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Nel gennaio 2010, dopo cinque anni di lungo restauro, è stato restituito alla nostra città uno sei suoi più preziosi e antichi “tesori”: Palazzo Melatino, più noto come Casa del Melatino. La storia dell’edificio inizia nel Medioevo ed è strettamente legata all’importante famiglia teramana della quale porta il nome: il casato dei Melatino infatti, di origine longobarda, prese tale cognome dal castello omonimo presso Teramo.
Questa località è oggi identificabile con la frazione di Garrano dove ancora esiste la chiesa di S. Maria ad Melatinum (o de Melatino), che riprende nel titolo quello della medioevale abbazia che sorgeva non lontano, nei pressi del maniero della nobile famiglia. I Melatino risiedevano nella suddetta zona fin dal XIII secolo e presero parte agli avvenimenti più significativi della storia della città, ma si estinsero, in quanto gli ultimi discendenti furono delle donne andate in moglie al casato dei Berarducci di Teramo. Lo stemma di famiglia recava nel mezzo un albero di melo; oggi resta ancora un antico esemplare in pietra nella torre di Nocella di Campli, loro feudo. Tra i membri che contribuirono a rendere la casata illustre nella storia del territorio aprutino, possono ricordarsi: il fondatore, Maccabeo, feudatario, Matteo, che fu cavaliere al seguito dell’imperatore Federico II di Svevia, nel XII secolo, ed Enrico, capitano di Campli e ideatore della lotta contro Antonello De Valle, alleato con i duchi Acquaviva di Atri.
La Casa del Melatino ha dato il nome al luogo dove sorge: Largo Melatini, identificabile con quello che, in epoca romana, era il foro di Interamnia. Dall’ ubicazione della propria dimora cittadina, si comprende l’importanza avuta anche in epoca medioevale, favorendo in tal modo la ricostruzione e il ripopolamento di Teramo, saccheggiata e bruciata dal conte Roberto di Loretello, tra il 1155 e il 1156. Il Loretello si era infatti ribellato al re normanno Guglielmo I di Sicilia, e Teramo, fedele al sovrano, gli aveva opposto fiera resistenza, venendo però espugnata e subendo una triste sorte. Non si conosce l’anno esatto dell’inizio dei lavori dell’edifico, ma è da ritenersi che il casato si insediò in città nel 1232; la casa fu comunque comprata o costruita da Matteo I Melatino prima del 1236, anno in cui fu rogato un atto notarile nel suo palazzo di Teramo. Sappiamo infatti, di una locazione (contratto di cessione) del vescovo locale Silvestro, datato 22 settembre 1232, proprio a favore di Matteo e di Roberto Della Torre, con l’obbligo di fedeltà al presule stesso e di residenza nella città. L’incendio della devastata Teramo apportò grandi cambiamenti nell’assetto urbanistico.
Il documento in questione sembrerebbe attestare la forte volontà da parte del clero aprutino di ripopolare la città in ogni modo e con ogni mezzo possibile. Come si desume da uno stemma che si trova sulla facciata del palazzo, recante un’iscrizione, ora illeggibile, l’edificio fu ricostruito nel 1372 da Roberto IV Melatino, così come riportato dal Palma. Il fabbricato si sviluppa su tre piani e ha una pianta quadrata; al pianterreno è caratterizzato da volte a crociera e da resti di un antico portico con colonne in muratura, semisepolte, che sostengono delle arcate ogivali. Le finestre hanno un’ impostazione ghibellina (i Melatino erano ghibellini, fedeli politicamente all’imperatore) e mostrano un architrave ad arco acuto. Quattro di esse, che si aprono nella fascia mediana della facciata, sono a forma di bifora, impreziosite da eleganti colonnine divisorie: tre sono tortili e due recano scolpito un serpente con testa antropomorfa di donna che le avvolge, forse una raffigurazione utilizzata in epoca medioevale per demonizzare i peccati sessuali, persino negli edifici religiosi. Oggi dell’intera casa sono visibili solo la facciata anteriore e quella posteriore, compreso il giardino interno: infatti, ai lati del palazzo sono state addossate costruzioni risalenti a periodi successivi. In origine l’edificio era isolato: le cronache storiche riferiscono che, nel corso di una sommossa popolare (1408), fu assediato da tre lati.
Il blasone in pietra sopra la porta principale d’ingresso reca l’albero di melo emblema del casato. I vari rifacimenti subiti dalla Casa del Melatino nel corso dei secoli sono testimoniati dalla varietà dei materiali di costruzione utilizzati. Venduto nel XIX secolo alla famiglia Savini, nel 1996 è stato acquistato dalla Fondazione Tercas, e restaurato per farne la propria sede. Il palazzo ospita al suo interno una serie di importanti e stupende collezioni di porcellane cinesi ed europee e di maioliche di Castelli, frutto di generose donazioni e di collezioni private; all’ultimo piano, nella sala dove solitamente si riunisce il Consiglio della Fondazione, è ancora visibile il soffitto originario medioevale, a traviature lignee, come quelle del Duomo. Si può osservare una trave bruciata ancora al suo posto, muta testimone dell’incendio di Loretello. La scoperta poi, dei resti di una domus romana nelle sue fondamenta, con pavimentazione musiva, del primo e secondo periodo pompeiano (I sec. a. C. e IV sec. d. C.), ha permesso di valorizzare al meglio questa splendida residenza signorile. Se il prestigio e il decoro di una città si misurano attraverso il suo patrimonio artistico, allora non c’è dubbio che una visita all’antica dimora è quasi d’obbligo.