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Il pettegolezzo – chiacchiera inopportuna e, nella maggior parte dei casi, malevola dei fatti degli altri – è l’antica e mai sopita arte di cercare di sapere e dire tutto di tutti coadiuvato da una buona dose di fantasia ed aggiunte personali. In questo contesto si inserisce la nostra festa di S. Agnese di origine trecentesca. La storia ricorda che in quel lontano periodo i magnati della città si riunivano vicino alla Fontana delle 99 Cannelle e dialogavano tra loro dei fatti accaduti a parenti amici e conoscenti nel corso dell’anno affrontando anche argomenti più piccanti di tradimenti familiari ed intricate storie che oggi definiamo con un termine molto colorito: semplicemente corna. Il tutto avveniva di fronte ad un buon bicchiere di vino, da sempre dei “ chiacchieroni” amico. Un’altra versione riporta che il monastero di S. Agnese ospitava, ubicato immediatamente fuori le mura della città, le “ malmaritate” e le serve delle nobili famiglie. Costoro – custodi dei segreti dei palazzi in cui prestavano la loro collaborazione lavorativa, il 21 gennaio, giorno assoluto di festa – uscivano dal monastero e davano libero sfogo al pettegolezzo, con l’aggiunta di una buona dose di immaginazione, per il piacere perverso del “dire male”. La simpatica e storica manifestazione aquilana fu sospesa solo nel 2010 subito a ridosso del terremoto ma già dall’anno successivo riprese la sua attività, sebbene in forma ridotta, con un convegno sui 150 anni dell’Unità d’Italia alla presenza del giornalista Rai corrispondente da Londra, Antonio Capranica amico dell’Aquila e di S. Agnese. Lo stesso presidente, Tommaso Ceddia, in una conferenza stampa ha annunciato il rilancio della manifestazione sostenendo che essa deve essere occasione di ripresa della città quindi un evento culturale, un veicolo che promuove l’immagine dell’aquilanità in Italia e nel mondo rappresentando la maldicenza come strumento di alta valenza, critica, costruttiva e di leale antagonismo. Il Sindaco Cialente, che dovrà procedere alla consegna dell’ambito premio Agnesino 2012 si è detto molto felice di tornare in centro per la premiazione poiché palazzo Margherita a piazza Palazzo è il simbolo e la casa di tutti gli aquilani. Vediamo realmente in cosa consiste questa ricorrenza tutta aquilana. Si tratta di una festa della maldicenza associata necessariamente alla goliardia che domenica 8 gennaio, in una manifestazione pubblica con vin brulè preparato dagli alpini e dolci casarecci di vario genere donati dalle donne delle tante rappresentanze, assegnerà ad una delle 298 congreghe cittadine censite il premio che dovrà essere custodito dal suo presidente e riconsegnato 30 giorni prima della scadenza del nuovo bando, l’anno successivo. Essa consiste, inoltre, nel riportare fatti con una base di verità ma fortemente amplificati da una buona dose di fantasia, come suol dirsi, “ linguacciuta”. Le varie congreghe antecedentemente al 21 gennaio si riuniscono nei migliori ristoranti e trattorie dell’Aquila e, tra simpatia e sano umorismo, procedono alla nomina dei vari responsabili. Un evento molto curioso lo scorzo anno la partecipazione della confraternita “ de zi prete” che nominò Don Giulio Signora, presidente; Don Claudio Tracanna, mamma; Don Giovanni Gatto lavannara; Don Juan De Dios Venegas Callego, lima sorda; don Ramon Mangili, lengua sozza; Raimondo Dionisio, rattusu. La settima edizione del premio del concorso di arte critica sulla maldicenza edizione 2012, vinto da Stefano Carnicelli del Gruppo amici S. Agnese di Pianola, con il brano “ Potrebbe anche essere”- è sponsorizzato dal Comune dell’Aquila, dalla Carispaq e da tutte le congreghe Agnesine; esso è stato dedicato, quest’anno, al grande giornalista della redazione dell’Aquila del Messaggero, il dott. Alessandro Orsini, scomparso nel 2009 e convinto sostenitore della tradizione Agnesina. Per la speciale ricorrenza le Poste italiane hanno realizzato un particolare annullo filatelico e una cartolina. Un momento di particolare e sana allegria tra amici come non capita quasi mai poiché siamo presi dai mille impegni e problemi della routine quotidiana.
francesco
25 gennaio 2012 a 00:08
All’Aquila ritorna la festa di S.Agnese, una bella risata fa sempre bene specialmente in momenti bui come questi. Buona festa a tutti
paolo
24 gennaio 2012 a 16:55
La festa allegra e scherzosa da quest’anno ha ritrovato la sua originalità con tante congreghe sparse all’Aquila e nel suo circondario. W S. Agnese e W l’allegria . Serve a far vivere bene le persone! Grazie alla rivista ed al Sig. Giammarini
azzurra
23 gennaio 2012 a 13:26
Lengue sozze, lengue longhe, lime sorde e lavannare lengue che parlano per raccontare trascorsi di vita vissuta all’insegna dell’allegria e della sana ironia. Fortunatamente si sta tornando alla normalità. Un saluto affettuoso a tutte le congreghe Agnesine aquilane ed i miei complimenti a quella di Pianola per aver vinto il premio 2012.
pina
22 gennaio 2012 a 19:16
malelingue, maldicenze sano umorismo tutto fa brodo per una bella serata tracorsa in armonia pettegola. Anche questo serve nel mare di tristezza che avvolge l’Aquila . Bravo lo scrittore dell’articolo grazie alla rivista che ha riportata la festa.
durantini sara
21 gennaio 2012 a 20:32
è un bellissimo articolo,non conoscevo questa tradizione;mi fa enormemente piacere esserne venuta a conoscenza tramite questo articolo.Grazie ad abruzzo cultura buona S.Agnese a tutti
michela
21 gennaio 2012 a 14:45
S. Agnese nel cuore del gelido inverno aquilano ha sempre rappresentato la festa delle cosidette ” pettegole ” inteso nel senso migliore del termine. In quanto si ricamava su fatti realmente accaduti ma conditi di tanta, tanta fantasia. La serata conclusiva a piazza Palazzo era l’occasione per stare insieme in tanti come non succedeva quasi mai. Complimenti alla rivista che ha rievocata questa simpaticissima festa e complimenti al sig. Giammarini che l’ha descritta in modo così reale
Gianni
21 gennaio 2012 a 13:35
La festa di S. Agnese mi ricorda i tempi belli trascorsi all’Aquila, prima del terremoto, quando con i miei amici del bar ci si intratteneva a parlare e sparlare fino a tarda ora. Poi la cena alla trattoria S. Biagio dove tra un bicchiere di vino e racconti piccanti basati solo sulla fantasia si immaginavano tradimenti e chissà quali adulteri. Un saluto a tutti, auguriamoci ritorni quella sana armonia.
claudia
21 gennaio 2012 a 12:53
Complimenti al vincitore del premio Agnesino 2012, a lui i miei sentimenti di simpatia. Una bella festa porta sempre allegria ed all’Aquila ce nè proprio bisogno. E’ stato davvero un bel gesto, come apprendo dall’articolo, aver dedicato questa il premio al giornalista del messaggero dell’Aquila recentemente scomparso. Grazie al dott. Giammarini e al Direttore di questa testata che leggo sempre con piacere anche se in quest’ultimo periodo gli articoli sono, non so per quale motivo, ridotti. Buon fine settimana
Paola
21 gennaio 2012 a 11:58
Bella e divertentissima festa di S. Agnese. Come descrive esattamente l’autore dell’articolo ci si riuniva in trattoria per una serata all’insegna del divertimento e dello sfottò. A differenza di quanto dice la tradizione i più <> erano gli uomini che volevano sapere sempre tutto. Buona festa a tutti e che l’Aquila torni alta a volare.
antonia
21 gennaio 2012 a 09:19
Buongiorno lettori di questa rivista, un pò di sana ironia dopo tante notizie che danno davvero fastidio perchè mettono in evidenza i potenti anche in circostanze drammatiche. Una sana ironia fa bene aiuta a staccare la spima e riporta la voglia di farci quattro risate. Grazie.