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Ricorrevano ieri, giorno della Candelora, i 308 anni del terribile terremoto che distrusse l’Aquila nel 1703 ed i quasi ventidue mesi da quello del sei aprile 2009. Stiamo parlando di due drammatici eventi che, in tempi diversi ed in situazioni totalmente differenti anche per numero di vittime, hanno raso al suolo per ben due volte la nostra bella città d’arte. Nonostante tali disastrosi eventi – che di fatto hanno atterrato il Capoluogo di Provincia abruzzese, ed i tanti paesi del cratere sismico già attanagliati da una profonda crisi socio economica – bisogna andare avanti guardare oltre l’emergenza, procedere con l’ottimismo della speranza in un domani migliore.
Il popolo abruzzese, forte gentile e dignitoso è temprato, da sempre, allo spirito di sacrificio per cui anche questa volta si rimboccherà le maniche e ricostruirà la città come e più bella prima. Se prevenire i terremoti oggi all’inizio del terzo millennio è praticamente impossibile, nonostante i sofisticatissimi strumenti elettronici in dotazione all’ Ingv ed al Cnr e con tutte le conoscenze acquisite, dobbiamo essere perfettamente convinti che la ricostruzione dovrà avvenire all’insegna della legalità e della sicurezza nel totale e scrupoloso rispetto delle leggi. L’Aquila ha sopportato, nel corso dei secoli diversi terremoti i cui studiosi e storici che se ne sono occupati sono arrivati a soluzioni non distanti da loro secondo cui sono prevalse logiche di affarismo edilizio, mancanza di competenza amministrativa,imprevidenza collettiva e, dulcis in fundo,una buona dose di fatalismo. La storia ricorda che il giorno della Candelora un violentissimo terremoto di intensità pari al X grado della scala Mercalli interessò la città dell’Aquila radendola praticamente al suolo. Il disastroso evento naturale si verificò intorno alle 11.00 sorprendendo la gente, vista la particolare ricorrenza religiosa, nelle chiese dove si contarono un numero infinito di vittime. Alcune notizie storiche parlano di 800 morti solo nella chiesa di S. Domenico,alcuni dei quali ritrovati con i ceri in mano ed in totale in tutto il circondario di più di seimila vittime. Altri danni gravissimi si verificarono in tutte le altre chiese della città e del circondario.
Da documenti storici pare che lo sciame sismico fosse iniziato molto prima intorno al 1702 ed avesse interessato anche l’Alto Lazio e l’Umbria Ma la grande scossa si verificò il 14 gennaio del 1703. Essa distrusse Montereale dove si registrarono 800 morti su una popolazione di mille persone provocando anche gravissimi danni e vittime alle sue Frazioni e nei paesi limitrofi quali: Accumoli, Amatrice, Borbona, Leonessa, Cascia, Norcia e Cittareale. A Cabbia – mio paese d’origine, che dista pochissimo da Montereale – la memoria popolare ricorda che pur essendo interessata dalla scossa non si verificarono vittime ma solo qualche danno di minore entità. I nostri vecchi, ma questa è solo una notizia non confortata da alcun riscontro scientifico, adducono la ragione al fatto che il paese è allocato sulla roccia per cui resiste alle scusse telluriche. Un paio di giorni dopo ci fu un altro evento sismico che causò ulteriori nuovi crolli ed interessò anche l’aquilano dove, pare, fossero crollate le campane della chiesa di S. Maria di Roio e di S. Pietro a Coppito. Come in ogni drammatica circostanza bisogna gestire l’emergenza e non è facile in un clima di disastro generale con gli animi sconvolti ed il morale a terra essendo stai colpiti da grandi lutti personali, collettivi e d essendo rimasti senza casa. Ma la storia si ripete e come nel recente disastro con Bertolaso pochi giorni dopo il sisma del 1703 fu inviato da Napoli all’Aquila, con poteri straordinari il commissario straordinario Marco Garofalo.
Lo stesso si occupò di organizzare i soccorsi, tenere sotto controllo l’ordine pubblico e favorire la ricostruzione. Gli storici gli attribuiscono anche il merito di aver fatto desistere i sopravvissuti ad abbandonare la città. Egli, a differenze dei governanti di oggi che su questo tema delicatissimo per quel che concerne la ripresa e lo sviluppo dell’economia del Capoluogo di provincia e dei paesi del cratere sismico continuano con promesse da marinaio, riuscì ad imporre l’esenzione fiscale per i cittadini colpiti dal sisma per un tempo proporzionale ai danni subiti. All’Aquila la sospensione delle tasse fu per un periodo di dieci anni. Un provvedimento vitale per far ripartire l’economia della città e dare ossigeno alla ricostruzione. Al contempo venne istituita una sorta di tassa di scopo ( definita tassa straordinaria ), in pratica quello che chiedono i cittadini del cratere di oggi, che diede ulteriore impulso alla ripresa. Vorrei ora analizzare le analogie ricorrenti tra i due disastrosi eventi sebbene con tre secoli e più di distanza. Il comune denominatore è, senza dubbio , lo sciame sismico conclusosi con i grandi disastri del due gennaio 1703 e del sei aprile 2009. Probabilmente si doveva studiare a fondo il fenomeno ed essere più cauti nel rassicurare a tutti i costi la popolazione tenendo in considerazione il fatto che le case, specialmente quelle del centro storico, maggiormente colpito, erano di antica costruzione quindi non sicure per cui bisognava invitare alla prudenza. Certo con il segno del poi tutto è più semplice. Ora l’imperativo, per tutti , oggi come ieri, deve essere all’insegna di tre R.
Ripresa, Ricostruzione, Ritorno alla normalità.
Ciò deve avvenire, non mi stancherò mai di dirlo e di scriverlo, nel totale rispetto della legalità e della sicurezza. Lo dobbiamo a coloro che non ci sono più ed alle nuove generazioni che hanno il sacrosanto diritto di vivere in una città degna di essere definita tale e non nei vari centri commerciali – regni indiscussi di consumismo diffuso senza identità e senza valori – ubicati all’esterno della città. Ce lo dice anche il vessillo dell’Aquila cambiato in seguito al terremoto del 1703 nei colori nero verdi che stanno a significare il nero il lutto ed il verde la speranza. Speranza nella ricostruzione e nella ripresa della vita.
Nando Giammarini
14 febbraio 2011 a 13:42
Gentile Sig. Pasquino;
la nonotematricità dei miei articoli è dovuta essenzialmente a tenere accesi i riflettori sulla mia terra sconvolta dal terremoto.Nonostante abbia profondo rispetto per tutte le opinioni, non è certo lei a dovermi dire su cosa spaziare o cosa dover fare o improvvisare… “da grande”. Non ho la presunzione di definirmi scrittore. Provi a scrivere lei qui, leggerò, senza polemizzare ma con profondo rispetto, i suoi articoli. Buona continuazione di giornata.
Cordialmente, Nando Giammarini
pasquino
13 febbraio 2011 a 23:06
I suoi articoli Sig. Nando sono monotematici, Forse è il caso che cominci a spaziare su altri argomenti o meglio forse sarebbe il caso che facesse qualcosa per cui è più portato. Non ci si inventa scrittori !!!!!!!!
Patrizia C.
6 febbraio 2011 a 15:22
Complimenti Nando per l’articolo e per il messaggio di speranza. Sono della provincia di L’Aquila ma vivo a Roma, sono vicina a tutti i miei compaesani come vi assicuro lo sono anche tanti “paesani” che vivono all’estero.
Marisa Milone
6 febbraio 2011 a 10:59
Bellissima pagina di storia! Molto interessante soprattutto per la ricchezza di quei particolari sul devastante sisma del 1703, poco noti alla maggior parte di noi..
Le tre R (come le chiami tu): Ripresa,Ricostruzione, Ritorno alla normalità, rappresentano l’ obiettivo che dobbiamo con forza perseguire e imporci con determinazione e con tutti i mezzi a nostra disposizione perché anche i governanti e le persone preposte a questo scopo lo facciano proprio e si impegnino a non deludere le nostre aspirazioni e attese.
Bravissimo Nando riesci sempre a dar voce alle nostre richieste e a infondere nei cuori di tutti noi la speranza di rivedere L’Aquila ricostruita..
Matteo
5 febbraio 2011 a 13:41
Mi permetto una correzione. All’inizio del terzo capoverso leggo: “Ma la grande scossa si verificò il 14 gennaio del 1703″. In realtà per L’Aquila la “grande scossa” fu il 2 febbraio (la Candelora, appunto) anche se le scosse distruttive furono effettivamente due, la prima delle quali (il 14 gennaio) colpì l’Alto Aterno distruggendo completamente Montereale. Quella del 14 gennaio fu anche la maggiore di tutte le scosse dello sciame sismico nel periodo 1702-1703 ma all’Aquila i danni furono minimi (si cita solo il crollo del campanile di San Pietro); il 2 febbraio L’Aquila si ritrovò invece a poca distanza dall’epicentro e venne praticamente rasa al suolo.
giovanna
5 febbraio 2011 a 09:30
Buon giorno e buon fine settimana.Un articolo toccante e veritiero. Complimenti, professore e grazie alla redazione che da spazio e voce alle ansie, le aspettative, le attese di tanta nostra gente alle prese con questo terribile dramma.Forte il richiamo al terremoto del 1703, bello il messaggio di fiducia e di speranza …
Annalisa
4 febbraio 2011 a 22:16
è sempre un piacere leggere i tuoi articoli,ci racconti,ci informi,ci fai partecipe degli eventi e dei disagi che la nostra città ha vissuto 1703…e che purtroppo x cause naturali,il terremoto ha di nuovo colpito la nostra città.Tu riesci a coinvolgere con le tue parole il nostro stato d’animo…tu riesci a compredere il nostro pensiero.Bell’articolo complimenti.
Maria Antonietta
4 febbraio 2011 a 20:12
Bell’articolo,non manca di nulla: esauriente sul lato storico, commovente sul lato della tragedia che mai sarà dimenticata e speranzoso su tutto ciò che riguarda la città e i suoi abitanti… Sempre complimenti, Nando!
eleonora
4 febbraio 2011 a 15:42
Una bella lezione di storia ed una pagina di memoria. Come nel 1703 sapremo reagire e ricostruiremo le nostre case e la città. Comoplimenti.
Antonella C.
4 febbraio 2011 a 12:29
Ricordare un anniversario così tanto catastrofico come quello verificatosi nel 1703 non può che dare una speranza ed una forza maggiore a tutti gli aquilani che hanno perso persone a loro care e la loro identità……iniziativa lodevole e apprezzata.
rita
4 febbraio 2011 a 09:33
Articolo di alto valore culturale. Davvero toccante il messaggio di speranza che parte da questo evento drammatico.Lei che può, avendone le capacità e le possibilità, continui a scrivere con i suoi articoli ci sentiremo contornati dall’amicizia e dalla solidarieta sua, di tanta gente perbene e meno soli. Grazie infinite
Maurizio Delogu
4 febbraio 2011 a 00:29
A Nando va un saluto e un ringraziamento per il suo bellissimo articolo.
pina
3 febbraio 2011 a 19:47
Bellissimo articolo d’insegnamento per le notizie storiche che riporta. Io, aquilana doc nonostante i miei 60 anni, non sapevo che i colori della nostra bandiera fossero cambiati in seguito al terremoto del 1703. Poi ha proprio ragione lei i nostri figli ed i nostri nipoti stanno crescendo nei centri commerciali per mancanza di spazi e strutture dove ritrovarsi e vivere la loro età spensierata. Splendido l’imperativo delle 3 R . speriamo si avveri. Grazie e complimenti x la bellezza dell’articolo.
Pasquale Mancini
3 febbraio 2011 a 18:52
Anche mio nonno mi raccondava più o meno così
Emanuele Toni
3 febbraio 2011 a 16:58
“Ripresa, Ricostruzione, Ritorno alla normalità”. Siamo fiduciosi che tutto ciò si verifichi il più presto possibile.