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Padre Matteo Ricci
Ricci (Li Madou)= 黎摩陡 e Valignano(Fan Li’an)= 球迷黎安
In tutta la Cina, nelle settimane scorse, è stato proiettato dal nuovo canale televisivo nazionale, CNTV, un film in quattro puntate, della durata di 2 ore, dal titolo: “L’albero fiorito nella roccia”. Si tratta di un film-documentario sulla vita del gesuita Matteo Ricci (1552-1610) di Macerata e della sua opera di evangelizzazione della Cina, prodotto da Wenzong Wang, con la regia di Xiamin Zhang e la collaborazione di Filippo Mignini, direttore dell’Istituto Ricci di Macerata, nonché di Paolo Sabbatini, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai. E’ in pratica l’epilogo del Padiglione Italia all’Expo Mondiale di Shanghai 2010 ove la Regione Marche, “Terra Magica” nel logo, esponeva, sì, le bellezze paesaggistiche adriatiche e d’entroterra, ma inseriva anche quel pezzo culturale da novanta che è il gesuita cinque-seicentesco Matteo Ricci , evangelizzatore della Cina, che può vantare –ancor oggi- un monumento a Pechino con il nome di “Li Madou”.
La Regione Abruzzo, cui è toccato il tema della “sostenibilità” delle città nell’ Expo medesima, compresa la ‘ricostruzione’ post terremoto, ha esposto a Shanghai l’Orso Marsicano, San Clemente a Casauria, Telespazio nel Fucino e qualche altro paesaggio tipico. Ha dimenticato, però’, il pezzo forte: Padre Alessandro Valignano (1539-1606), “Fan Li’an”, nativo di Chieti, barone di Cepagatti e di Roccamorice, gesuita nominato da Papa Paolo IV (già arcivescovo di Chieti, al secolo Giampiero Carafa) nel 1572, dopo la laurea in Diritto conseguita all’Università di Padova, Rettore del Collegio dei Gesuiti di Macerata (eccellente suo allievo era, appunto, Matteo Ricci) e, quindi, Visitatore Generale nelle Indie, evangelizzatore del Giappone . Padre Alessandro fu riformatore del Catechismo da proporre agli orientali secondo “Il Cerimoniale per i missionari del Giappone”, sintetizzato più tardi in un “Libro delle Regole”; il suo quartier generale era a Goa –all’epoca possedimento lusitano- ove approdò il 6 settembre 1574, proveniente da Lisbona, su navi portoghesi, da dove era salpato il 21 marzo dello stesso anno.

Padre Alessandro Valignano
Per fortuna cii pensa Vittorio Volpi, già banchiere UBS (Unione Banche Svizzere), più di trenta anni vissuti in Giappone, docente all’Università Orientale di Napoli (molto apprezzata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: <Dovunque io vada nel mondo, incontro sempre un laureato all’Orientale di Napoli>, è una sua recente espressione) unitamente all’altrettanto illustre suo –e di chi scrive(lusitanista)- collega ‘Orientalista’ Franco Mazzei , già docente all’Università di Tokio, a tenere vivi il nome e l’opera del gesuita abruzzese con la recente pubblicazione, per ‘Spirali’, del suo “Il Visitatore. Alessandro Valignano. Un grande maestro italiano in Asia” (2011), addirittura elaborando anche un ‘metodo Valignano’ (Marketing Mission)da consigliare oggi a chi ha interessi commerciali ed industriali in Oriente, basato appunto su vere e proprie ricerche di mercato: studi dei costumi locali, della lingua, della storia; contrapposto al ‘metodo Cabral’(Francisco Cabral -1533/1609-, gesuita portoghese) basato sulla superiorità della civiltà occidentale e, quindi, sull’imposizione di nuovi credi religiosi. E ci pensa anche Michela Catto che introduce la riedizione anastatica (greco:’anàstatos’=rimosso; ovvero riproduzione litografica delle pagine originali) del lavoro del gesuita tedesco Josef Franz Shutte, il più sottile ed organico studioso del Valignano, per Edizione di Storia e Letteratura: “Alessandro Valignano. Il cerimoniale per i missionari del Giappone” –Roma- pagg.366, Euro 56/00. Fortunatamente ci pensano loro: ma la Regione Abruzzo non lo sa; e non lo sanno nemmeno le Amministrazioni Provinciali e quelle Comunali interessate. Se l’è ricordato, cinque anni orsono, la benemerita Fondazione Carichieti, mettendo in piedi al Marrucino, in occasione del quattrocentesimo della morte di padre Alessandro, un prezioso Convegno al quale intervennero, tra tanti altri, i due studiosi ‘Orientalisti’ citati più innanzi. Fu un grande successo. Che aspettano gli Assessori alla Cultura delle Istituzioni elettive interessate? L’occasione è buona per celebrare il 440° della nomina del Valignano a Visitatore Generale nelle Indie. E a riallacciare rapporti in tutti i sensi con il lontano Oriente.