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Croce
Croce
Portata a spalla
Dalla gente
Figli di una città ferita
Nelle viscere
Madri di creature
Scosse dentro al cuore
Mogli di uomini
Un po’ tentennanti
Feriti negli affetti
E nell’orgoglio
Non più padroni
Del proprio destino
Vittime del sisma
Prepotente
Che li ha portati al pianto
E alla follia
In pochi secondi
Croce
Abbracciata
Dalla brava gente
Venuta in aiuto di chi era sofferente
vestiti in panni di angeli
per mesi
hanno accompagnato i pianti e i risi
e i brutti momenti
Croce
Di Dio
Per le anime dei tanti
Perite sotto le macerie
O afflitti
Per i nuovi eventi
Croce
La città muore
Si aggirano famelici avvoltoi
Tra le rovine dei nostri palazzi
C’è puzzo di danaro
Attira l’uomo che senza coscienza
Rideva al letto
Di questa indecenza
Croce
Per ogni figlio
Di questa terra arsa
Senza più umanità
Fregata, ingannata, defraudata
Della vita
Da chi incosciente
Attende
E non fa niente
Perché riviva finalmente
Perché risplenda di luce accecante
Di nuova linfa
Di nuovi pensieri
E torni ad esser più bella di ieri
Croce per me
Che scrivo impenitente
La morte della mia città
Lo spegnersi lento
Della mia gente
E scrivo e scrivo
Ma non succede niente
Annaspo in questo mare
Agghiacciante
E prego Dio
Ma tornerà il sorriso
Prepotente
E gioirà di nuovo
La mia gente
Ed io
Sarò di nuovo viva
Finalmente
Cristina
17 maggio 2012 a 09:44
grazie Valeriano, conta molto invece, per me sapere che la gente apprezza ciò che scrivo è importante, ancor più se è un caro amico …
Frattale valeriano
1 febbraio 2012 a 11:28
Il mio giudizio conterà poco, ma a me piace la poesia di Cristina