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Nadia Lolletti: pittura come itinerario all’umanesimo

Nadia Lolletti

Avevo visto alcune sue opere esposte nelle ultime edizioni del Premio Sulmona e, recentemente al simposio internazionale di arte contemporanea tenutosi all’hotel “Il Gabbiano” di Palinuro e ne ero rimasto ammirato meravigliandomi del fatto che in tanti anni di mia militanza critica non ero venuto a conoscenza della sua singolare ricerca pittorica e ceramica: sto parlando dell’artista sulmonese Nadia Lolletti, incontrata appunto nella rinomata località balneare campana dove ha rappresentato l’Abruzzo al suddetto simposio insieme al collega Roberto Di Giampaolo.

Nata a Sulmona nel 1962, Lolletti si è formata artisticamente all’Istituto d’Arte della sua città natale, per poi proseguire gli studi all’Accademia dell’Aquila. Particolarmente apprezzata per la sua attività nel campo della ceramica e dell’acquerello, ha tenuto numerose personali in diverse città italiane, ultima delle quali a Mondovì nel 2011, dove, appositamente invitata dalla locale Amministrazione comunale, ha prodotto in loco una serie di opere ceramiche dal titolo “Sensazioni d’acqua” dedicate proprio al noto centro piemontese. Significative le partecipazioni a rassegne di prestigio come il Premio internazionale Sulmona, le esposizioni tenute al Vittoriano di Roma, al castello di Celano, al castello Orsini-Colonna di Avezzano, al Museo Barbella di Chieti, alla Reggia di Caserta, al Palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno, al Palazzo Ducale di Genova, ecc.

Analizzando la sua ormai trentennale attività artistica,c’è subito da dire che Lolletti ad una straordinaria perizia tecnica che la porta ad essere acquarellista e ceramista di livello, unisce una esclamata visione ottimistica della vita che estrinseca attraverso due elementi linguistici ricorrenti, ovvero la colorazione da serena Bisanzio e la luminosità tipicamente mediterranea.

C’è ancora da precisare che fonte privilegiata d’ispirazione per le sue opere è la realtà circostante come le visioni paesaggistiche o gli scorci cittadini con particolare riferimento ad architetture del passato soprattutto medioevali, pur non disdegnando un interesse per i trasalimenti propri del suo mondo interiore talora in struggenti e contraddittori andamenti che la inducono ad eseguire opere astratte però sempre di indiscusso chiarismo (si vedano le opere qui riprodotte).

Nadia Lolletti

Nadia Lolletti

Fatte queste dovute osservazioni, andiamo per ordine, analizzando il suo rapporto con il reale. Appaiono subito elementi ricorrenti come il sintetismo che la induce a trascurare i particolari del percepito che potrebbero rendere pericolosamente veriste le composizioni (e sappiamo essere il verismo esiziale nell’arte). Non è questo soltanto un esercizio formale e tecnico, bensì una testimonianza di maturità poiché con pochi tratti lei è capace di essenzializzare, più che descrivere quanto raffigurato sulla tela o sulla carta.

Poi le immagini anziché essere affidate alla formatività del segno, come generalmente avviene in pittura, prendono consistenza grazie a lievi, eteree macchie cromatiche dalle quali si genera un incanto evocativo che induce al silenzio e alla contemplazione.

Ecco, il silenzio quasi metafisico, spontaneamente percepibile nelle sue composizioni che ritraggono architetture del passato rese immobili dalla memoria di un tempo remoto, costituisce un richiamo ai valori dello spirito sottinteso nella vita povera che un tempo gli abitanti di quei caseggiati conducevano. Nadia Lolletti ha eseguito una suggestiva suite di acquerelli in omaggio alla sua città natale, Sulmona, e c’è in esse il silenzio, o meglio la solitudine della provincia ignara della grande storia che una metropoli ad esempio può aver vissuto; l’artista investe al completo il suo capitale stilistico sulla quotidianità delle immagini d’un centro di provincia assai efficace perché si possano esternare un lirismo interiore ed un proprio schema culturale fondato sull’apologia della vita semplice, direi francescana.

Qui tocchiamo in profondità le imprimiture psicologiche dell’autrice, personaggio trasparente ed umile, quasi mistico nella sua vocazione al ripiegamento serotino e talora alla crepuscolare melanconia.

Detto del suo segmento creativo iconico la cui pratica, come detto, obbedisce ai canoni del sintetismo ottenuto per macchie tonali e con una scrittura mai descrittiva, quindi referenziale, occorre soffermarsi anche sulla sua ricerca astratta, questa volta proposta attraverso un tonalismo atmosferico che si estende sulla superficie per gradazioni lente, quasi infinitesimali: i fondi leggeri che accolgono le rarefatte sagome cromatiche sembrano percorsi da vapori mattutini che hanno la consistenza dell’attimo fuggente, incalzati come sono dal disarmante potere della luce che avanza inesorabile. Chiamerei questo suo momento creativo: poetica dell’evanescenza, quasi che la totalità epifanica fosse l’assenza della materia. Ancora una volta questa stagione creativa dell’artista sulmonese diventa metafora del suo mondo interiore che necessita di spazialità agravitazionale simile ai cirri diafani e ai nembi in evoluzione chiarista perché investiti dalla luce, che popolano le sue tele astratte.

E’ bene evidenziare questa liaison tra i due perimetri operativi di Nadia, rappresentata da questa disarmante volontà spiritualistica che per un periodo storico come il nostro non può dirsi à la page, eppure quanto mai degna di attenzione al fine d’una restaurazione della cultura umanistica che ha fatto grande il nostro paese.

Scritto da il 4 ottobre 2011. Tematica: pittori.

3 commenti per Nadia Lolletti: pittura come itinerario all’umanesimo

  1. Salvatore

    21 ottobre 2011 a 17:17

    Complimenti all’artista Nadia Lolletti di Sulmona per le opere da lei prodotte sempre vivaci e allegre e complimenti al Prof. Strozzieri che ha saputo con la sua analisi riportato in questo suo articolo, valorizzare un artista di sicuro valore e successo.
    Auguri.
    Salvatore… tuo stimato conoscente

  2. Nadia Lolletti

    10 ottobre 2011 a 18:32

    Vorrei ringraziare pubblicamente anche se in ritardo il Prof. Strozzieri, per …. non ho parole veramente, la recensione nei miei confronti mi ha commosso, probabilmente per potermi meritare a fondo la sua analisi sulla mia arte contemporanea è in particolare quella frase sulla cultura umanistica dovrò impegnare tutta la mia sensibilità artistica ed umana, ed ha proposito ringrazio veramente di cuore l’ artista Roberto Di Giampaolo per il suo commento, anche lui meritevole di attenzione per l’arte che sa produrre.
    Grazie Professore, grazie Roberto.

  3. Roberto Di Giampaolo

    7 ottobre 2011 a 21:04

    Complimenti Nadia per la tua straordinaria sensibilita’ artistica ed umana.
    Roberto Di Giampaolo

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