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Bagni Andrea: luogo VIP? Che delusione!

C’è uno chalet a San Benedetto del Tronto, il Bagni Andrea, che secondo le cronache mondane e le voci di popolo nottambulo sarebbe luogo eccelso per la notte estiva, ritrovo preferito di VIP e bella gente, meta ambita di gran parte del “popolo della notte” della riviera medio adriatica e in particolare di quello abruzzese. Siamo andati a verificare di persona e vi raccontiamo la nostra delusione.

Spinti da tanto rumore attorno a questo luogo, ai primi di agosto siamo andati a vedere cosa offra davvero questo declamatissimo Bagni Andrea. Ecco la cronaca semiseria, ma reale, di quella serata da dimenticare. Dimenticare non tanto per quel che abbiamo trovato, ma soprattutto per la delusione di così poca cosa a fronte di tanta attesa e tanto rumore.

Parcheggio: questo sconosciuto

Arriviamo a San Benedetto verso le 11 di sera. La ricerca del parcheggio (in una cittadina di mare, votata quindi al turismo ma che di parcheggi non ne ha) richiede buona mezz’ora. Troviamo finalmente un buco dove lasciare l’auto che non sia passo carrabile, posto bici, posto moto, posto disabili, strisce pedonali, spazio cassonetto, etc.

Dopo cena

Davanti al celebrato Bagni Andrea troviamo tre energumeni con la faccia seria, in abito nero: dicesi buttafuori. Ci bloccano e ci dicono che dentro stanno cenando per cui se si ha un tavolo prenotato si entra, altrimenti no. Forse, al limite, dopo cena. Andiamo a prendere un gelato in centro. Torniamo verso mezzanotte. Davanti all’ingresso si è formata una piccola folla. Tutti bloccati come noi in attesa della fine della cena. Accadono però cose strane. Ogni tanto arriva qualcuno, si accosta al buttafuori enorme e dalla faccia impassibile, sussurra un nome, lui si china con fare paziente e confabula, poi esamina un pezzo di carta che ha in mano, conta le persone e lascia passare il postulante seguito da altri fortunati che il primo della fila indica personalmente. Immagino sia gente che ha prenotato un tavolo, anche se cenare dopo mezzanotte mi sembrerebbe tardi anche per uno spagnolo, chissà, saranno le eccentriche abitudini dei VIP.  Altri invece arrivano con fare sicuro, lanciano un cenno al buttafuori, salutano, ammiccano e lui apre subito il cordone. Tutti dentro: l’ammiccante appena arrivato e i suoi amici. Saranno sicuramente dei VIP, anche se dalle facce non si direbbe. VIP in incognito? Forse più semplicemente gente del posto amica del buttafuori, amica dell’amico e via dicendo alla solita italiana maniera.

Lei non sa chi sono io

La folla cresce, saremo oltre cento e inizia la calca. Arriva sempre più gente e continua il rito dei “prenotati” e degli “ammiccanti” che scavalcano tutti ed entrano. La calca è ormai insopportabile, la gente pressa da matti, tutti schiacciati, sudati, chi fuma, chi impreca, chi, più italianamente, telefona a qualcuno “amico” per cercare di saltare la fila. Come sempre l’italiano medio in queste occasioni da il peggio di se, o forse da solo tutto quello che sa dare. Ci si raccomanda, si inventano fantomatici tavoli, amici, conoscenti, scuse di ogni genere pur di entrare. C’è anche il mattacchione che ascolta il nome dato da un gruppo e tenta di usare lo stesso nome per cercare di passare. Manca solo l’italianissmo “lei non sa chi sono io”. Ma il buttafuori, Caronte impassibile, traghetta solo alcuni; probabilmente conosce bene i VIP. E loro entrando ti lasciano di traverso un’ultima occhiata di compassione prima di essere ingoiati dal paradiso del Bagni Andrea. Loro VIP, tu sudi.

VIP di campagna

Qualcosa però mi sfugge. Nella calca capita di cogliere le conversazioni vicine (per forza, sei così stretto che ti parlano dentro le orecchie!); quelli che entrano ti passano prima accanto (quasi sopra, per la verità) e dal modo di comportarsi, dall’accento, dai discorsi, e persino dal nome dei tavoli che dichiarano non mi sembrano poi tanto VIP, eppure entrano…mah, misteri della notte. “Tavolo IPER” (gruppo di commesse di uno store del centro commerciale), marcati accenti basso marchigiani o campagna abruzzese, discorsi da mercato rionale del giovedì mattina: che VIP alla mano che sono, dico tra me e me. Loro entrano, noi siamo in fila come sardine da oltre un’ora.

Un passo in paradiso

Il buttafuori forse si commuove, fatto sta che ci lascia passare senza essere dei VIP, degli “ammiccanti” o senza un tavolo prenotato. Finalmente si entra. Superiamo l’ingresso, guardiamo con compassione le altre sardine meno fortunate e muoviamo un agognato primo passo nel paradiso. Paradiso? Una piccola scalinata porta all’atrio, sulla destra un camminamento si perde nel buio costeggiato da alcuni divanetti che scopriremo poi essere molto preziosi. Mentre studiamo il luogo non ci accorgiamo subito della prima trappola: sulla sinistra un passaggio conduce al retro cucina (dal quale esce appunto un orribile odore di cucina). D’improvviso un treno di camerieri e cameriere esce come un direttissimo carico di vassoi, secchielli di ghiaccio e fuochi d’artificio, e ci piomba addosso sgomitando e spingendo. Non un cenno di “scusi”, “permesso”. Solo uno spintone infastidito e via. Della serie: “levati di mezzo, che ci fai qua davanti, non vedi che devo lavorare”. Forse sono stranieri e non parlano italiano? Inutile spiegargli che noi siamo i clienti e loro prendono lo stipendio per servirci, previo nostro versamento di denaro al titolare. Mi viene il dubbio che non siamo abbastanza VIP da essere rispettati e trattati quali clienti.

Il baretto

Entriamo. Sulla sinistra un piccolo bar affollatissimo. Tentiamo un caffè. La temperatura è torrida, quasi equatoriale. Optiamo per una Coca Cola. Il barista si fa ripetere l’ordinazione tre volte, mi assale il sospetto che sia sordo, poi capisco che qui chiedere qualcosa che non contenga almeno il 50% di alcool puro è ritenuto una sorta di evento. Insisto. Per la modica cifra di 8 euro cash mi danno un bicchiere colmo di ghiaccio e con tracce di Coca alla spina, ossia acqua di rubinetto miscelata con anidride carbonica della bombola ed estratto di Coca Cola. Un cambio vantaggioso, non c’è che dire! Almeno ti fanno lo scontrino. Arriviamo nella sala. Anche qui il caldo è quello di Città del Messico. Sulla destra, barricata dietro una specie di postazione da trincea, una avvenente quanto arcigna e algida fanciulla è incaricata di riscuotere il conto dei clienti. La fortificazione massiccia della sua postazione non lascia presagire nulla di buono a proposito di consistenza del costo di una cena. Le chiedo una informazione. Non brilla per simpatia e disponibilità. Mi confermo quindi che serve solo a riscuotere e non ha altre funzioni.

Fine della corsa

La musica del DJ è assordante, il caldo africano. Proseguiamo rapidi verso mare per uscire dalla sauna ma una marea umana ci blocca. Scopriamo così che lo spazio vitale termina li. Oltre c’è solo gente accalcata. Un delirio. Una massa di teste che riesce solo a ondeggiare perché lo spazio per ballare non esiste ormai più da quasi un’ora. A destra e sinistra di questa specie di aia di una fattoria post moderna, ci sono due bar. Li esploriamo, novelli Livingstone. Le bariste sembrano fatte con lo stampo: belle, slanciate e quasi tutte unite da una antipatia assoluta. Sembrano quasi infastidite del fatto che tu stia chiedendo loro qualcosa da bere in cambio di una banconota. Le evitiamo avendo già donato l’obolo al baretto dell’ingresso. La gente però non sembra farci troppo caso. Ci appostiamo in osservazione: i bicchieri volano, le bottiglie di superalcolici, vodka e rum in testa, si esauriscono al ritmo di una ogni pochi minuti. Sembrano tutte bucate sul fondo. Ogni tanto si sente il rumore del vuoto che finisce nel secchio del vetro da riciclare. Ma chi riciclerà il fegato degli avventori? Poi la gente che non vive la notte si stupisce degli incidenti del sabato sera. Ma qualche questore-commissario-politico-cronista-buon cattolico-perbenista ci sarà mai stato in un posto come questo? Da quel che leggo direi di no. E invece farebbe bene a venirci prima di sparare sentenze e varare leggi staliniane: tra poco prevederanno la fustigazione per chi supera il limite di velocità. Ma non lo hanno ancora capito che il 98% del “popolo della notte”, ossia quelli che frequentano i locali da 14 a 90 anni, non riesce a divertirsi se non si da la carica almeno con un paio di bicchieri di superalcolico? E che c’è tanta gente che si scola 3, 4 anche 6 consumazioni in una sera? Cin cin!

Il privè

Verso mare il locale termina in una sorta di piattaforma rialzata con l’ingresso vegliato da un buttafuori. Mi spiegano che è il privè, termine francese che indica l’area più riservata del locale, quella dove i VIP possono stare comodi senza prendere gomitate al fegato e pestate di piedi, senza vedersi rovesciare addosso il drink del cretino di turno che balla col bicchiere in mano, senza dover respirare le zaffate di aliti alcolici e le ventate mefitiche di ascelle che implorano sapone. Ovvio, i VIP sono tutti rifugiati nell’irraggiungibile privè, ecco perché non sono qui e non li vedo. Ma allora, mi domando, chi sono i mille e rotti avventori che mi pressano? Probabilmente ottimisti che come me hanno abboccato alla leggenda metropolitana di Bagni Andrea! Mentre penso questa cattiveria, forse per la legge del contrappasso mi scorre accanto un tale e mi ritrovo con il braccio zuppo: un gavettone? No, sudore. Che schifo.

Al bagno, basta che non sia urgente

Opto per il bagno, anche perché inizio ad avvertire una certa urgenza. Dopo aver scoperto dove sono i Wc, li devi raggiungere. La tragedia si svela in tutta la sua portata solo quando ci arrivi davanti. Un buttafuori è appositamente delegato a sorvegliarli, segno che sono una zona di guerra. La fila è biblica. Due bagni per le donne, altrettanti per gli uomini, a fronte di centinaia di clienti. Non ho scampo: mi metto in fila. Cosa accidente faccia la gente nei bagni è un mistero. Tenendo a mente il tempo medio che impiego io per fare pipi, provo a raddoppiarlo, triplicarlo, immagino con una certa pena che il poveretto abbia un attacco di dissenteria, ma non esce. Sarà svenuto? Sono tutti tranquilli, ma non esce. Poi, dopo un tempo sufficiente per un parto gemellare lui riemerge. Non odo rumore di acqua che scorre: zozzone, penso. Avanti un altro. Dopo quasi 20 minuti riesco a lavarmi il braccio allagato dal sudore e fare anche il resto. Proseguo poi lungo il budello buio dove sono i bagni e sbuco di nuovo all’ingresso. Non ho la forza di tornare nella bolgia e mi siedo sui divanetti accanto ad altri reduci con la faccia stravolta. Lo avevo detto all’inizio che sarebbero stati provvidenziali questi cuscini! Purtroppo un terribile miasma di fogna aleggia nella zona. Arriva a zaffate, quando meno te lo aspetti, e ti invita a fuggire. Poi pensi alla calca, al sudore, alle puzze della folla in pista e decidi che è meglio affrontare la naturale essenza di fogna.

Scatto di orgoglio

Dopo una decina di minuti faccio una nuova riflessione, più dignitosa: ma perché devo soffrire in questo luogo? Non sono un VIP, non so cosa farmene dei VIP, non voglio nemmeno sembrare un VIP; perché dunque dovrei restare a sopportare gli spintoni dei camerieri, l’antipatia delle bariste, il caldo, gli odori medievali del luogo e della gente, la calca e le file. A pro di che? Di “esserci”? Di vedere bella gente? Ho quello scatto di orgoglio che avrei dovuto avere mentre ero in fila fuori come un peones che aspetta il piatto di minestra alla mensa dei poveri: esco. Mentre varco alla rovescia lo sbarramento di pretoriani-buttafuori guardo fiero la folla che suda e implora di entrare. Ma non mi sento fortunato perché sono dentro, bensì perché me ne vado, e per non tornare mai più. Cento metri a nord incontro un altro chalet, il Pao. È carino, allegro, pieno di gente semplice e divertente. Non ci sono VIP? Meglio!

Scritto da il 21 agosto 2008. Tematica: Culturalia.

79 commenti per Bagni Andrea: luogo VIP? Che delusione!

  1. turista per sempre

    19 agosto 2012 a 13:10

    Stavo navigando su internet e proprio per caso mi imbatto in questi post, e dato che sono reduce da una serata proprio da Bagni Andrea di san benedetto del tronto, mi sento il dovere di lasciare qui il mio pensiero. L’ingresso del locale era maleodorante da effluvi di cloaca maxima, i due ingressisti buotaafuori non sono stati in grado di dire buonasera in italiano nonche siano stati praticamente inespressivi, entro nel cosidetto locale vip e di vip c’erano Peppe il calzolaio, Pierluigi il cassaintegrato e cosi via, una selva di avvenenti ragazze avvinghiate ai pollastrelli stappa bottiglie,la musica era diffusa da casse anteguerra posizionate ad uso e consumo dei clienti accovacciati sul cosidetto prive che sembrava essere l’unica area interessata dallo sguardo attento del titolare che sprizzava simpatia eterea da tutti i pori a confronto mussolini in piazza venezia sembrava Brignano in tutto sua papa’, il genere musicale era autoscontro style di due anni fa, bene osservo cosidetto locale vip cercando quel nonsocche di speciale che sinceramente fino a quel momento non ero riuscito a cogliere decidendo di avere un tavolo su cui sedermi con i miei amici, vedo un ragazzo ingellato che corre qua e la provo a fermarlo gli chiedo un tavolo mi risponde si non c’e’ problema un attimo solo………passano 40 minuti di tavoli liberi ce ne sono molti non riesco a capire la difficolta’ ma attendo ancora ripassa e mi dice ci siamo un attimino e passano altri 20 minuti, scocciati decidiamo di prendere da bere al banco, 10 minuti per prendere una coca cola versata dalla bottiglia di plastica uso osteria in un bicchiere stracolmo di ghiaccio 10 euro, alquanto sorpresi da tanta vipperia decidiamo di provare un’altro locale dove magari ci sia gente normale forse noi non siamo fatti per essere very important person……..buona estate a tutti

  2. Lorenzo

    25 luglio 2012 a 08:50

    Sono stato ieri sera in questo posto e posso dire che :
    1 anche se pioveva era unico posto aperto nel raggio di 100 km da Pescara dove potevo cenare e in seguito ballare
    2 il mobilio sarà come ho letto nei post precedenti di scarsa qualità ma di gusto, poi i giochi di luce fanno il resto
    3 il cibo voto 5 antipasti dozzinali e grigliata fredda, il servizio 5 un plauso per la velocità a trovarmi un tavolo prenotato 2 ore prima ma pochi camerieri ho ordinato una sola volta e poi conto ,
    4 i prodotti bar e cambusa sono di livello peccato per i barman che non lo siano
    Voto complessivo 6 meno

  3. daniele

    14 giugno 2011 a 11:09

    conosco bene il locale..come tante altre strutture adriatiche ! E’ il classico ritrovo, dove qualche fuoriserie fuori del parcheggio e una ventina di gnocche fanno un pò da specchietto allodolare per tutti !! Quanto ai Vip, al di là di quache famoso per sbaglio, il resto mi sembra molto de noaltri ! La struttura è quella che è…magari qualche gestore doverebbe imparare a non fare entrare 1000 persone quando ce ne entrano 500, le vampate di sudore non piacciono a nessuno!!

  4. mauro

    27 agosto 2010 a 21:56

    ho letto l’articolo….non avrei potuto scrivere meglio… certi locali non servono a nulla….

  5. luca

    23 agosto 2010 a 00:23

    se ci vado con i vestiti presi da globo,mi fanno entrare? :-)

  6. silvia

    24 luglio 2010 a 10:48

    FINALMENTE LA PAROLA FINE!QUESTO E’ UN ARTICOLO CHE SERVIRA’ AD APRIRE GLI OCCHI DI COLORO CHE FREQUENTANO O PROVANO A FREQUENTARE I BAGNI D’ANDREA E LE ORECCHIE DEI GESTORI DI TALI LOCALI CHE DA ORMAI TROPPO TEMPO LA FANNO DA PADRONI SULLA PROPRIETA’DELLO STATO(OSSIA DI TUTTI!)
    SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Definirla guerra sarebbe impreciso, perché da oggi è qualcosa di molto più. La furia di Gaspari torna ad abbattersi dopo un anno dal primo avvertimento su quegli chalet della Riviera che ogni estate condizionano, o addirittura impediscono, il libero accesso alle strutture.

    Colpa spesse volte di abbigliamenti poco graditi, rifiutati da veri e propri “gorilla” posizionati all’entrata dei locali, che rimbalzano puntualmente residenti e turisti costretti a tornarsene a casa a causa di indumenti – a loro avviso – non all’altezza della situazione.«Non sta né in cielo né in terra che si neghi l’accesso agli chalet, indipendentemente dal fatto che si portino pantaloncini più o meno corti», tuona il sindaco. «Da ora in poi sarò intransigente, i controlli partiranno prima di subito. Mi riferisco pure alla vendita di alcol ai minorenni, che continua ad avvenire ripetutamente fregandosene delle disposizioni».Fruibilità e accessibilità dovranno dunque essere garantite, in virtù della proprietà demaniale e di un canone pagato dai concessionari che tocca, proprio per tale obbligo, quote assai minori a quelle convenzionali.«Questa storia deve finire – prosegue – e invito tutti quelli che verranno in futuro allontanati a chiamare chiunque, dai carabinieri fino al sottoscritto».

    Condanne che riguardano allo stesso tempo quei bagni che arrivano a fissare una tassa d’ingresso, spacciandola come obbligo di consumazione: «L’unico locale a San Benedetto munito di quel diritto e il “Jonathan Disco Beach” (che non essendo uno chalet non deve sottostare alle regole degli stabilimenti balneari, ndr). Non possono assolutamente far pagare il biglietto, a meno che non diventino attività d’intrattenimento e spettacolo».

    Il monito è stato lanciato. Il week-end e gli appuntamenti dei prossimi giorni testimonieranno se sarà stato raccolto dai diretti interessati.
    AUGURO ALLE PRESENTI GALLINE CERCA VIP(VERY IMPORTANT PIRLA)DI TROVARE LA STRADA DEL SUCCESSO PERSONALE CHE LE PORTI A REALIZZARSI NELLA VITA ABBANDONANDO COSI’ QUELLA CHE PORTA ALLO CHALET D’ANDREA.OCCHIO CHE RISCHIATE DI DIVENTARE SOLO PORTATRICI SANE DI TOPA SENZA TESTA….

  7. bomba g

    19 luglio 2010 a 02:00

    Sabato 17 luglio 2010 un mio amico mi porta ai Bagni Andrea.. arriviamo inorno all’una e già la solita filetta del cavolo fuori all’ingresso voluta dai “buttafuori”per far vedere che il locale è IN e che probabilmente è molto affillato. Il mio amico ha voglia di entrare e dice che dentro c’è sempre bella gente e non ragazzini.. mah.. io non obbietto il so punto di vista anche se gli propongo in alternativa a questo piccolo stabilimento balneare la la discoteca Il Gattopardo dove sono stato qualche anno fa con un mio amico.Dopo 10 minuti che sono in fila e osservo il modo poco professionale di lavorare dei 3 buttuafuori capisco subito che non si prospetta una piacevole serata.. infatti mi accorgo che 2 dei 3 “signori” all’ingresso sono come imbalzamati.. in pratica degli autentici 2 di coppe.. il terzo il più anziano dei tre invece è uno strano personaggio.. sono anni che frequento locali e ho avuto a che fare diverse volte con questi strani personaggi.. Il soggetto riesce a contare almeno fino al numero 3.. e 3 sono le persone che sceglie a piacere tra le tante che sono “in fila” (penso che non si può parlare esattamente di una fila in quanto le persone sono distribuite su tutto il perimetro dell’ingresso al piccolo stabilimento)la confusione e la piccola calca che si crea serve a distogliere l’attenzione a chi sta già aspettando da un bel po per favorire l’ingresso di amici e parenti.Il soggetto più anziano ha tra l’altro tra le mani un piccolo foglio di carta che non apre mai.. basta che qualche furbo dice di avere un tavolo e improvvisamente il varco si apre. Accanto a me ci sono anche delle ragazze che stufe come me si lamentano richiamano l’attenzione dello strano personaggio e lui con modo molto formale e distaccato risponde che c’è da attendere.. le ragazze infuriate dopo un minuto decidono di andare in un altro locale.( Sono sorporeso e orgoglioso del comportamento di quelle ragazze.. d’altronde in tanti anni che frequento locali di tutto il centro è la prima volta che vedo far attendere per così molto tempo delle ragazze. Dopo di loro vanno via anche altre comitive.. Veramente li invidio sono pronto ad andare via anche io ma vedo che il mio amico ha voglia di entrare allora cerco di restare calmo..é passata un ora da qundo siamo arrivati all’ingresso e non siamo ancora entrati ormai non ce la faccio più a stare zitto e il mio amico mi supplica di stare zitto.. Le mie intenzioni sono di andare via da questa buffonata.. il mio amico allora richiama lo strano personaggio gli dice che è già un ora che stiamo aspettando e allora si decide a farci entrare.. una volta entrato ormai già nervoso la mia serata è rovinata già so che non mi sarei più divertito.. cmq resta il fatto che nel piccolo stabilimento non c’è poi tutta questa gente. L’Età media è sui 35 anni.. portati molto ma molto male..musica con dj alquanto vecchia senza energia e spesso ripetitiva.. il mio consiglio è di NON ANDARE allo stabilimento dei Bagni Andrea di San Benedetto Del Tronto a meno che non siete così curiosi di andare a vedere quei 2 di coppe inbalzamati e lo strano personaggio dalle vertebre schiacciate molto probabilmente dal suo stesso peso..

    PS. una consumazione 10 EURO..tante le volte qualcuno di voi che legge questo commento e conosce il proprietario del piccolo stabilimento può riferigli che non essendo entrate nello stabilimento almeno 40 persone più altre che neanche si sono fermate alla sola vista della fila.. si può dedurre che lo strano personaggio ha procurato anche un mancato incasso di almeno 400 EURO.. a mai più!

  8. veronica

    17 luglio 2010 a 19:19

    Stasera ci vado, ogni tanto mi piace tuffarmi nella bolgia, i veri Signori, si sa, non si incontrano in locali pubblici, hanno le loro residenze private per farlo, quindi non mi aspetto di trovarne da Andrea. Ma gente simpatica sì, se la tirano? Ma suvvia è tutto un gioco! Dei cosidetti vip me ne frego. L’articolo che ha suscitato questo vespaio di commenti mi ha divertita. La gente si scalda tanto dimenticando che San Benedetto non è né Cannes, nè Saint Tropez, nè tanto meno la costa smeralda.
    Le volte che ci sono stata mi sono sempre divertita, ho mangiato discretamente anche se l’attesa era un pò lunga, ma pazienza. Mica dovevo correre da qualche parte a timbrare il cartellino, ero lì per passare una serata.
    Sembra davvero che tanto livore e astio nei confronti dei Bagni Andrea non sia altro che un sentimento di invidia.
    Comunque mi complimento con l’autore dell’articolo per la scorrevolezza di scrittura. Se posso permettermi, sia un pò meno severo, sorrida, su, la vita è breve!

  9. Elio

    31 maggio 2010 a 09:40

    Senti Giovanni Lattanzi ma perchè non te ne stai bello bello a casa tua e la smetti sempre di criticare?? Dalle tue rispettabili opinioni si vede che non hai mai frequentato posti del genere! Ma se in un locale c’è la pressa all’entrata da ormai dieci anni qualche motivo ci sarà no? Ma poi parli proprio del Pao!!! Si vede che non sei obiettivo

  10. Bernardini R.

    21 aprile 2010 a 23:55

    E non si sà chi è che parla!!

  11. Falco

    21 aprile 2010 a 23:15

    Concordo pienamente con Il Sig. Tiziano!!! La gnocca… cosa volere di più? :-) Ho fatto qualche serata in questo locale e devo dire mi sono sempre molto divertito anche aiutato da qualche “Gin Lemon”!!!! E si và all’aperturaaaaa!!!!! Vi aspetto li! Ciaoooo

  12. tiziano

    21 aprile 2010 a 19:47

    COSA HA DI PIù DEGLI ALTRI BAGNI ANDREA?
    MA NON L’AVETE ANCORA CAPITO?
    LA GNOCCA,E L’AMBIENTE DICIAMO BELLO,PURTROPPO QUALKE TAMARRO è ARRIVATO ANKE QUI..MA PAZIENZA…..
    é FIGO E BASTA,IMPOSSIBILE NON DIVERTIRSI……
    AH DIMENTICAVO,IL PRIVè è FAVOLOSOOOOOOOOOOOOOOO

  13. Direttore

    22 marzo 2010 a 16:49

    Gentile Francesco, questo articolo non è in prima pagina di qualcosa. Fu scritto due anni fa, dopo una serata in cui mi ero incuriosito ad andare in quel locale. Lei lo vede in “prima pagina”, o meglio al primo posto di Google per le ragioni di cui le ho spiegato, in sintesi perche la rivista online dove è pubblicato è forte ed è fatta bene. La rivista si chiama AbruzzoCultura.it e io ne sono il direttore responsabile. Se desidera leggere qualche altro mio articolo ne trova 170 sulla stessa rivista http://cultura.inabruzzo.it/00author/giovanni-lattanzi/ oppure può sfogliare qualche arretrato di National Geographic. Grazie

  14. Francesco

    22 marzo 2010 a 16:41

    Va bene…io pero’ credo che un giornalista iscritto come lo è lei, dopo anni di studi, politica, economia, sociologia, possa di certo trovare infiniti argomenti migliori di questo da mettere in prima pagina al primo posto visto che sa fare il suo lavoro!
    Se un medico luminare fa l’infermiere, nei fatti è un infermiere…e se un giornalista fa il critico alla “gambero rosso” rimane un critico alla “gambero rosso”…
    In questo momento in Italia (e nel mondo occidentale in genere) il suo ordine professionale sta scadendo nei modi piu eccessivi possibili…non c’e’ piu obiettività, notizia, passione…i tg ormai sono dei format di intrattenimento stile “verissimo” che ci aggiornano delle notizie piu amene che si possano trovare…fanno più giornalismo le iene e striscia che i veri tg…si renda almeno conto che sbandierare la sua appartenenza ad un ordine professionale e poi perder tempo a lamentarsi dei bagni andrea infanga ancora di piu l’ordine che rappresenta! Poteva presentarsi come un normale cliente…non è che l’essere giornalista rende piu o meno credibile la sua brutta esperienza… Scriva su qualcosa di corposo…la gierra in iraq, la crisi economica, le banche truffatrici e distruttrici…Scriva magari su tutte quelle famiglie che non arrivano a fine mese e che mai, per la sua gioia, andranno da bagni andrea…Lo metta in prima pagina e saro’ il suo piu accanito fan!!!
    La lascio con una domanda…dove posso leggere altre sue recensioni? Ce ne sono in giro per la rete? No perche…questo per lei sarò di certo un lavoro…altimenti cresce ancora di piu il mio dubbio che questo è solo un articolo diffamatorio…Ovviamente se invece potro leggere altre recensioni…mi scuso in anticipo!

  15. Direttore

    22 marzo 2010 a 12:59

    Per il sig. Francesco. 1) “giornalista” perchè giornalista iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1992 numero tessera 67837, quindi giornalista senza le virgolette. 2) se digita su Google “bagni andrea” e questo articolo esce in prima pagina è perchè tutti lo leggono, e lo leggono evidentemente di più rispetto al sito ufficiale del locale per dei motivi che dipendono da Google. Google non può essere pagato per mettere prima o dopo qualcuno, ma lo fa solo ed esclusivamente per merito. Evidentemente l’articolo è fatto bene, viene letto, riceve commenti ma soprattutto si trova in un sito che è fatto bene ed è strutturato per lanciare in orbita i suoi articoli. Vede caro Francesco, io, oltre a essere un giornalista, faccio consulenza ad aziende e privati per farli guadagnare con internet, e con internet si guadagna trovandosi al primo posto su Google. Questo articolo è primo perchè io so fare il mio lavoro, come giornalista e come consulente.

  16. francesco

    22 marzo 2010 a 12:08

    Ma…scusate…a che pro tutto sto casino?? Se su google si digita ‘bagni andrea’ la prima cosa che esce e’ questa…una delusione…scusa ‘giornalista’ sembra tanto una campagna diffamatoria questa…se ti definisci giornalista fa il giornalista altrimenti vai al gambero rosso! Io non sono ne un vip ne un parente pero il sistema qui usato mi sembra solo un fatto denigratorio bello e buono…( Come fa un articolo generico su un locale ad uscire in prima posizione su google?) Qualcuno ha pagato per questo altrimenti sarebbe uscito in 98* pagina…invito il proprietario di questo locale a indagare in questo senso…io non sono un assiduo frequentatore ma il fatto e’ semplice…se migliaia di persone ci vanno…sono tutti idioti? Come si dice…se ti guardi intorno e vedi solo pazzi…probabilmente il pazzo sei tu…non c’e’ dubbio che si tratta di un articolo voluto secondo me…insomma ci si lamenta della calca…del caldo…dei prezzi…e’ come se entrando in piscina mi lamento dell’acqua…bah…e si che in italia anche fede fa il giornalista per cui…chi si scandalizza più!

  17. Direttore

    8 marzo 2010 a 14:32

    Gentilissimo, la gente fa quello che ritiene più opportuno. Noi siamo giornalisti e lo raccontiamo. Cosa intende con “rimettere le penne”? Dobbiamo interessare la Polizia Postale?

  18. Raggiodisole

    8 marzo 2010 a 14:25

    Ma se la gente ha voglia di farsi prendere per i fondelli perchè non la lasciate fare,almeno non rompono in altri locali pià ranquilli e divertendi!
    Lasciateli fare, vige la libertà di pensiero, il problema è che prima o poi qualcuni ci rimetterà le penne!!!!!!!
    Ma questa è un’altra storia!

  19. luco

    1 marzo 2010 a 02:59

    sono d accordo con chi dice… per fortuna nn ti 6 fermato a mangiare… unica critica da farsi!@ l articolo e` x gli sfigati che aspettano e nn chiamano il pomerig sandro al telefono e prendono un tavolo.. cioe` i turisti.. giornalaio turista che nn sei altro.. la prox volta vai con qualcuno che conosce..

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