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“La donna che parlava con i morti”, zoom su Anna Antichi

Remo Bassini ne La donna che parlava con i morti (Newton & Compton) romanza il nostro Paese tracciandone, attraverso gli occhi di Anna Antichi (semplice commessa in una libreria o investigatrice privata?) un quadro fra il realistico e l’esagerato, dove però l’esagerazione non è una debolezza dello scrittore, ma, al contrario, l’attenzione che Bassini ha verso il comune scorrere delle “cose che accadono” nelle vene dei personaggi di un giallo all’italiana.

Questa Anna Antichi, – pensavo man mano che leggevo – non mi piace per nulla. Questa donna che se ne va in giro a sproloquiare battute su culi e tette, proprio non mi piace. Questo pensavo e non sopportavo il suo amore così remissivo, così accondiscendente.

Anna ama di un amore che fa male.

Anna vive il rimpianto eterno di un padre amato e scomparso insieme a una parte di sé, tuttavia non è in grado di far urlare il dolore quando l’amore si perde nel nulla della violenza quotidiana. Si fa sorprendere alle spalle dalla morte e tace quando le pagine dovrebbero riempirsi di urli violenti.

Eppure Anna Antichi è il ritratto della maggior parte delle donne, confuse fra l’odor vago di femminilità e una parità che allocano nel linguaggio “cazzuto”. Anna Antichi, pagina dopo pagina, mi ha conquistata con la sua forza fragile che non si nasconde dietro al luogo comune, né dietro alla caricatura dell’uomo, né nell’inutile travestimento dell’anima. Prende corpo nella mente, acquista concretezza di persona testarda, anarchica, sfacciata, coraggiosa, insofferente a qualunque perbenismo. Anna Antichi è molte donne che conosco.

Scritto da il 4 agosto 2010. Tematica: Letteratura.

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