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Sabato 17 dicembre 2011 alle ore 17 sarà inaugurata una mostra personale di Bruno Paglialonga dal titolo “Indagini sulla grazia del mondo”, mostra che rimarrà aperta fino al 23 dicembre. Curata dalla critica Chiara Strozzieri, l’esposizione chiude un anno di straordinarie iniziative proposte nelle suggestive sale del Mediamuseum di Pescara sotto la diligente direzione del maestro Gianfranco Zazzeroni.
L’artista, pur essendo nato a Foggia nel 1941, è da considerare abruzzese a tutti gli effetti, essendosi trasferito ben presto nella nostra regione per compiervi gli studi artistici, prendendo dimora a Francavilla al Mare dove tuttora vive ed opera.
Lo troviamo docente all’Accademia di Perugia (incisione e tecniche grafiche speciali). Nel campo incisorio è un’autorità, avendo pubblicato studi di grande importanza storica. Va citato in modo particolare La Calcografia (Pescara, Questarte, 1985). Ha partecipato a importanti rassegne soprattutto di grafica, come le Biennali e Triennali (Permanente di Milano, Carpi, Winterthur), nonché a congressi internazionali di grafica ed ex libris (nel settore exlibristico ha vinto il premio speciale Accademia ex libris di Bologna nel 1986 e il Premio Lubiam).
Nella personale di Pescara saranno esposte anche opere eseguite negli ultimi tempi (dipinti e grafiche) nelle quali si evidenzia l’approdo, dopo un lungo itinerario artistico durato oltre 40 anni, ad un’interazione del trio segno-luce-colore.
Indubbiamente l’esordio ideale dell’artista per quanto concerne l’ispirazione è in rapporto con la realtà esterna, vista e metabolizzata in modo intelligentemente sintetico a tal punto che in seguito la sintesi lo indurrà a sperimentare il perimetro astratto. In questo caso stilemi fondanti diventano il dinamismo e la compenetrazione degli elementi grafici della composizione. Non è errato intravedere in certe sue opere un vago richiamo al Futurismo che sappiamo essere stato l’apologia massima proprio del dinamismo e della velocità.
Ma veniamo alla suddetta triade iniziando dal segno che ha sovente un andamento anarchico, fantasioso, nonostante sia sottoposto a vigilanza mentale asservita ad un progetto. La luce poi riesce a trasformare e direi smaterializzare le forme anche quando esse hanno una vaga anamnesi iconica (basti vedere la suite di dipinti sul tema dei cactus), mentre il colore è sentito dal maestro in tutto il suo energetico vigore che evoca il materismo informale.
Un’ultima annotazione riguarda la grazia estetica con la quale spesso l’artista gratifica il fruitore delle su opere. A questo proposito nel suo lucido testo critico scritto per il catalogo della mostra, Chiara Strozzieri parla di una componente decorativa che affonda le radici in una predilezione klimtiana di Paglialonga:“Altra scoperta che si rivelerà fondamentale per tutta la produzione di Paglialonga è la componente decorativa, quella ricca di implicazioni simbolistiche tanto amata da Gustav Klimt. Al maestro della Secessione viennese fanno riferimento le Tavole Klimtiane, che, oltre ad accendersi di ori brillanti, che illuminano la pittura e la rendono particolarmente attraente, fanno appunto uso di formule decorative, stralci di motivi ornamentali, anche floreali. Tali inserimenti prendono un significato diverso rispetto al tentativo di superare la tradizione, come alla fine dell’800 e inizi del ’900: l’artista abruzzese di adozione li concepisce come insiemi ordinati di segni, capaci di arricchire la composizione e contribuire al proprio progetto artistico. Col riferimento alla natura, con la bellezza delle nuance più dolci e l’eleganza di vago sapore bizantino, questi tessuti formali indagano la grazia del mondo e ancora una volta riportano alla sua essenza.”

Maria Pia Paglialonga
16 dicembre 2011 a 10:40
Le mie congratulazioni
Maria Pia Paglialonga
Chiara
15 dicembre 2011 a 12:30
Hai reso giusto merito a un artista che troppo spesso si è rifugiato nel suo lavoro, senza darci la possibilità di godere della sua ricerca. Finalmente al Mediamuseum dunque una panoramica sulla sperimentazione di oltre quarant’anni, con l’auspicio che sia soltanto l’inizio di una sua riscoperta.