallo o di cuore. Ognuno di essi rappresenta, simbolicamente, un periodo della vita. La “pupa” come il cavallo vengono regalati rispettivamente alle bambine e ai bambini: essi rappresentano l’infanzia, il periodo del gioco e della spensieratezza. Questi oggetti infatti erano gli unici e preziosi compagni di gioco che allietavano e facevano compagnia ai bambini, non tutti però, perché spesso molte famiglie non avevano la possibilità di acquistarli e i negozi di giocattoli, in quei tempi, non erano molto frequentati.
I bambini giocavano all’aperto e il giocattolo meccanico non esisteva, con molta fantasia si usavano oggetti recuperati all’occorrenza e che si trovavano a disposizione: sassi, sabbia, foglie di alberi per allestire un piccolo mercato, indumenti della mamma per giocare alle “signore”. Nella scenografia del gioco i piccoli attori tendevano a rappresentare minuziosamente la realtà quotidiana: fare la spesa, accudire i figli, preparare da mangiare, attività che ruotavano intorno alle relazioni sociali e interpersonali delle famiglie.
La divisione tra i due sessi era molto marcata, la “pupa” e il “cavallo” segnavano questo confine, attribuendo ad ognuno il gruppo di appartenenza con i compiti e i doveri relativi. La bambola testimoniava la dolcezza e la remissività dell’essere femmina mentre il cavallo la forza e il coraggio della virilità. Il passaggio all’età adulta chiudeva per sempre un periodo della vita per aprirne un altro cioè quello della maturità e dei sentimenti da realizzare concretamente con il matrimonio. Il dolce a forma di cuore veniva scambiato come regalo soprattutto tra le famiglie dei fidanzati, come pegno di amore e di fedeltà.
Diversi giorni prima della Pasqua tutte le famiglie erano impegnate nella preparazione dei dolci caratteristici ed era abitudine chiamare in casa persone conosciute ed esperte nella loro preparazione. I bambini seguivano con molta attenzione e curiosità le donne che impastavano e preparavano la glassa o il cioccolato da distendere sulle forme “artistiche” alle quali le mani sapienti avevano dato il loro particolare tocco di estro e stile aggiungendo le decorazioni e i nomi delle persone a cui erano destinate.
Oggi questo lavoro artigianale non esiste più oppure si è molto ridotto. I prodotti dolciari vengono confezionati dalle pasticcerie alle quali si ordinano il numero di “pezzi” da regalare a parenti ed amici per la festività pasquale. Sicuramente in alcuni paesi queste usanze sono rimaste a testimoniare l’impegno e la collaborazione di tutti i membri della famiglia. Comunque la “pupa”, il cavallo e il cuore restano sempre i simboli dei periodi della vita più importanti e significativi in cui ognuno ha giocato e si è identificato con gli oggetti più cari manifestando con i sentimenti il volto nuovo del cambiamento e del rinnovamento che la primavera e la ricorrenza religiosa ci trasmettono.