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“Super 8″. Il cinema? Un gioco da ragazzi…

Super 8

Cinema. Ora ne sono certo. Di un film (di quelli veri) vanno visti anche i titoli di coda. Tutti, per intero! Fino a che accanto a te resta solo una sfilza di poltroncine vuote, qualche residuo di pop-corn e uno o due spettatori a cui la proiezione ha conciliato il sonno.

Se non fosse stato per la mia risaputa pigrizia, per l’ora tarda dello spettacolo delle 22.00 e per la classica “critica” a caldo con l’amica del posto affianco me lo sarei perso.

Non avrei visto un divertente filmato in formato super 8 mm che, forse, era il vero film del film “Super 8” (..e scusate il gioco di parole!).

Se si ha come regista il creatore di Lost J.J. Abrams e come produttore Steven Spielberg le cose non possono essere mai semplici o, quantomeno, mai banali.

“Super 8” è un lungometraggio fuori dalle classiche americanate del genere fantascientifico. È vero che siamo nella provincia dell’Ohio e che non mancano alieni, militari e adolescenti in bicicletta: qui però la fantascienza non è fine a sé stessa, non si parla di formule “alieni più militari per guerra uguale trama”.

Abrams omaggia il grande cinema Spielberghiano e film-capolavoro sulla preadolescenza (si pensi a “Stand by Me” di Rob Reiner) senza cadere, come vorrebbe qualcuno, nel citazionismo più sterile.

Né una rivisitazione anni duemila del dolce alieno E.T., né noiosi voli pindarici alla “Voyager” sulle solite teorie “complottiste” della vita extraterrestre: “Super 8” è, in fondo, il racconto romanzato di come si costruisce una storia, di come la finzione alimenti e completi la vita.

Siamo nell’estate del 1979, i protagonisti di questa avventura sono un gruppo di ragazzi. Il loro sogno è quello di girare un film per partecipare a un concorso locale: naturalmente parliamo di “home cinema” con pellicola super 8 mm.

Nel corso di una ripresa amatoriale, però, i ragazzi assistono ad un incredibile incidente ferroviario: esplosioni, lame e tanta tanta paura. Fortunatamente tutti salvi (compresa la fotocamera con relativa pellicola e tragedia impressa), ma le cose non saranno più come prima.

La loro piccola cittadina si popola di eventi strani mentre squadroni di militari iniziano a sbucare per le strade come formiche. È un vero e proprio stato di assedio. La situazione è fuori controllo e non si capisce il perché.

Com’è che le frequenze radio sono tutte occupate? Com’è che i cani sono tutti scappati dalle loro case? Com’è che la gente scompare e nessuno si spiega il motivo?

La risposta sarà in un’altra mascalzonata dell’esercito americano, e l’alieno sarà meno cattivo di quello che può sembrare.

I ragazzi si ritroveranno al centro di un “guaio” più grande di loro, ma niente paura! Loro possono cambiare le cose: scoprire la verità e ristabilire la pace.

“Super 8” è una bella sorpresa del cartellone cinematografico. Un mix frizzante tra il gusto romantico di un’amicizia extra-umana, i ritmi del racconto fantastico e la riflessione profonda sui livelli di interpretazione del reale.

Nell’insaziabile voglia di “filmare” dei nostri giovani eroi si ritrova tutto il gusto ormai vintage di fare cinema. L’emozione da batticuore di immaginare una storia e di dargli corpo.

Azzardo..in questo film l’alieno è solo un pretesto! Il senso dell’opera è in quei pochi minuti di titoli in cui finalmente lo spettatore osserva il prodotto “work in progress” dei ragazzi.

Nel filmato in super 8 mm c’è la magia della cinepresa allo stato puro (grezzo!?): la capacità di immortalare la realtà, di ripescare ricordi dalla memoria e di realizzare la finzione dei sogni.

Bravo il regista, bravi i giovani attori (una splendida Elle Fanning) e bravo Spielberg!

Non so.. Sarà che ormai si pensa che solo i soldi permettano di fare. Sarà che ormai è una vera rarità vedere un ragazzo che abbia la forza, mentale e fisica, per alzarsi dalla sedia (davanti a merendina e pc) e pensare di produrre un lavoro creativo “on the road”.

Sarà per questi (e per molti altri motivi) ma, oggi, fa particolarmente piacere immaginare che il cinema sia ancora un “gioco da ragazzi”..

Che vi sia ancora il gusto un po’ ingenuo di stupire con bombette e strani liquidi color verde.

Penso che, banalmente, il cinema sia solo questo: il sogno (irraggiungibile) di un bambino che si accende proprio quando le luci di una sala si spengono.

E, in questi casi, non intimoritevi dell’oscurità. Oltre alle stelle e alle astronavi, c’è anche una voce: “Abrams telefono… Spielberg! Abrams telefono… Spielberg!”. I tempi che cambiano..no?

Mancini Enzo

 

Scritto da il 26 settembre 2011. Tematica: cinema.

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