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Atri: intervista a Pif, ospite del Reportage Festival

Pierfrancesco Pif

Abbiamo incontrato Pierfrancesco Diliberto, detto Pif, al Reportage Atri Festival. In molti lo fermano: c’è chi gli chiede un autografo, chi una foto, chi lo tratta come se fosse un vecchio amico. Pif si dimostra disponibile. Ex-Iena, dal 2007 è alle prese con un programma su Mtv «Il Testimone». Ironico e sensibile, i suoi reportage spingono a riflettere su qualsiasi argomento: dalla mafia, alla costruzione di un pozzo in Africa per poi passare agli animatori nei villaggi turistici.

Quanto c’è di tuo in ogni puntata de «Il Testimone»?

«Posso dirti il 95%. L’autore sono io. Ci sono delle persone che mi aiutano, con le quali parlo, mi confronto. Quando faccio un’intervista capita di discuterne in macchina al ritorno, sono delle riflessioni».

Spesso hai trattato temi importanti, come quello della mafia con il servizio su Pino Maniaci di Telejato o quello su “Addio Pizzo”. Pensi ti occuperai ancora di mafia, magari come regista?

«Il prossimo anno, probabilmente. Sono stato contattato da Mario Gianani – produttore di Bellocchio – il quale, dopo aver guardato «Il Testimone» mi ha chiesto di proporgli un’idea. Ne ho già una: me la trascino da anni, riguarda anche la mafia. Non è l’evoluzione del Testimone, ma vorrei trattare la mafia com’è trattata nel programma e realizzare un film. Se tutto va bene, inizierò a scrivere quest’estate e girerò l’anno prossimo a giugno».

Un’opera prima… l’avverarsi di un sogno, no?

«Sì, è il mio sogno. Fare un film in Italia è difficile, ma il mio è un produttore che fa questo di mestiere. Ho iniziato facendo un corso come autore televisivo, per guadagnarmi la pagnotta. La situazione è andata meglio del previsto: sono andato in video e lì scattano meccanismi diversi. Prima di invecchiare definitivamente, vorrei almeno tentare».

Tratterai mai il tema del terremoto e la realtà degli aquilani, spesso ignorata dai media ufficiali?

«Sarei venuto anche senza telecamera ma non l’ho fatto per due motivi: trattare il terremoto, essendo l’ennesimo giornalista o pseudo giornalista che pone l’ennesima domanda – mi far sentire male -. Non mi va di essere uno dei tanti rompipalle, non riesco. Se avessi avuto un’idea intelligente, diversa dagli altri, sarei arrivato immediatamente. Non l’avevo, purtroppo. Enrico Lucci ha fatto una cosa carina, ha mostrato un diverso aspetto dell’Aquila».

Nemmeno a distanza di un anno?

«In redazione ne abbiamo discusso. Volevo venire e parlare del terremoto. La situazione è più grave di come ce l’hanno raccontata. Le puntate però vanno in replica spesso e rischiavo di dare a Mtv un prodotto già “scaduto”come argomento. E lì i disagi non sono sempre gli stessi. Mentre la vita del pornoattore o della persona nana fra un anno sarà quasi la stessa. Questo è un po’ il mio cruccio. La cosa che mi dispiace maggiormente è di non essere venuto come persona. Se non facessi televisione, sarei andato. Mi dava fastidio essere l’ennesimo vippume, vippetto che si reca lì all’Aquila per vedere. Per come son fatto io, ha più senso venire molto tempo dopo».

Scritto da il 26 giugno 2010. Tematica: televisione.

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