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Siamo andati all’inaugurazione della mostra del pittore Vincenzo Maugeri, al Vittoriano dal 31 maggio al 26 giugno, spinti dalla curiosità per il titolo intrigante: “Metroversocromie” :avevamo parlato prima della scorsa estate su www.abruzzocultura.it della mostra di pittura di Rimini, “Contemplazioni”, sul tema della bellezza, alla quale seguiva l’incontro tra i pittori prescelti e i poeti per un percorso comune: il verso delle poesie sposato alle cromie dei dipinti. Ci era tornato in mente il cenacolo dannunziano di Francavilla, per le mutue ispirazioni tra la poesia di D’Annunzio e la pittura di Michetti, anche con la scultura di Barbella e la musica di Tosti.
Asia Argento con Circeo
Al Vittoriano, tra le forme e i colori dei dipinti esposti, abbiano assistito all’ispirata introduzione di Claudio Strinati, che avevamo ascoltato alla presentazione della grande mostra su Caravaggio da lui ideata e ritrovavamo anche qui immedesimato, pur in un clima ben più intimo e raccolto rispetto all’affollamento per quello che fu il “pittore maledetto”, oggi rivisitato anche dal lato umano..
Le sue parole ci hanno incuriosito ancora di più: “E’ la visione di un pittore a cui piace guardare dentro, che ha attitudine all’indagine. E l’indagine è motivo di interesse in tutti i campi, dal cinema alla letteratura”: ha ricordato i thriller e i polizieschi fino al libro d’inchiesta di Roberto Saviano. “Un’arte che si rivela anche nei ritratti, il cui valore non è nella rassomiglianza ma nella capacità indagatrice”. E indagare vuol dire porsi delle domande e ottenere delle risposte, dopo una ricerca.
Le vite parallele del poeta e del pittore.
Anche noi ci siamo sentiti coinvolti in questa ricerca, e allora siamo partiti dalla poesia per arrivare alla pittura che ad essa si è ispirata. La poesia è di Italo Benedetti, da Capri a Roma e Sabaudia, nove libri di poesie dopo i primi versi editi nel 1965, una vita da poeta e di insegnante di musica; nessun contrasto, nulla c’è di più musicale dei versi poetici. E se vengono tradotti in francese e inglese, tedesco e spagnolo e anche in russo, vuol dire che hanno respiro europeo, internazionale. La poesia è universale ma non sempre viene percepita come tale, qui lo si è fatto e questo conta.
I riconoscimenti non sono mancati, già nel 1976 il suo libro di poesie “Lontano dal corpo” fu finalista al premio Viareggio, con “Dieci miliardi di anni” arriva il Premio Circeo “La cultura del mare”, bel riconoscimento per un caprese. In mezzo la sua antologia poetica “I sogni d’oro” presentata nel 1984 nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma che lo ha ospitato più volte.
Vogliamo sottolinearlo perchè quello che ci ha colpito è la condivisione delle sue espressioni poetiche nei numerosi “readings” pubblici in luoghi prestigiosi quanto mai adatti: oltre che in quella di Roma nella Biblioteca Nazionale di Napoli, nelle sedi degli Archivi di Stato della Campania e di Arezzo, fino al Complesso dei Dioscuri al Quirinale, incontro promosso nel 2009 dalla Direzione Generale del MiBAC per le Biblioteche con il direttore Maurizio Fallace; con il ritorno nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Voci prestigiose hanno letto le sue poesie alla radio – italiana, vaticana e svizzera – e negli incontri: Achille Millo e Riccardo Cucciola, Raoul Grassilli e Giulio Bosetti; fino a Urbano Barberini e Iaia Forte;anche Francesco Carnelutti.
Un altro particolare da cui siamo stati colpiti sono i riconoscimenti da parte di nomi famosi che hanno scritto di lui o presentato le sue opere, da Pomilio a Prisco, da Betocchi a Nievo, da Compagnoni a Russo, da Brandi a Ulivi.
Elsa Morante ha detto: “Dopo tanti poeti imbalsamati, finalmente un poeta vivo!”, aveva letto “Lontano dal corpo”. Palma Bucarelli lo ha definito “principe della poesia e una delle voci più originali e genuine della letteratura contemporanea”.
Non ci stiamo allontanando dalla mostra, anzi ci stiamo immedesimando nello spirito evocato da Strinati, quello della ricerca e della capacità indagatrice. Che deve rivelare per prima una fonte dell’ispirazione del pittore, la poesia del sodale Benedetti, un cenacolo non occasionale, di una vita.
Per passare dalla poesia alla pittura occorre ora conoscere il pittore: da Catania a Roma e Sabaudia, ha dipinto da una vita in tutte le forme, olio e acquerello, acrilico e aerografo, fino all’incisione e al collage. Innamorato della poesia e della musica, ha studiato pianoforte, la prima mostra personale a 24 anni a Capri. Potevano non incontrarsi, così simili, vivendo entrambi tra Roma e Sabaudia?
Difficile evitare l’incontro, ma di qui alla scintilla della mutua ispirazione artistica ce ne corre. Eppure anche questa scintilla è stata scoccata, anzi è diventata un arco voltaico di energia. Innumerevoli le mostre personali e collettive in Italia e all’estero, spiccano Istanbul e Il Cairo, fino a Bacu in Arzebaijan. Tra i riconoscimenti, il primo premio internazionale Italia-Francia nel 2000, il premio Angelo Savelli nel 2004; ha effettuato illustrazioni prestigiose, come quella per i Congressi Nazionali dell’Università “La Sapienza” di Roma alla sala della Protomoteca in Campidoglio, e per il recentissimo libro storico “Sabaudia tra sogno e realtà”.
Nello scorrere le tappe del suo percorso ci imbattiamo nell’oggetto della nostra ricerca, i punti di contatto con il poeta Benedetti, oltre al già citato amore per musica e poesia, Sabaudia e Capri. Mostra a Ferrara, palazzo dei Diamanti, nel 1986, in occasione della presentazione del libro di poesie di Benedetti; passano sette anni, Roma 1993, “Iconografia poetica” al centro culturale della Banca d’Italia la presentazione della cartella “Capri” con dieci acqueforti ispirate alle poesie di Benedetti, analogamente nel 1985 alla galleria Artespazio di Roma, “Capri, pittura e poesia”; nei primi anni del 2000 l’abbinamento diviene una costante, dalle “Metroporticromie” del 2003 nell’Accademia di Romania a Roma, a “Ut Pictura Poesis” del 2006 alla Biblioteca nazionale Centrale di Roma, fino alla mostra attuale al Vittoriano “Metroversocromie”.
E’ altrettanto lunga la lista di personaggi che hanno scritto di lui, diversi nomi sono comuni a Benedetti. Tra tutti ci piace citare ancora Palma Bucarelli per il modo in cui descrive la sua arte che spiega il sodalizio con il poeta: “Direi che il lato più interessante di questa pittura è proprio il trarre da elementi reali un mondo tutto astratto”. E nel fare questo “trasformando in una poesia di colori le immagini così come Italo Benedetti le trasforma in una poesia di parole”.
Ci basta per visitare la mostra a ragion veduta, la nostra ricerca ha accertato quanto serve: la base sono le immagini della realtà, poi c’è l’alchemia della poesia, poesia di colori e poesia di parole.
Aldo Moro
I ritratti
La visita nelle sale a pianterreno comincia dai ritratti, una galleria di volti molto cromatici, nei quali c’è qualcosa di più della rassomiglianza che non manca, essendo tutti in stile figurativo. La ricerca indagatrice di cui parla Strinati parte da quelle fattezze esteriori per leggere ciò che c’è dietro.
Nei ritratti di Urbano Barberini e Dario Argento i visi sono distesi, l’uno aperto nel sorriso scanzonato su un abito elegante, l’altro assorto e quasi dubitativo su una camicia rossa sportiva, un contrasto tra l’essere e l’apparire? In Giovanni Russo e Giulio Andreotti troviamo la ricerca dell’io più profondo attraverso visi fortemente segnati, gli occhi socchiusi e penetranti nel primo, rivolti a lato evitando l’osservatore nel secondo; in Ozpetek e Benedetti i loro caratteri non solo esteriori, il primo in una composizione ardita, che gli divide in due il capo. E poi gli opposti, Alberto Sordi nella sua crassa comicità degli inizi e la figura mummificata di Carlo Massimo.
Espressioni serene senza sottintesi nei volti di Paola Formato e Maria Pace Odescalchi, Adelaide Ruotolo e Claudia Ruspoli, mentre gli occhi sognanti e le labbra socchiuse di Pamela Villoresi ne esprimono la solarità e la ricchezza interiore: tanti personaggi dietro quel viso, l’attrice ne ha dato dimostrazione leggendo da par suo le poesie di Benedetti nella manifestazione collegata alla mostra alcuni giorni dopo l’apertura. Un prestigioso sigillo di chi ha avuto il privilegio e il carisma di essere chiamata alle letture sacre davanti all’indimenticabile, tanto amato papa Giovanni Paolo II.
Un discorso a parte meritano le due immagini di Moro e di Asia Argento, ciascuna collegata ad una poesia di Italo Benedetti. Quella di Aldo Moro è ispirata a versi toccanti. Una vicenda, scrive il poeta, “veramente infernale” nella quale “i dodici spari che t’hanno colpito/ hanno riecheggiato come dodici cannoni… ti hanno ritrovato/ come un cagnolino braccato/ nella piccola Renault rannicchiato”. Ma “ogni lacrima prima di cadere/ s’è illuminata della tua alba, l’ultima dei tuoi occhi: ha bagnato/ il tuo corpo come un unguento antico”. Fino alla sublimazione: “Il tuo ultimo giorno è stata un’alba/ su una riva sconosciuta, Libero il mare/… inghiottì la schiuma il tuo grido silenzioso/trasmigrando nell’aria è divenuto eterno”. Il poeta aveva iniziato “com’è difficile parlare di te…”, ed era difficile anche dipingere: il pittore ci dà un’immagine come consegnata alla storia, il profilo che guarda lontano in atteggiamento meditativo ed espressione enigmatica, un primo piano in bianco e nero che ne fa una statua ammonitrice per l’eternità, nell’ideale Pincio della memoria.
Colloquio con Virgilio (Italo Benedetti)
E’ ben diversa la statua affiancata a Italo Benedetti, nel dipinto “Colloquio con Virgilio”: si riferisce al dialogo del poeta con il grande dell’antichità o a quello dell’artista con il suo Virgilio che lo ha guidato idealmente con i propri versi nel viaggio pittorico? Le interpretazioni sono aperte. Di Benedetti c’è pure un ritratto senza questo riferimento: camicia aperta, lo sguardo penetrante.
Un altro mare e “un grido muto” totalmente diverso troviamo nella poesia che affianca l’immagine di Asia Argento con Circeo, un tre quarti seducente, la schiena nuda che sfuma nelle squame: “Versami un’onda sul corpo che brucia/ arso da mille sali, bevuto da cento soli”. C’è il mistero dell’amore con la magia della seduzione in quel viso e in quel corpo da maga Circe, invitante e irraggiungibile insieme. Si materializzano le parole di Higgings e l’intensa lettura fatta da Gabriele La Porta legando le “pene d’amor perdute” al pathos che viene dall’impossibilità di raggiungere l’amore anche quando sembra di afferrarlo; come il miraggio rappresentato dall’invito della sirena, melodioso nella storia omerica di Ulisse, muto nell’immagine della diva ma altrettanto irresistibile. Anche se, ebbe a scrivere Fabrizio De Andrè a Mario Luzi, l’attrazione data dalla musica è la più forte, tanto che Ulisse per resistere si fece tappare le orecchie, e solo quelle, con la cera; la lettera del cantautore al poeta era esposta nella recente mostra sul cantautore allestita presso l’Ara Pacis.
Sia la vista o l’udito il punto più debole, Claudio Strinati conclude la Presentazione riferendosi al dipinto ispirato a Capri in cui un cartello segnala il “pericolo delle sirene”; e commenta che “il pittore un poco se ne compiace conferendo il corpo della sirena a una intensissima Asia Argento il cui ritratto compendia quasi tutta l’energia vitale che Maugeri distribuisce nelle sue opere”.
Che si tratti di una trasposizione onirica quella della diva il cui corpo si fonde con la sirena è “scritto”. La poesia: inizia “quando mi sveglio all’alba”, e prosegue “Tu dove sei? Nel sonno forse sei ancora sperduto,/ sogni il mare sconfinato, la luce forte/ che dagli scogli dardeggia sulle spume”. Nulla di tutto questo nell’altro ritratto della Argento, sebbene entrambi del 2010, dove ridiventa una giovane donna, la semplice fanciulla acqua e sapone in atteggiamento disinvolto e confidenziale.
Ferzan Ozpetek
Gli sfondi
Dei ritratti, quasi tutti del 2010 come quelli di Asia Argento, interessano anche gli sfondi sui quali spiccano le figure: marini per Russo e la Argento, con il profilo del promontorio del Circeo visto dalla sua Sabaudia, come in “Circeo giallo” del 2006, lo troviamo già in “Dune rosse” e “Tromba marina” dell’anno precedente e in altri ancora; anche a Capri c’è un profilo di monte, può trattarsi di un’assimilazione anche della sua isola alla mitica terra della maga Circe, almeno nei momenti onirici. Invece uno sfondo di libri molto colorati negli scaffali dietro Andreotti e Moro; e infine solidi geometrici per la Villoresi e Dario Argento, con stilizzazioni, giardini e castelli in altri.
Gli sfondi geometrici introducono nel mondo tutto particolare del pittore. Cominciamo a fare conoscenza – ancora da lontano trattandosi di accenni – di quello che Domenico Guzzi nel 2005 ebbe a definire “un ‘codice’ che se è certo che non alieni la realtà, di certo la ‘riduce’ all’essenzialità di una mera forma, ad una sorta di ‘astrazione’ del reale”.
E’ quanto basta per stimolare la nostra esplorazione di cosa abbia voluto esprimere l’artista o ricercarlo con lo “spirito indagatore” di cui ha parlato Strinati: faremo in modo di restare collegati alle poesie di Benedetti pur senza avere la presunzione di coglierne i nessi spesso indecifrabili.
Nei ritratti di Moro e di Asia Argento l’ispirazione poetica ha offerto motivi spesso reconditi che l’artista ha metabolizzato come ha fatto con gli altri stimoli, con il risultato che non si tratta di una trasposizione diretta in forma e colore dei versi poetici, bensì di una materia plasmata anche dalla poesia secondo i percorsi imperscrutabili seguiti dall’ispirazione dell’artista.
E non è detto che questo percorso riguardi la singola poesia rispetto al risultato dell’ispirazione. Nel sodalizio di una vita del pittore con il poeta, l’influsso dei versi sui dipinti è mediato dall’atmosfera che creano piuttosto che da riferimenti precisi anche se questi non mancano, e li abbiamo sottolineati per i ritratti, li evidenzieremo per le altre opere. Ma vedremo anche quale influsso possono avere avuto le poesie alle quali non corrispondono dipinti, neppure mediati.
C’è una poesia della quale non abbiamo trovato la corrispondenza pittorica, e anche per questo appare illuminante come se fosse il risultato di una seduta psicanalitica, evocando ciò che c’è nel fondo dell’inconscio radicato dall’infanzia e tale da poter riaffiorare quando meno ce se l’aspetta. E’ “Natale con i cani”, dove il poeta scrive “addobbavo di tristezza, con lucide/ tra le foglie povere lacrime”. Fino all’emergere di ciò che è sedimentato nel tempo ma condiziona l’essere e il sentire: ”Pensavo al Natale di mia madre sotto/ la fredda croce, al mio più freddo ancora/ nella piazza sola”./ Furono allora miei balocchi due cani/correnti all’impazzata sui rimasugli”. Alla madre è intitolato un quadro “Mia madre al faro” nella sua figura energica esprime altrettanta intensità.
Con questa ferita in fondo al cuore il poeta immergerà i propri versi nel mare di Capri, li farà illuminare dal suo sole, anche se ne resterà sempre una traccia visibile. Il pittore celebra ugualmente Capri ma come il poeta, in un influsso reciproco, cerca di scavare nel proprio animo e va fino ai primordi per risalire alla condizione umana in cui si addensano le nubi esistenziali, che delle volte diventano tempeste e uragani oppure restano confinate in un disperante ripiegamento interiore.
Di qui le geometrie dell’artista, da cui traspare una solitudine profonda che cade nell’angoscia ma poi va alla ricerca di una solidità e di un equilibrio difficili da trovare nella vita, e per questo forse vale la pena di ricercare. In qualche caso è possibile approdare a un risultato che dà una risposta ai dilemmi angosciosi del poeta, in un rapporto tra simbiotico e dialettico, esso stesso oggetto di ricerca. Lo esploreremo passando dai ritratti alla poetica, è il caso di dirlo, del pittore: ci troveremo nell’atmosfera magica della “metafisica dei solidi”, vedremo presto perché la chiamiamo così.
Romano Maria Levante
9 luglio 2010 a 21:02
Al pittore Maugeri e al poeta Benedetti non posso che dire grazie per l’apprezzamento; e per avermi dato l’occasione di raffrontare parole e musica – stavo per dire – cioè parole e immagini, cercando le recondite armonie di un sodalizio che viene da lontano e alimenta di stimoli reciproci il loro percorso artistico. Sarò felice di rivedere il pittore dopo l’incontro alla mostra e di conoscere il poeta, ben diversi dai manichini metafisici di “Il filosofo e il poeta” della mostra di de Chirico, ma altrettanto intriganti per i significati della loro opera artistica. Vivo stabilmente a Roma, presto avremo l’occasione di incontrarci. Ringrazio fin da ora per la monografia sui paesaggi, mi interessa molto: il mio servizio sulla mostra dei paesaggi nella Campagna romana ha provocato un commento di un discendente di un famoso pittore olandese che chiede notizie. Anche questo regala la nostra rivista, contatti straordinari che, come quello con il pittore Maugeri e il poeta Benedetti, sono una manna dal cielo, soparttutto di questi tempi così avari per la cultura e per lo spirito.
A presto, cari Maestri, e ancora grazie.
Romano Maria Levante
vincenzo maugeri
30 giugno 2010 a 16:50
Per Romano Maria Levante:
sono il pittore Vincenzo Maugeri e insieme al poeta Italo Benedetti, volevo ringraziarla per il bellissimo e acuto saggio che ha scritto sulla mostra “Metroversocromie” tenutasi al Vittoriano nel mese di giugno. Se si trova di passaggio a Roma sarei lieto , con il poeta, di donarle la monografia pubblicata da Gangemi per la mostra “Ritratti di paesaggi e paesaggi umani” ospitata al Complesso dei Dioscuri al Quirinale nell’ottobre del 2009. Cordialissimi saluti,
Vincenzo Maugeri e Italo Benedetti